“Assolti perché il fatto non sussiste, è come essere stati investiti da un carro armato”. Così Bruno Rossi, papà di Martina, commenta a ilfattoquotidiano.it l’assoluzione in appello di Albertoni e Vanneschi, imputati di tentata violenza sessuale nei confronti della figlia, mentre nei mesi scorsi era andato in prescrizione il reato di morte come conseguenza di altro reato. Per Bruno Rossi, che con la moglie Franca Murialdo ha deciso di ricorrere in Appello, è stata una corsa contro il tempo per via dei nove anni di distanza da quando, la notte del 3 agosto 2011, Martina morì precipitando dalla camera di albergo dei due giovani, secondo l’accusa nel tentativo di fuggire a un tentativo di stupro. “Martina non c’è più e anche la giustizia non c’è più”, ha commentato all’uscita dall’aula in preda alla commozione e alla rabbia per la sentenza. “È come dire che tutto il lavoro di indagine fatto fin ora sia stato inutile, come se tutti fossero dei cretini. Questa sentenza significa sostenere che Martina sia volata giù da sola”.

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