di Margherita Cavallaro

Arcilesbica! Un’esclamazione di sorpresa o il nome di un’associazione? In questo caso entrambe, perché con le attiviste di Arcilesbica ho tanto in comune (l’attivismo, l’amore per le tette, il fare la pipì in piedi, insomma le cose da lesbiche), ma una cosa proprio no: il loro transesclusivismo.

Cosa vuol dire questa parola che suona come supercalifragilistichespiralidoso? Semplicemente che dal loro gruppo escludono le donne trans perché non le ritengono donne. Ho già parlato su questo spazio delle Terf e di quanto penso questa sia una posizione stupida, ma dato che l’Arcilesbica è tornata alla carica su questo ho deciso di rispolverare la questione sotto un’altra ottica: spiegare da dove vengono queste posizioni che, contrariamente alle cospirazioni su vaccini e 5G, hanno un criterio e una valenza quantomeno storici.

Tutto nasce da un periodo in cui le donne, tutte le donne, non erano libere di lavorare, essere se stesse, né passare il tempo tra di loro senza il proprio uomo o quantomeno il permesso di un uomo. È in questo clima che nacque il femminismo di prima ondata.

Questo femminismo, più focalizzato all’acquisizione di diritti fondamentali della donna in opposizione a un patriarcato incontrastato, era necessario all’epoca ed è in grossa parte grazie a quelle femministe che adesso possiamo lavorare, votare, divorziare, vestire come vogliamo. Una di queste conquiste è stata la possibilità di creare spazi sicuri per sole donne dove potersi incontrare, parlare, scambiare esperienze, dove potersi semplicemente sentire sicure e non sotto il costante controllo (o minaccia) di padri/mariti padroni.

Questa conquista è stata difficile, ma è stata incredibilmente preziosa per centinaia di migliaia di donne per una miriade di motivi. Nel caso della comunità lesbica almeno un motivo potete immaginarvelo da soli.

Quello era anche un tempo in cui l’identità di genere come concetto separato dal sesso biologico non esisteva. Secondo questa posizione, chiunque ha un pene è senza possibilità di appello un uomo e chi ha una vagina una donna. Tertium non datur.

Considerando queste due circostanze, immagino sarà facile per voi capire come femministe appartenenti a quella prima ondata fossero extra protettive di questi loro spazi esclusivamente femminili, il che ovviamente comportava anche una speciale attenzione nell’impedire anche solo il rischio che gli uomini potessero entrare in qualche modo subdolo per impedir loro nuovamente di essere libere in quegli spazi.

Questo ovviamente includeva l’esclusione delle donne trans a prescindere in quanto, appunto, non riconoscevano differenza tra sesso e identità di genere e, pertanto, una donna trans era senza scampo comunque un uomo, perché biologicamente nato tale.

Aggiungiamo a quanto sopra la costante e ancora attuale sottorappresentazione delle lesbiche nei media e nel discorso pubblico in genere. Di uomini gay se ne parla e si vedono spesso, anche soltanto in vece caricaturale. Di lesbiche non si sente parlare quasi mai e la massima rappresentazione che abbiano nei media è su PornHub in produzioni palesemente volte ad un pubblico maschile, e così irrealistiche da essere quasi comiche (ciao mamma! Sto parlando di porno su una testata nazionale! Sei fiera di me?). In quell’ottica, permettere a uomini anche gay di entrare in quegli spazi riservati per le donne vorrebbe dire ancora una volta sacrificare la presenza femminile per fare posto ad ancora più rappresentazione maschile.

Le posizioni transesclusive come quelle di Arcilesbica nascono da un periodo buio per le donne, da sofferenza, rabbia, frustrazione. Sono posizioni che sono state preziose nel passato, ma che non vogliono accettare che il mondo sia un pochino cambiato in meglio. Con questo non intendo dire che la lotta del femminismo sia finita, tutt’altro: siamo ancora anni luce da una realtà accettabile.

Tuttavia, io sono pronta ad accettare che qualche piccola conquista sia stata fatta e anche che vecchie teorie possano essere riviste, adattate e migliorate. Sono pronta ad accettare che ora ci sia un lessico nuovo per descrivere modi di esistere che prima non avevano nome. Sono pronta ad accettare che alcune donne abbiano il pene così come accetto che ogni seno abbia una forma diversa e che sia comunque mio diritto decidere se quella donna mi piaccia o meno e se voglio o no andarci a letto. Sono disposta a fidarmi delle persone abbastanza da usare spazi comuni pretendendo comunque rispetto e il diritto di sentirmi sicura. Sono disposta a vedere le persone in quanto tali e non come peni o vagine ambulanti.

Insomma, non smetterò mai di ringraziare quelle femministe che hanno conquistato con le unghie e con i denti i nostri spazi e i nostri diritti, ma preferisco rispettare il dolore del passato facendomi guidare nel futuro dall’amore e dall’accettazione. I pugni servono, ma, come diceva Adriano Celentano, a volte è meglio aprirli in carezze.

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