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La Resistenza vista dai ragazzi, così guide under 18 danno vita alle storie del Museo di via Tasso a Roma: “La memoria non diventi mai lettera morta”

I ragazzi saranno i protagonisti della IV edizione del Festival in programma dal 4 al 7 Giugno al Museo storico della Liberazione: gestiranno visite guidate, presenteranno film e romanzi. Intervista alla regista e direttrice artistica Susanna Nicchiarelli
La Resistenza vista dai ragazzi, così guide under 18 danno vita alle storie del Museo di via Tasso a Roma: “La memoria non diventi mai lettera morta”
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L’involucro di un panino con scritto “Forza mamma”, un calzino cucito con messaggi di incoraggiamento e poi manifesti, documenti e filmati: quest’anno i simboli della Resistenza non saranno solo muti reperti storici. Nella IV edizione di “La Resistente – Festival della memoria e della Liberazione” – in programma dal 4 al 7 Giugno al Museo storico della Liberazione di via Tasso a Roma – la memoria non sarà più “lettera morta” ma prenderà vita grazie allo sguardo senza filtri di giovani ragazzi e ragazze.

“Quello che ho voluto fare con questo Festival è smettere di parlare ai ragazzi e lasciare che siano loro a farlo – ha detto al Fatto Quotidiano la regista e direttrice artistica del Festival Susanna Nicchiarelli – hanno moltissime cose da dire sui temi della Resistenza. Ne parlano a scuola da anni, ma qui avranno la possibilità di restituire ciò che hanno ricevuto. Saranno loro a far da guida al Museo: lo hanno studiato, hanno scelto i passaggi che li hanno colpiti di più e hanno costruito loro stessi il percorso della visita”.

L’obiettivo della regista parte da una riflessione di fondo: che ruolo ha la memoria se resta cristallizzata tra le parole di un manuale? “Mi sono resa conto di questa cosa lavorando alla mia serie “Fuochi d’Artificio” uscita l’anno scorso su Rai 1. Dopo la serie abbiamo organizzato incontri con le scuole e ho visto quanto i ragazzi si emozionassero davanti ai racconti e alle testimonianze. È lì che ho capito una cosa importante: leggere semplicemente la storia non basta necessariamente a creare partecipazione emotiva. La memoria è qualcosa di vivo e non deve mai diventare lettera morta. Va continuamente riattualizzata”.

Ma come può diventare tangibile il ricordo di qualcosa avvenuto 81 anni fa? Una sfida che Nicchiarelli – insieme al Museo storico della Liberazione e all’Associazione Genitori Di Donato – ha fatto propria identificando nei ragazzi – tutti under 18 – il canale privilegiato per questo processo: “Le storie della Resistenza, che poi sono anche storie di liberazione, parlano ancora ai ragazzi perché raccontano di valori che sentono profondamente attuali: la libertà, la giustizia, il sacrificio di chi ha lottato per permetterci di vivere nella pace nella libertà di oggi”.

È lo sguardo dei giovani – “puro e senza sovrastrutture” – a dare un significato nuovo alla memoria. Oltre a fare da guida nel Museo, i ragazzi hanno scelto anche dei romanzi da presentare – “Fulmine, un cane coraggioso” – insieme ad alcuni canti popolari della montagna. Inoltre, ha svelato la regista, “presenteremo anche film sulla Resistenza, dalla mia serie al film della Cortellesi “C’è ancora domani”. L’interazione con il racconto cinematografico o letterario crea una fortissima identificazione emotiva, proprio come il contatto diretto con gli oggetti del museo”.

Ed è proprio tra le pieghe dell’emotività che si mostra in tutta la sua potenza la missione del Festival: perché se con l’empatia i giovani “capiscono che quelle storie che accadevano ottant’anni fa allo stesso tempo sono ancora attualissime” e che “i valori per cui si lottava allora sono validi ancora oggi”, è inevitabile che, attraverso la loro parola, venga messa in discussione la memoria che invece hanno gli adulti della Resistenza.

Per la regista “noi adulti ci siamo abituati a tante cose: alle guerre, alle ingiustizie, alle notizie terribili che arrivano dal mondo. I ragazzi no. Per loro tutto questo è ancora scandaloso ed è proprio la loro capacità di indignarsi ed emozionarsi che ci permette di rivivere la memoria in modo autentico”.

Il Festival dunque diventa l’occasione di invertire la narrazione o, quantomeno, di farne uno scambio tra generazioni diverse: “Non soltanto i ragazzi che imparano dagli adulti, ma adulti che tornano ad ascoltare davvero i ragazzi – ha aggiunto – perché anche noi tendiamo a dimenticare l’importanza della partecipazione, della fratellanza, della lotta per la libertà. Loro, invece, spesso hanno ancora chiarissimo ciò che conta davvero”.

È attraverso questa comunicazione reciproca che i veli della memoria si dissolvono. E forse, la forma di resistenza culturale più importante sta tutta qui: in una memoria che, come ha concluso Susanna Nicchiarelli, “non deve semplicemente sopravvivere. Deve vivere. E vive soltanto quando qualcuno riesce a sentirla propria”.

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