“Il nuovo dpcm non cambierà molto nella scuola a parte l’orario di ingresso”. Domenico Squillace è il preside del liceo scientifico “Volta” di Milano. Milleduecento studenti che dal 14 settembre hanno ricominciato le lezioni. Ingressi scaglionati, obbligo di indossare sempre la mascherina anche seduti al banco e un giorno a settimana con la didattica a distanza. “Così facendo ogni giorno abbiamo il 70% degli studenti in presenza”, spiega la vicepreside Silvia Stretti. Una percentuale che negli ultimi giorni è scesa a causa dell’aumento di casi positivi. “Abbiamo quindici classi in quarantena, circa cinquecento studenti – racconta il dirigente scolastico mentre fa il punto sull’andamento dei casi – l’incremento del ricorso alla Dad raccomandato dal governo lo sta facendo il virus”. La possibilità dei doppi turni non viene presa in considerazione: “Per farli, servirebbero o doppi professori o doppi stipendi”. L’unica variazione concreta sarà dunque quella dello slittamento della prima campanella alle 9 che dovrebbe entrare in vigore in questi giorni. “Sono mesi che si discute di ridisegnare i tempi delle città – conclude Squillace – lo diceva un sindaco di una grande città, ma non è stato fatto niente. Questa sarebbe l’operazione vera da fare: ridefinire i tempi di tutta la città, dalla produzione al terziario, e non solo quelli della scuola”.

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