La Corte di Appello di Firenze ha assolto perché “il fatto non sussiste” Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni nel processo per la morte di Martina Rossi. I due giovani di Castiglion Fibocchi (Arezzo) erano accusati di tentata violenza sessuale di gruppo nei confronti della 20enne di Genova che il 3 agosto 2011 morì cadendo dal balcone di un hotel di Palma di Maiorca dove si trovava in vacanza: secondo l’accusa stava fuggendo dal tentativo di stupro da parte dei due ragazzi. In primo grado, il 14 dicembre 2018, i due giovani erano stati condannati dal Tribunale di Arezzo a 6 anni, ma oggi i giudici di Appello di Firenze hanno ribaltato la sentenza. Prescritta a novembre scorso invece l’accusa di morte come conseguenza di altro reato, anche sul reato di tentata violenza sessuale incombe la prescrizione che scatterà nel 2021.

“Dopo una tragedia del genere è come essere passati sotto un carro armato – dice al fattoquotidiano.it il padre Bruno Rossi – è stato cancellato il lavoro di anni da parte di magistrati e giudici di primo grado. È una cosa ingiusta e non all’altezza della logica. Martina non si è buttata da sola, voleva vivere e non era fragile. Ci hanno levato l’onore”.

La sentenza era prevista l’11 marzo scorso ma è stata rinviata a causa dell’emergenza covid-19. In una delle ultime udienze la Procuratrice Generale, Luciana Sanglitico, aveva chiesto la condanna a 3 anni per entrambi i giovani, all’epoca coetanei della ragazza, dopo l’intervenuta prescrizione per una delle due accuse. I due ragazzi invece si sono sempre detti innocenti e i loro avvocati hanno chiesto l’assoluzione o in alternativa la riapertura del dibattimento per difetti nelle indagini. I due imputati sono stati assolti nel merito.

La vicenda risale al 3 agosto 2011 quando la studentessa di Architettura Martina Rossi precipitò dal balcone dell’hotel Sant’Ana di Palma di Maiorca, dove si trovava in vacanza con due amiche. I magistrati spagnoli avevano archiviato l’indagine come suicidio, ma la tenacia del padre di Martina, l’ex sindacalista genovese Bruno Rossi, aveva portato all’apertura dell’inchiesta della Procura di Genova, poi passata ad Arezzo. Secondo l’accusa, a provocare la morte della ragazza sarebbe stato il tentativo di una violenza sessuale da parte dei due ragazzi di Arezzo conosciuti sul posto: durante il processo sono stati riesumati i resti della ragazza, troppo deteriorati per provare la violenza sessuale, ma una delle prove che hanno convinto i giudici di Arezzo e Firenze è il fatto che la giovane fosse stata ritrovata solo in slip.

Durante la requisitoria finale, la pg di Firenze Sanglitico aveva accusato duramente i due ragazzi: “Quella sera Martina era in compagnia dei due ragazzi e poi stranamente è caduta dalla finestra – aveva detto la pg nella requisitoria finale – perché quando è volata giù non si sono precipitati a soccorrerla? Hanno invece voluto far credere a tutti che fosse pazza e che entrata nella loro camera si fosse tolta la vita. Invece gli amici, i parenti e i colleghi di Martina ci dicono un’altra cosa: era una studentessa di architettura e aveva i sogni, i progetti e i turbamenti dei suoi coetanei”. Diversa la versione di uno dei due ragazzi, Alberto Albertoni, che il 17 febbraio ha rilasciato dichiarazioni spontanee dicendo che quella sera “dopo aver fumato una canna” Martina “era uscita di testa: non sapeva né dove si trovasse né cosa stesse facendo”.

Della vicenda si era interessato direttamente anche il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, che aveva ricevuto a gennaio il padre della ragazza dopo l’intervenuta prescrizione per uno dei due reati. In un’intervista di febbraio al Fatto Quotidiano, Bruno Rossi aveva detto: “Martina non è cascata da sola da quel balcone. Chi uccide una persona non se la può cavare con la prescrizione, soprattutto dopo una sentenza di condanna. Non è un’ingiustizia: è uno scandalo”.

Twitter: @salvini_giacomo

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