Le conseguenze economiche dell’epidemia da coronavirus si fanno sentire anche tra chi si è appena laureato: secondo un’indagine di Almalaurea, il tasso di occupazione a un anno dalla fine degli studi è pari al 65% tra i laureati di primo livello e al 70,1% tra quelli di secondo livello. I dati, che si riferiscono ai primi mesi del 2020, segnano un netto calo rispetto all’anno scorso: rispettivamente, scendono di 9 e 1,6 punti percentuali. Diminuiscono anche le retribuzioni: -2,8% per chi ha una laurea triennale, -1,9% per chi ha la magistrale. Un rallentamento del trend positivo che si è registrato fino al 2019, quando a un anno dall’alloro trovava lavoro il 74,1% dei ragazzi.

L’indagine traccia in generale un profilo di chi si laurea oggi rispetto a dieci anni fa: più frequenti le esperienze all’estero, più rari i fuoricorso. Con ancora significative differenze tra Nord e Sud. La metà degli intervistati si dice pronto a fare la valigia per andare all’estero per lavorare. Almalaurea indaga anche sull’impatto dell’emergenza sull’attuale percorso di studio: meno della metà (48,5%) dei laureati pensano di aver sperimentato o acquisito nuove competenze. Si tratta soprattutto di donne che hanno una scelto una professione nell’area medica o sanitaria. La preoccupazione per il futuro lavorativo ‘post pandemia’ cresce tra chi ha già la magistrale: indipendentemente dalla propria situazione occupazionale, il 51,3% crede che ci saranno ripercussioni, quanto meno nell’arco dei prossimi sei mesi. Sensazione confermata dal crollo della richiesta di curriculum: ad aprile e maggio 2020 è stata circa il 56% in meno rispetto a un anno fa.

Lo smartworking – Giovani e connessi: ma nonostante ciò, i neolaureati hanno vissuto in modo negativo lo smartworking. Solo il 39,3% si è sentito ‘fortunato e motivato’. La maggioranza (59%) ha invece percepito il periodo passato in smartworking sentendosi ‘stressato, alienato, frustrato’. In termini di produttività lavorativa percepita, però, per il 38,4% lo smartworking non ha causato alcuna variazione, mentre per il 36,0% la propria produttività è addirittura migliorata (per il 21,9% lievemente, per il 14,1% decisamente).

Nel 2019 retribuzioni e occupazione in aumento – Lo scorso anno, il tasso di occupazione a un anno dal titolo, aveva raggiunto il 74,1% per le lauree triennali e il 71,7% per le lauree magistrali laureati, si legge nel rapporto Almalaurea, in deciso aumento rispetto al passato. Un trend positivo che dopo l’emergenza potrebbe rallentare significativamente. Lo scorso anno, la retribuzione mensile netta a un anno dal titolo era in media di 1.210 euro, che salivano a 1.285 euro per chi possedeva già una magistrale. Rispetto all’indagine del 2014 le retribuzioni reali (al netto del mutato potere d’acquisto) a un anno dal conseguimento del titolo figurano in aumento: +16,7% per i laureati di primo livello, +18,4% per quelli di secondo livello. La forma contrattuale più diffusa, secondo Almalaurea, è il lavoro non standard: tempo determinato per oltre un terzo degli occupati. Oltre la metà di chi ha un impiego, a un anno di distanza, considera il titolo di laurea “molto efficace o efficace” per lo svolgimento.

Età media, regolarità negli studi e differenze Nord-Sud – L’età media di chi indossa la corona di alloro è di 25,8 anni: 24,6 anni per i laureati di primo livello, 27,1 per le lauree a ciclo unico e 27,3 anni per i laureati magistrali biennali. L’età alla laurea è diminuita in misura apprezzabile rispetto alla situazione pre-riforma e continua a diminuire negli ultimi anni: l’età media era infatti 27,1 anni nel 2009, di oltre anno più elevata rispetto alla situazione attuale. Si registrano ancora differenze di genere e, soprattutto, territoriali: migliore la collocazione degli uomini (19,2% di probabilità in più di essere occupati rispetto alle donne) e di quanti risiedono o hanno studiato al Nord: 40% di probabilità di essere occupati in più rispetto a quanti risiedono al Sud. Il 26,5% di chi abita al Meridione decide di studiare in atenei del Centro e del Nord, ripartendosi equamente tra le due destinazioni. Un aspetto interessante riguarda i laureati provenienti dall’estero: oltre il 90% sceglie il Centro-Nord.

Esperienze all’estero – L’11,2% dei laureati del 2019 ha svolto esperienze di studio all’estero riconosciute dal corso di studi (era l’8,5% nel 2009): la maggioranza (8,9%) ha utilizzato programmi dell’Unione Europea (Erasmus in primo luogo) e per il 2,3% attraverso altre esperienze riconosciute dal corso di studi (come il programma Overseas). Circa un quarto degli studenti all’estero (26,9%) hanno approfittato del periodo per preparare la tesi, quota che sale al 45,5% fra i laureati magistrali biennali. Un numero crescente di neolaureati, prosegue l’indagine, guarda oltre i confini nazionali per trovare lavoro: quasi la metà di chi ha già discusso la tesi (47,3%) si dice disponibile a partire per l’estero, il 31,8%, inoltre, è addirittura pronto a trasferirsi in un altro continente. Almalaurea rileva una diffusa disponibilità ad effettuare trasferte anche frequenti (28,1%), ma anche a trasferire la propria residenza (48,1%). Solo il 3,1% non è disponibile a viaggiare per lavoro.

Perse 37mila matricole in 15 anni – Il rapporto Almalaurea evidenzia anche che, dal 2003 al 2019 le università hanno perso oltre 37mila matricole, con una contrazione del 11,2%. Il calo delle immatricolazioni è più accentuato nelle aree meridionali (-23,6%), tra i diplomati tecnici e professionali e tra coloro che provengono dai contesti familiari meno favoriti.

Scelte e soddisfazione – Il 90,1% dei laureati si dichiara complessivamente soddisfatto dell’esperienza universitaria appena conclusa (dieci anni fa era l’86,6%). Sulla scelta del percorso di studi ha ancora un forte impatto il contesto familiare in cui si è cresciuti.

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