Il Senato sceglie di non decidere e salva (per ora) il glifosato. A Palazzo Madama, infatti, sono state votate e approvate quattro mozioni sull’erbicida. Solo che due puntavano all’eliminazione (primi firmatari, rispettivamente, Saverio De Bonis del Gruppo Misto e Sandra Lonardo di Fi) e le altre, firmate dalla farmacologa e biologa dell’Università Statale di Milano, Elena Cattaneo (Per le Autonomie) e da Rosellina Sbrana (Lega-Salvini Premier) al mantenimento dell’erbicida.

Il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, ha espresso parere favorevole sulle mozioni dei senatori De Bonis e Cattaneo (la prima sostenuta anche da Loredana De Petris di LeU, la seconda dalla presidente del Gruppo per le Autonomie, Julia Unterberger), a condizione di riformulazioni, mentre ha accolto senza condizioni le mozioni di Fi e L-Sp. La decisione di approvare le quattro mozioni ha, di fatto, evitato di vincolare il governo allo stop all’erbicida, raccogliendo in qualche modo l’appello della senatrice a vita Cattaneo (la cui mozione è passata senza il voto del Movimento 5 stelle) a “usare le evidenze scientifiche e non la paura nelle scelte politiche sull’utilizzo del glifosato”. E questo a un mese dall’accordo da quasi 11 miliardi di dollari raggiunto da Bayer per per risolvere quasi 100mila azioni legali (restano 25mila richieste di risarcimento) negli Stati Uniti sul Roundup, il diserbante di Monsanto a base di glifosato accusato di causare il cancro.

LA MOZIONE DE BONIS E LA LOTTA AL GLIFOSATO – La mozione De Bonis impegna il Governo ad assumere “ogni iniziativa in sede europea” per rivedere le decisioni del 2017 sull’utilizzo di glifosato e a sospendere nelle more gli effetti del comunicato del ministero della Salute del 19 dicembre 2017 con cui si è recepito il rinnovo della sostanza attiva glifosato per 5 anni. Altro obiettivo è la previsione che i grani esteri, provenienti da aree dove il clima impone l’impiego di glifosato, siano assoggettati al principio di precauzione comunitario, ossia a una politica di condotta cautelativa trattandosi di questioni scientificamente controverse.

La mozione chiede anche di valutare la possibilità di emanare una circolare che vieti la presenza di glifosato in tutte le stive di grano importato, anche se già sdoganato in altri porti europei, e a disporre, di conseguenza, l’intensificazione delle attività di controllo e monitoraggio in tutte le infrastrutture portuali italiane, in particolare nei porti della Puglia, dove sbarcano la maggior parte delle navi contenenti grano duro proveniente dagli Stati Uniti e dal Canada, con lo scopo di garantire la sicurezza alimentare, ambientale e sanitaria.

Si chiede, inoltre, la promozione (anche attraverso decreti d’urgenza) di interventi normativi “finalizzati a vietare l’utilizzo e la presenza della sostanza attiva glifosato negli alimenti, oltre che a scoraggiare l’acquisto e l’utilizzo di grani esteri che vengono miscelati con il grano duro nazionale, di ottima qualità, falsando le quotazioni del mercato italiano”. Anche la mozione della senatrice Lonardo punta a rivedere le decisioni del 2017 e impegna il Governo Conte “a promuovere, anche mediante lo strumento della decretazione di urgenza, degli interventi normativi finalizzati a vietare l’utilizzo e la presenza della sostanza attiva glifosato negli alimenti”.

LA SENATRICE CATTANEO PUNTA ALLA ‘RIABILITAZIONE’ – E se la mozione Sbrana chiede iniziative volte a un utilizzo più responsabile dei fitofarmaci in agricoltura e a potenziare, anche presso i punti di stoccaggio sul territorio, il sistema dei controlli per i residui di fitofarmaci “con particolare attenzione ai prodotti destinati all’alimentazione umana importati da Paesi terzi per i quali sia possibile verificare il loro trattamento con glifosato oltre la soglia consentita in ambito europeo”, ad accendere il dibattito in questi giorni è stato soprattutto il testo firmato dalla senatrice a vita Elena Cattaneo, che impegna il governo “a realizzare con i ministeri della Salute, delle Politiche agricole e dell’Ambiente una valutazione complessiva delle evidenze scientifiche ad oggi disponibili rispetto al glifosato”, corredata da analisi di impatto comparative degli erbicidi e delle tecniche agrarie utilizzabili in caso di divieti e restrizioni al suo utilizzo.

Ma la Cattaneo chiede anche di acquisire dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti una relazione di sintesi circa la quantificazione dell’eventuale maggiore onerosità e il profilo di rischio tossicologico di prodotti alternativi disponibili all’utilizzo “per realizzare il diserbo manutentivo delle rispettive infrastrutture” qualora fosse vietato il glifosato. La mozione impegna il governo a valutare, poi, l’opportunità di subordinare ogni iniziativa normativa e regolamentare su eventuali restrizioni o ampliamenti dell’ambito permesso di utilizzo all’acquisizione delle valutazioni sanitarie, ambientali ed economiche. “La ragione per cui presento questa mozione – ha spiegato la stessa senatrice – è perché auspico che, a partire da questo argomento, si possa alimentare in Parlamento una prassi che promuova la necessità di avvalersi delle evidenze scientifiche di volta in volta disponibili come base di discussione delle decisioni politiche, in particolare di quelle, spesso molto tecniche, che riguardano la salute”.

LE CRITICHE DELL’ISDE – Alla vigilia del voto, proprio contro la mozione della Cattaneo, si è però espressa l’Isde, Associazione italiana dei Medici per l’Ambiente. “La lettura della mozione presentata dalla senatrice Cattaneo per impegnare il Governo in una review sistematica sull’utilizzo del glifosato, finalizzata a una riabilitazione dell’erbicida, ci preoccupa, ma non ci meraviglia visto che si avvicina la scadenza per il rinnovo dell’autorizzazione del glifosato in Europa” ha commentato l’Isde, ricordando anche recenti studi dell’Istituto Ramazzini “che non vengono neppure nominati nella mozione” e che “hanno messo in evidenza che il glifosato e il suo formulato Roundup, a dosi equivalenti alla Adi (dosi giornaliere accettabili) degli Stati Uniti, procurano formazione di micronuclei (genotossicità), effetto androgenico e aumento del testosterone nel sangue sia nei maschi che nelle femmine (interferenza endocrina), alterazione del microbiota intestinale durante le prime fasi della vita.

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