La scuola come priorità assoluta del governo. Lo ha detto in modo chiaro il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, secondo cui “l’Italia riparte solo se riparte la scuola”. Lo ha ribadito con decisione il leader dem Nicola Zingaretti, rafforzando l’asse con Palazzo Chigi: “Se dobbiamo costruire una gerarchia, la prima da salvaguardare, e sono d’accordo con il presidente Conte, è la scuola insieme all’università”. Per il segretario del Pd, però, c’è solo un modo per farlo: “È molto importante quello che si fa dentro questi luoghi, ma è anche molto importante la movida notturna, continuare a stringere i denti e non affollare le metropoli di eventi di massa che sono possibili focolai”, ha dichiarato in collegamento video all’evento ‘Riparte l’Italia’ di Bologna. A suo parere, quindi, non c’è altra soluzione se si vuole garantire a milioni di studenti di continuare ad andare in classe dopo tanti mesi a casa: più rispetto delle regole quando si esce la sera e stop all’ipotesi di aumentare la capienza degli stadi, come invece hanno chiesto i club sportivi negli ultimi giorni. Specie alla luce della curva dei contagi che per l’Iss è in “peggioramento progressivo da settimane”.

Nel corso del suo intervento a Bologna, il capo dei dem insiste più volte sulla necessità di fare attenzione ai “comportamenti individuali di tutti”, non solo tra le mura scolastiche. L’obiettivo, dice, è “evitare la costituzione di nuovi focolai, soprattutto nei centri urbani“. Proprio come – ipotizza il Cts – potrebbe accadere con l’ampliamento del 25% della capienza negli impianti sportivi, un punto su cui né la Regione Lazio né il ministro della Salute sono d’accordo. “Penso che dobbiamo puntare le nostre energie sulle cose essenziali, non possiamo permetterci rischi impropri, in questo momento la priorità è la scuola”, ha ribadito nelle scorse ore Roberto Speranza. D’altronde, ha aggiunto, “stiamo ancora monitorando per capire quali sono le conseguenze” relative al ritorno in aula di milioni di studenti. “Devono passare un pò di giorni, un po’ di settimane e capire bene qual è la reazione sul piano epidemiologico“. Solo a quel punto, sostiene il ministro, sarà possibile discutere di eventuali nuove riaperture.

Visto l’aumento dei contagi da Covid-19 nel nostro Paese, infatti, il rischio è di ripiombare nella stessa situazione della scorsa primavera, proprio come sta avvenendo in diversi Stati europei. Su questo Zingaretti è chiaro: “Se non rispettiamo regole andiamo a finire lì“, dichiara, non escludendo l’ipotesi di un nuovo lockdown. Tutto a danno di un’economia “che non potrebbe in alcun modo sopportare un nuovo ciclo come quello che abbiamo alle nostre spalle”. Per il capo del Nazareno, quindi, “l’errore che non dobbiamo fare è confondere l’idea che abbassare la guardia, eliminare precauzioni, significhi accelerare l’uscita dalla tragedia sanitaria“. L’unica soluzione è rispettare le solite “quattro regole, non sono centomila, da cui non dobbiamo discostarci”. Se infatti un “rimbalzo dei contagi dopo le vacanze e le prime riaperture era assolutamente prevedibile“, bisogna ricordare che “la curva è stata mantenuta sotto controllo” perché sono state applicate rigide misure, nonostante qualcuno – come chi “sostiene che la mascherina sia inutile” – voglia farle allentare.

Nel corso del suo intervento all’evento bolognese, Zingaretti ha parlato anche di cosa c’è nel futuro del governo dopo i risultati alle ultime elezioni. “Non c’è dubbio che il quadro politico, e io lo dico da circa otto mesi, si è molto rafforzato perché è stato molto importante che la forza politica più seria, responsabile e coerente e proiettata verso la difesa dell’interesse del Paese è stata premiata dagli italiani”, ha spiegato il leader dem, rivendicando la vittoria riportata dal suo partito in Toscana e Puglia. Questo non significa, però, che si possa mettere la parola fine “ai trabocchetti contro il Pd o il governo”. “Questo non dipende da me e non lo direi, perché in Italia viviamo di chiacchiericcio e trabocchetti“, sostiene Zingaretti. Eppure bisogna guardare avanti. “La stagione dei picconi è finita, siamo nella stagione della ricostruzione, e io credo che sulla ricostruzione e sulla rinascita noi abbiamo molte più cose da dire”, aggiunge, riferendosi agli oltre 200 miliardi destinati all’Italia con il Recovery fund. “È la madre di tutte le battaglie”, conclude il segretario.. “Non dobbiamo ricostruire l’Italia che c’era”, ma riuscire a fare “quello che abbiamo chiesto per anni”.

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