Il glifosato, al centro di un risarcimento miliardario in Usa, fa parlare di sé anche in Italia data l’approvazione in Senato di due mozioni fra loro contrastanti: una di Saverio De Bonis per la sua definitiva messa al bando e l’altra di Elena Cattaneo, puntualmente contestata da Isde, per una sua possibile “riabilitazione”.

Per chiarire la vicenda i senatori De Bonis e De Petris hanno indetto il 28 luglio una conferenza stampa chiarendo che la mozione Cattaneo è passata per un errore di quattro senatori 5 stelle che hanno poi rettificato il voto. Una vittoria formale, quindi, che cela una sconfitta politica. Tenendo conto della ritrattazione, la mozione Cattaneo ha ricevuto 90 no contro 85 sì, quella di De Bonis una vittoria netta, con 222 voti a favore.

Ma perché ancora tanta attenzione su questo erbicida di cui nel 2017 oltre un milione di cittadini europei chiesero la messa al bando e di cui fu invece stabilito il rinnovo fino al 2022? Il motivo risiede nel ruolo cruciale che l’erbicida riveste nel modello agricolo attuale: nel 2014 utilizzate globalmente 826.000 tonnellate, circa 0,5 kg/ettaro di suolo agricolo sul pianeta! Il glifosato è ormai ubiquitario, presente, insieme al metabolita Ampa rispettivamente nel 78% e nel 63% delle acque superficiali italiane, in alimenti, mangimi, ma anche nel latte materno e nelle urine della maggioranza di noi.

Con la messa in commercio a metà degli anni 90 di mais, colza, cotone ed altre piante geneticamente modificate per essere resistenti all’erbicida, si è registrato un ulteriore incremento nel suo utilizzo con la comparsa di piante resistenti, fenomeno che preoccupa notevolmente perché innesca una nefasta spirale che richiede l’utilizzo di sostanze sempre più potenti.

Il glifosato è diventato anche l’emblema delle divergenze in ambito scientifico, presenti soprattutto quando vi sono implicazioni economiche di grande rilievo. Per la IARC il glifosato è un cancerogeno probabile (2 A) per insorgenza di linfomi Non Hodgkin, ma non così per EFSA che l’ha ritenuto “improbabile”. Questi aspetti sono stati affrontati nella conferenza stampa da Fiorella Belpoggi, Direttrice Scientifica dell’Istituto Ramazzini e dalla sottoscritta, in rappresentanza di Isde. Belpoggi ha stigmatizzato l’assurda affermazione nella mozione Cattaneo sul fatto che la valutazione fatta dalla Iarc (2A) sarebbe da imputare alla mera casualità statistica dovuta alla numerosità di indagini: considerazione paradossale dal momento che i metodi di ricerca sono standardizzati da 40 anni ed è davvero inaccettabile, per non dire ridicolo, che risultati non graditi vengano sminuiti, a seconda dei casi, vuoi perché le indagini sono troppo limitate, vuoi – come in questo caso – quando troppo numerose.

La Iarc ha preso in esame anche studi condotti col formulato commerciale – più tossico del solo principio attivo (come invece fatto da Efsa) – e studi indipendenti sottoposti a revisione paritaria. Efsa invece ha basato il suo parere su relazioni che hanno incluso scienziati che non hanno rivelato i loro nomi, né i propri interessi finanziari e su lavori non pubblicati, non sottoposti a revisione paritaria e tutti generati dall’industria: come è possibile attribuire pari valore alle due posizioni? E’ stato inoltre ribadito da Belpoggi e dalla sottoscritta che limitare gli effetti avversi dell’erbicida solo a quelli cancerogeni è estremamente riduttivo: la sostanza agisce infatti come “interferente endocrino” e fondamentali a tal fine gli studi del Ramazzini che hanno indagato le alterazioni su sfera riproduttiva e sistema endocrino.

Ma consistenti sono anche le evidenze epidemiologiche su popolazioni esposte sia professionalmente che per via residenziale. In conferenza stampa ho ricordato il dilagare di insufficienza renale cronica in Sri Lanka legato a glifosato e altri fattori, l’incremento del 33% di mortalità per Parkinson nello Stato di Washington per chi risiede entro 1 km da aree agricole in cui si utilizza l’erbicida, l’incremento del 72% di malformazioni cardiache per esposizione entro 500 metri dalla residenza materna e di parti pre termine , ma soprattutto l’incremento rispettivamente del 16% e del 33% di autismo e autismo con disabilità intellettuale per esposizione pre-natale a glifosato entro 2 km dalla residenza materna (California).

Preoccupante anche l’alterazione esercitata sul microbiota, il complesso “universo” di microrganismi che alberga nel nostro intestino. Il microbiota può essere considerato un “organo” a sé stante, del peso di 1-2 kg contenente 100 trilioni di microrganismi e un patrimonio genetico nettamente superiore al genoma umano. Un microbiota in equilibrio è fondamentale per mantenerci in salute e specifiche disbiosi sono all’origine della massima parte delle patologie cronico degenerative che oggi ci affliggono: obesità, tumori, malattie cardiovascolari, diabete. Il microbiota è fondamentale anche per il funzionamento del nostro cervello e del nostro sistema immunitario, di cui in tempi di Covid-19 abbiamo tutti compreso l’estrema importanza.

La nostra salute e la nostra stessa vita sono imprescindibilmente legati alla salubrità e biodiversità del nostro microbiota, a sua volta legato a quello di tutti gli altri ecosistemi. Si tratta di conoscenze basilari che dovrebbero essere patrimonio dei nostri politici e soprattutto di chi fra loro si definisce “scienziato” e che dovrebbe operare non per perpetuare l’avvelenamento sistematico del nostro ambiente, ma per quel radicale cambio di paradigma che solo potrà permetterci di sopravvivere.

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