Una stretta necessaria per “affrontare la nuova ondata di contagi” che sta colpendo “severamente non solo l’Italia, ma anche l’Europa”, così da evitare “un nuovo lockdown generalizzato“. A più di quattro mesi di distanza dall’ultima conferenza stampa serale in diretta televisiva, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte torna a parlare agli italiani per annunciare le nuove regole stabilite dal governo per contenere la diffusione del coronavirus. “Non possiamo perdere tempo”, spiega il premier. “Il Paese non può permettersi una nuova battuta d’arresto”. È per questo che l’esecutivo, tra le misure contenute nel nuovo Dpcm, ha deciso di dare innanzitutto ulteriori poteri agli enti locali, che ora potranno disporre coprifuoco locali a partire dalle ore 21 in vie e piazze dove si verificano assembramenti. Un modo per evitare chiusure più generalizzate, anche se è immediata la reazione del presidente dell’Anci Antonio Decaro, che accusa Palazzo Chigi di “scaricare tutto sulle spalle dei sindaci”.

Per quanto riguarda i bar e i ristoranti, confermata la chiusura alle 24 e massimo sei persone al tavolo. Sale slot, bingo e scommesse consentite solo dalle 8 alle 21, mentre l’eventuale stop alle palestre verrà deciso fra 7 giorni. “Diamo una settimana di tempo alle palestre per allinearsi ai protocolli di sicurezza“, annuncia il presidente del Consiglio, “Qualora non venga applicato, saremo costretti a chiuderle”. Fermate le gare per gli sport dilettantistici, mentre ci sono sorprese per le fiere (ok a quelle nazionali, sospese le sagre) e soprattutto per la scuola: “Continuerà in presenza, ma permetteremo orari flessibili per le superiori“, spiega, specificando che l’ingresso in aula sarà a partire dalle 9. Regola che, fa sapere il Miur, entrerà in vigore “nei prossimi giorni“, in modo tale da dare il tempo alle famiglie di organizzarsi. In coda alla conferenza stampa, il premier torna anche sul tema del Mes, precisando che “non è una panacea”, e su quanto fatto finora per rafforzare il sistema sanitario del Paese. Tutti sforzi che però, chiarisce, adesso devono essere affiancati dalla “nuova strategia” di contenimento del contagio, che “non è e non può essere la stessa della primavera: in questi mesi abbiamo lavorato intensamente”.

Locali chiusi alle 24 – Come anticipato nelle scorse ore, il punto di caduta delle trattative tra governo, scienziati e Regioni su bar, ristoranti, rosticcerie, pasticcerie e gelaterie è la chiusura alle 24, in modo tale da non pesare su un settore in grande sofferenza da mesi. Confermato l’obbligo di massimo sei persone per tavolo, l’ok alla consegna a domicilio e l’asporto fino alle 24. Vietato dalle 18, invece, consumare alcol e cibo in piedi. Tutti i ristoratori, inoltre, “dovranno affiggere un cartello” su cui è indicato il numero massimo di persone ammesse. Nessuna limitazione nei punti vendita negli ospedali, negli aeroporti e lungo le autostrade.

Coprifuoco locali e stretta al gioco d’azzardo – La novità principale del dpcm riguarda la possibilità di imporre dei coprifuoco momentanei nelle città: “Può essere disposta la chiusura al pubblico, dopo le ore 21, di vie o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, fatta salva la possibilità di accesso e deflusso agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private“. Nella versione finale del provvedimento, però, non è chiaro a chi spetti farlo, se ai sindaci, ai prefetti o alle Regioni. Prevista poi una stretta per bingo, sale scommesse e slot: le attività saranno consentite solo dalle 8 alle 21.

Scuola, ok a didattica alternata e turni pomeridiani – Per quanto riguarda la scuola, i governatori delle Regioni e la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina alla fine sono riusciti a trovare un accordo: confermata la possibilità di ricorrere alla didattica a distanza per i ragazzi più grandi e in università, ma a patto che sia alternata con le lezioni in presenza. Le autorità regionali e locali potranno disporla solo a fronte di “situazioni critiche e di particolare rischio riferito ai specifici contesti territoriali”, previa “comunicazione al ministero dell’Istruzione”. Un modo per evitare nuovi scontri tra Stato e Regioni, a differenza di quanto avvenuto nei giorni scorsi dopo la delibera del governatore della Campania Vincenzo De Luca che ha chiuso le scuole fino al 30 ottobre senza consultarsi con Roma. “Sono stati salvaguardati i diritti di studenti e studentesse”, esulta Azzolina. Ok anche alla possibilità di modulare “ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9″.

Stop alle sagre, consentite le fiere nazionali – Accolte in parte le richieste avanzate sabato dal Comitato tecnico scientifico sugli eventi aperti al pubblico: “Sono vietate le sagre e le fiere di comunità”, chiarisce Conte, mentre “restano consentite le manifestazioni fieristiche di carattere nazionale”. Per quanto riguarda i congressi, nella bozza del dpcm si legge che sono autorizzati previa “adozione di protocolli validati dal Comitato tecnico-scientifico, e secondo misure organizzative adeguate alle dimensioni e alle caratteristiche dei luoghi e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro”.

