“Il Pd non ha mai chiesto rinvii”. Anzi: “Per noi di tempo ne è passato sin troppo”. Dopo una giornata di fuoco incrociato, sull’onda dell’assist arrivato dalla Consulta che ha certificato la legittimità dell’esclusione di Autostrade dalla ricostruzione del ponte Morandi, il Partito Democratico batte un colpo. Lo fa con il vice-segretario Andrea Orlando, al quale tocca allontanare le accuse di “frenate”, per dirla con il vice-ministro Giancarlo Cancelleri, sull’iter di revoca della concessione ad Aspi, avviata dopo il crollo del viadotto che provocò 43 vittime.

“Il Pd non ha mai chiesto rinvii su questo argomento. I tempi li decide il governo e per noi di tempo ne è passato sin troppo”, dice il numero due di Nicola Zingaretti specificando che ai dem “interessa che chi ha nuociuto non nuoccia più, che ci siano garanzie sulle tariffe, gli investimenti, i controlli”. “Se questo – aggiunge il dirigente ligure in un post su Facebook – si realizza con la revoca o con un radicale assetto societario tocca al governo dirlo sulla base delle analisi tecniche che a questo punto dovrebbero essere più che sufficienti”.

Nel day after dell’incontro al ministero dei Trasporti con i vertici di Autostrade, dove la proposta di transazione offerta dalla società “non è stata accettabile”, secondo il premier Giuseppe Conte, diversi esponenti pentastellati di governo erano tornati alla carica chiedendo una decisione rapida e radicale agli alleati. “Il Pd ed Italia viva smettessero di frenare: a noi basta che i Benetton escano dalla concessione, la riduzione dei pedaggi e la delegificazione della concessione stessa”, aveva detto Cancelleri, vice di Paola De Micheli ai Trasporti. “Smettiamola di dare concessioni per legge, utilizziamo un decreto da parte del ministero in modo che possano essere revocate”, ha quindi aggiunto chiarendo che quella relativa alla revoca è una “posizione di forte criticità e distanza tra i partiti e i movimenti” che sono al governo. “Questo è il tema dove forse siamo più distanti. Dobbiamo trovare una quadra – ha concluso – Noi abbiamo detto revoca ma se non dovesse essere revoca comunque i Benetton se ne devono andare fuori da Aspi. Per noi è imprescindibile. O l’uno o l’altro. Una delle due, ma se la facciano piacere”.

Ancora più duro Stefano Buffagni, viceministro allo Sviluppo Economico, secondo il quale bisogna “dare risposte e trovare una soluzione, quello che sta succedendo in Liguria credo sia indegno, quello che è successo due anni fa è un fatto inqualificabile”. Ad avviso del M5s, aggiunge, i Benetton “devono uscire dalla gestione” delle autostrade. “Noi non abbiamo dubbi, se qualcuno poi ha altre idee noi siamo disponibili anche a lasciar perdere tutto e andare via, gli lasciamo il Paese”, ha avvertito. “Il tema – ha ribadito l’esponente M5S – è riuscire a garantire ai cittadini sicurezza sulle autostrade, che i Benetton non le gestiscano più e che ci sia una diminuzione delle tariffe, qualsiasi strumento si può utilizzare per arrivare a questo noi siamo più che contenti”. Quindi la stoccata: “Si temporeggia troppo: dobbiamo essere un po’ più rapidi, un po’ più coraggiosi”.

In attesa di una decisione del governo, che secondo indiscrezioni potrebbe arrivare in Consiglio dei ministri il prossimo martedì, le opposizioni vanno all’attacco mettendo nel mirino la fattibilità della revoca e i due anni di discussione. “Il governo deve essere sicuro da un punto di vista giuridico che siano rispettate tutte le norme. Servono delle garanzie. La società Autostrade, qualora dovesse ancora ricevere la concessione, dovrebbe dare garanzie e lo Stato dovrebbe controllare”, ha detto il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani invitando a non “fare annunci che poi non si mantengono”. Nel governo, è l’accusa, “sanno solo litigare, si sono comportati come dilettanti allo sbaraglio, dicendo tutto e il contrario di tutto”.

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