O arriva una “proposta irrinunciabile” da Aspi nelle prossime ore oppure il governo procederà con la revoca della concessione sulla rete autostradale. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, intervenendo a margine del primo test complessivo sul Mose a Venezia, ha confermato l’ultimatum del governo ad Autostrade per l’Italia. “Non possiamo più regalare soldi a nessuno”, ha detto, “e men che meno ai privati”. Una posizione confermata dalla ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli: “Abbiamo ancora poche ore per attendere questa risposta”, ha detto, “credo che Aspi sia nelle condizioni di capire e di sapere, dopo un lungo percorso che ha attraversato questi mesi, che cosa è quell’interesse pubblico indicato dal presidente del Consiglio”. Sono ore decisive per la procedura di revoca delle concessioni sulla rete autostradale ad Aspi. Dopo l’accelerazione dovuta alla sentenza della Consulta che ha ritenuto legittima l’estromissione della società per la ricostruzione del Ponte Morandi, il premier ha dato ad Altantia tempo fino alla fine del weekend per proposte alternative. In caso contrario si procederà con la revoca. Il consiglio dei ministri, stando alle ultime indiscrezioni si dovrebbe riunire proprio lunedì 13 luglio per discutere il dossier. Intanto ieri, al ministero dei Trasporti si è svolto un vertice decisivo tra i tecnici del governo e i referenti di Aspi. Al tavolo ha partecipato anche l’ad di Autostrade Roberto Tomasi che, come rivelato da Repubblica oggi, è indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla sicurezza dei panelli fonoassorbenti nella rete autostradale.

L’ultimatum di Conte – L’intervento di Conte di oggi, i cui contenuti in parte erano già stati anticipati in un colloquio con la Stampa ieri mattina, è molto significativo perché conferma che la posizione del governo, nonostante l’ultimo tavolo di confronto, non è cambiata. “In questi giorni”, ha spiegato oggi il presidente del Consiglio, “si sta completando la procedura di revoca, che è in corso. L’avete scritto anche sui giornali, non riusciamo a mantenere i segreti. È giusto così, ci deve essere trasparenza anche su procedimenti molto delicati che sono in corso”.

Ieri, ha continuato, “c’è stato un incontro presso il ministero delle Infrastrutture, in cui i tecnici del governo hanno rappresentato alla controparte e confermato le ragioni per cui le loro proposte di transazione non sono accettabili. Lo avevamo già detto. lo avevamo anticipato per le vie brevi, ieri è stato confermato, e a questo punto la procedura di revoca o arriva in extremis una proposta cui il governo non potrà dire di no, perché particolarmente vantaggiosa per la parte pubblica, oppure alla fine termina con una revoca”.

E il motivo, ha detto ancora Conte nasce dalla tutela dell’interesse pubblico: “Noi ci occupiamo di tutelare l’interesse di tutti i cittadini italiani, alla manutenzione, alla sicurezza delle infrastrutture, agli investimenti e all’equilibrio economico-finanziario delle concessioni. Non possiamo regalare soldi a nessuno, men che meno ai privati”.

Le condizioni del governo ad Aspi – Secondo quanto riferito dall’agenzia Ansa, proprio la rinuncia a tutti i ricorsi è una delle condizioni che il governo ha messo sul tavolo della trattativa ieri 9 luglio, assieme al calo delle tariffe, in linea con le indicazioni dell’Autorità dei trasporti, a risorse compensative come penale per il crollo del ponte sul Polcevera (si parla di 3 miliardi), la tratta autostradale gratis per Genova.

Nell’incontro di circa due ore al ministero – da una parte del tavolo i capi di gabinetto di Mit e Mef, Alberto Stancanelli e Luigi Carbone, e il segretario generale di Palazzo Chigi Roberto Chieppa, dall’altra gli ad di Autostrade e Atlantia, Roberto Tomasi e Carlo Bertazzo – si sarebbe affrontato anche il tema della manutenzione e dei controlli, al centro del dibattito in questi giorni anche per i disagi per i cantieri in Liguria (sui quali la Procura di Genova ha aperto un fascicolo e il governatore Giovanni Toti ha chiesto i danni). Non si sarebbe affrontato, invece, uno dei temi che appare cruciale, cioè quello del controllo della società e di una eventuale uscita dei Benetton. Attualmente Atlantia detiene l’88% di Aspi e si è sempre detta disponibile all’apertura a nuovi partner ma di minoranza. Certo ora che la sentenza della Consulta ha spostato gli equilibri di forza, la società dovrà rivalutare la sua offerta, presentata all’inizio di marzo, e giudicata irricevibile e insufficiente dall’esecutivo.

Le conseguenze della revoca, secondo lo stesso Tomasi, sarebbero “devastanti”, quindi è probabile che si cercherà fino all’ultimo di trovare una soluzione compatibile. La situazione è stata oggetto di una prima analisi in un cda di Atlantia già programmato, e che sarà chiamato a riunirsi nuovamente in queste ore. Secondo alcune indiscrezioni, sarebbe allo studio anche una diluizione della quota di Aspi fino a rinunciare al controllo attraverso un aumento di capitale.

Le trattative e gli equilibri tra alleati – Nel governo cresce il fronte pro revoca, ma non mancano le resistenze (renziani in testa). La sentenza della Consulta ha però rafforzato l’asse di chi vuole un cambio di passo radicale e anche le minacce di Matteo Renzi ieri (oggi Maria Elena Boschi) di non appoggiare la decisione, non hanno al momento destato particolari preoccupazioni. Luigi Di Maio ha ribadito la linea M5s solo ieri sera: “Non dobbiamo avere paura di prendere decisioni nette”, ha dichiarato. La revoca, aveva detto poco prima anche Alessandro Di Battista, non sarebbe una “vendetta” ma un dovere “di autotutela” dello Stato “nell’interesse del popolo e della sua sicurezza” e anche “nei confronti dei familiari dei morti” per il crollo del Ponte.

Anche tra i democratici, finora sempre cauti, l’ipotesi di chiudere il rapporto con la società controllata da Atlantia comincia ad acquistare forza: “Revocare la concessione ad Aspi non è impossibile”, ha detto ieri il sottosegretario all’Ambiente, Roberto Morassut, precisando che “occorre una forte attrezzatura giuridica e formale, perché il rischio contenzioso a danno dello Stato è elevato”. L’alternativa resta una “revisione radicale della concessione”, strada che ancora oggi sarebbe caldeggiata da alcuni ministri Pd, ma minoritaria nei gruppi parlamentari.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Mose, Conte: “Non siamo qui per passerella, ma per verifica dei lavori. L’opera sia pronta in autunno-inverno”

next
Articolo Successivo

Aspi, Conte: “All’incontro al Ministero i tecnici hanno detto alla società che le proposte sono inaccettabili. Non possiamo più regalare soldi”

next