Palestre salve (per ora), basta gare dilettantistiche –L’attività sportiva dilettantistica di base, le scuole e l’attività formativa di avviamento relative agli sport di contatto sono consentite solo in forma individuale e non sono consentite gare e competizioni“. In generale, “sono consentiti soltanto gli eventi e le competizioni riguardanti gli sport individuali e di squadra riconosciuti di interesse nazionale o regionale dal Comitato olimpico nazionale italiano, dal Comitato italiano paralimpico e dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva, ovvero organizzati da organismi sportivi internazionali”. Sulle palestre, invece, l’hanno spuntata (per ora) i governatori e il ministro dello Sport Spadafora, che ringrazia pubblicamente Conte per la decisione di concedere una settimana di tempo: “Ora insieme verificheremo protocollo e rispetto delle regole“.

Riunioni virtuali nella Pa (e in Parlamento?) – Nel corso della conferenza stampa, il premier ha illustrato anche la principale novità per la Pubblica amministrazione (insieme al rafforzamento dello smartworking): “È previsto che tutte le riunioni si svolgano con modalità a distanza, salvo la sussistenza di motivate ragioni. Bisogna motivare perché la riunione si svolgerà in presenza”. Di fronte alla domanda se la regola si possa applicare anche per Camera e Senato, alle prese con contagi sempre crescenti tra gli eletti, il premier risponde così: “Il Parlamento ha nuovi regolamenti, so che la Camera ha adottato una nuova modalità per considerare le persone positive in missione, penso che anche il Senato si dovrà adattare, ma non rientra tra le mie prerogative. A tutti i livelli dobbiamo premurarci per il fatto che l’isolamento fiduciario può limitare le normali attività: dobbiamo confrontarci con misure adeguate per rendere più flessibili le modalità di lavoro”.

Conte: “Tutelare salute ed economia con proporzionalità” – Il dpcm arriva al termine di un weekend fitto di vertici di maggioranza, tavoli con Regioni ed enti locali e riunioni del Comitato tecnico scientifico. Sui contenuti, specifica Conte, sono già stati informati “i presidenti dei due rami del Parlamento e i leader dell’opposizione. Contemporaneamente li ho avvertiti che andrò in Aula a riferirne martedì o mercoledì“. Il presidente del Consiglio ne ha approfittato anche per ribadire ai cittadini che “ciascuno deve fare la sua parte”. L’obiettivo dell’esecutivo è quello di tutelare sia la salute che l’economia “nel segno dell’adeguatezza e proporzionalità”, ma “la misura più efficace resta la precauzione“. I nuovi contagi registrati nelle ultime ore, infatti, ancora sopra quota 10mila, “sono preoccupanti”, avverte Conte. “Ora facciamo attenzione nelle situazioni in cui abbassiamo la guardia, con parenti ed amici. C’era l’urgenza di intervenire”.

“Il Mes non è una panacea” – A partire dalle terapie intensive, tema su cui Conte interviene dopo le polemiche tra il commissario Arcuri e i presidenti regionali esplose nei giorni scorsi. “Abbiamo più che raddoppiato i posti in rianimazione e siamo già pronti a distribuire altre 1.600 attrezzature per le terapie intensive e sub intensive. Siamo partiti da zero con le mascherine e ora ogni giorno ne distribuiamo 20 milioni: siamo in grado di fornire una mascherina agli studenti ogni giorno”, rivendica il premier. Anche se poi ammette: “Siamo consapevoli che abbiamo diverse criticità ma siamo arrivati a fare 160mila tamponi al giorno, tuttavia dobbiamo evitare le file di ore per farli”. Di fronte ai problemi che ancora affliggono il sistema sanitario nazionale, però, il premier esclude ancora una volta l’ipotesi di ricorrere ai fondi del Mes. “Non è una panacea. I soldi del Mes sono prestiti, non possono finanziare spese aggiuntive, si possono coprire spese già fatte in cambio di un risparmio d’interessi. Va a incrementare il debito“, spiega. Ma quel debito poi “va coperto”, ad esempio con “nuove tasse” o con “tagli alla spesa”. Senza contare, aggiunge, che al momento “la nostra situazione economica ha segnali molto positivi”, quindi “il vantaggio in termini di interessi diventa adesso molto contenuto“. Parole che hanno subito provocato le prime frizioni all’interno della maggioranza, con il presidente di Italia Viva Ettore Rosato, che si dice “sbalordito per la banalità e la demagogia” di Conte. “Sono mesi che facciamo debito pubblico extra per superare i danni della pandemia ad un tasso di interesse più oneroso di quello del Mes. È evidente a tutti gli italiani che bisogna potenziare la sanità e per far questo ci vogliono risorse nuove, disponibili subito”. Secondo il presidente del Consiglio, invece, nel ricorrere a quei fondi “c’è un rischio, lo ‘stigma‘, non quantificabile: Sure l’hanno preso una decina di Paesi, il Mes nessuno. Lo chiederemo solo se avremo fabbisogno di cassa“.

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