Killer, boss, detenuto, pentito e poi di nuovo boss. È la storia di Pasquale Zagari che, dopo molti anni di carcere, da febbraio era finalmente un uomo libero. Otto mesi, però, gli sono stati sufficienti per finire di nuovo nei guai e tornare dietro le sbarre. L’esponente della ‘ndrangheta di Taurianova è stato arrestato in flagranza di reato per tentata estorsione aggravata ai danni di un imprenditore locale. I carabinieri hanno fermato Zagari pochi minuti dopo che quest’ultimo era andato dall’imprenditore al quale voleva imporre illegittimamente il suo volere, proprio facendo leva sulla sua caratura e fama criminale.

L’operazione è stata possibile grazie ad alcune acquisizioni informative, raccolte dai militari dell’Arma, in base alle quali il boss aveva ripreso a taglieggiare commercianti e imprenditori della zona. Già condannato all’ergastolo per associazione mafiosa, omicidi in materia di ami e occultamento di cadavere, l’esponente della ‘ndrangheta di Taurianova era libero da febbraio. Nel 2015, infatti, la sua condanna è stata ridotta a 30 anni di carcere e, dopo un periodo ai domiciliari e di sorveglianza speciale, da otto mesi aveva finito di scontare la sua pena. Il nome di Pasquale Zagari è collegato alla faida di Taurianova. Il boss, infatti, era stato uno dei più violenti protagonisti della guerra di mafia consumata nella piana di Gioia Tauro a cavallo tra gli anni ’80 e ’90.

In quella faida gli fu ucciso il padre, Rocco Zagari, ammazzato all’interno di un barbiere. Quell’omicidio scatenò la “strage del venerdì nero” di Taurianova, in cui furono uccise per vendetta quattro persone, di cui una con la testa mozzata, in pieno centro cittadino. La pericolosità di Zagari è dimostrata da un violento tentativo di evasione nel 2009, quando trascorsi 21 anni di carcere, non si fece scrupoli a sparare con un’arma da fuoco contro i poliziotti di scorta che lo stavano trasferendo dalla casa circondariale in cui era detenuto a un’altra. Dopo quell’episodio, Pasquale Zagari iniziò addirittura un percorso di collaborazione con la giustizia.

Davanti al sostituto procuratore della Dda Roberto Di Palma, il boss si è sempre dichiarato innocente. “Ho trascorso tutti questi anni in carcere, – erano state le sue parole – del processo che io mi vedo condannato all’ergastolo, sono innocente. Quel gesto che ho fatto è stato un gesto disperato… cercavo di evadere perché pensavo che così facendo magari, che ne so, potevo dimostrare meglio la mia innocenza”. Nel corso della sua collaborazione con i magistrati, il boss ha sempre negato di aver partecipato alla “strage del venerdì nero” ma, allo stesso tempo, ha confessato di avere commesso diversi omicidi di ‘ndrangheta. Scontata la pena da ergastolo a 30 anni, dal 2015 Pasquale Zagari è stato detenuto ai domiciliari e poi sottoposto alla sorveglianza speciale. A febbraio ha finito di pagare il suo conto con la giustizia ed era ritornato a Taurianova dove, evidentemente, avrebbe riallacciato i rapporti di un tempo. A proposito, adesso i pm stanno cercando di ricostruire la rete di soggetti che gravitavano attorno al boss. Di sicuro, secondo i carabinieri, ha ripreso a taglieggiare imprenditori e commercianti della zona.

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