“La sala macchine imbarca acqua da ore, il ponte inferiore e diverse attrezzature sono già sommerse”. È l’allarme lanciato su Twitter nei giorni scorsi da un importante sindacalista venezuelano che ha pubblicato alcune foto provenienti dalla Nabarima, la petroliera di una compagnia con base a Caracas di cui Eni è socio con il 26%. Nelle foto si vedono effettivamente macchinari sott’acqua, tanto che dal Venezuela sono arrivate nelle scorse ore voci sul rischio di sversamenti di petrolio nel golfo di Paria, un pezzo di oceano racchiuso tra le coste orientali del Venezuela e le isole di Trinidad e Tobago. Alcuni siti hanno scritto addirittura che la Nabarima fosse “sul punto di affondare”. Ma Eni, contattata da ilfattoquotidiano.it, fa sapere che non ci sono emergenze in corso: “Le condizioni della nave sono stabili e un recente ingresso d’acqua ci risulta essere già stato risolto”.

Al momento, dunque, non ci sarebbero rischi di un nuovo disastro ambientale, dopo quello che in questi giorni ha colpito le coste delle Mauritius, dove una petroliera giapponese si è spezzata a metà. Ma la paura è arrivata fino a Trinidad e Tobago, dopo che il 30 agosto Eudis Girot, leader di uno dei sindacati venezuelani del settore petrolifero (la Federación Unitaria de Trabajadores Petroleros de Venezuela), aveva chiesto sui social “aiuto a tutto il mondo per evitare un disastro ecologico globale: 1,3 milioni di barili di petrolio potrebbero essere sversati distruggendo la natura, colpendo il golfo di Paria, il delta dell’Orinoco, il Mar dei Caraibi e l’oceano Atlantico”.

La Nabarima è una petroliera battente bandiera venezuelana, ancorata permanentemente da dieci anni vicino al confine con le acque territoriali di Trinidad e Tobago. È utilizzata come deposito del greggio proveniente dal giacimento di Corocoro, le cui operazioni – fa sapere sempre Eni – sono state sospese un anno fa. Il giacimento è gestito dalla JV Petrosucre, una joint venture controllata dalla compagnia statale Petróleos de Venezuela e di cui Eni è socio di minoranza, con il 26%. “La sala macchine è così allagata che non c’è alcuna possibilità che la Nabarima possa navigare con i propri mezzi verso un terminal per scaricare il petrolio”, aveva raccontato un lavoratore della Petrosucre al quotidiano online di settore argusmedia.com. Tra le cause dell’incidente ci sarebbero anche la scarsa manutenzione e l’impiego di personale non qualificato. Gli ambientalisti della Venezuelan Ecology Society – scrive argusmedia.com– avvertono che se “il Nabarima affondasse, potrebbe innescare il peggior disastro ambientale marino nella storia del paese e potenzialmente colpire la pesca e le coste a Trinidad e Tobago”.

Ed è proprio a Trinidad che la preoccupazione è salita di ora in ora: le correnti nel golfo di Paria scorrono di solito in senso orario e una fuoriuscita di petrolio si dirigerebbe probabilmente a nord, verso la penisola venezuelana di Güiria, per poi toccare le isole Bocas e la costa di Trinidad, più popolata rispetto al lato del Venezuela. Sarebbe un disastro ambientale, ma anche economico visto che la zona, ricca di pesce, è battuta da molti pescherecci. “Se uno scenario così terrificante dovesse verificarsi, ci troveremmo davanti ad uno dei più gravi incidenti ambientali della storia, con una compromissione irreversibile di uno dei paradisi del nostro pianeta”, mette in guardia l’eurodeputato del M5S Ignazio Corrao, tra i primi connazionali ad avere avuto contatti con fonti di Trinidad. “Chiedo ad Eni di fare verifiche sui problemi tecnici dell’imbarcazione, in modo da scongiurare rischi per l’ambiente”.

* Foto dall’account twitter di Eudis Girot

Twitter: @gigi_gno

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