Il mondo FQ

L’esperienza di Abc Napoli rischia di essere rimessa in discussione: l’acqua deve rimanere pubblica

La resistenza alla proroga di ABC non appare una necessità giuridica, ma una scelta politica. Le grandi capitali europee mostrano una direzione opposta
L’esperienza di Abc Napoli rischia di essere rimessa in discussione: l’acqua deve rimanere pubblica
Icona dei commenti Commenti

di Francesco Miragliuolo*

Erano il 12 e il 13 giugno 2011. Oltre 26 milioni di italiani votarono per sottrarre il servizio idrico alle logiche del profitto. Quindici anni dopo, quell’esito resta in gran parte inattuato. Napoli rappresenta ancora oggi una delle poche grandi eccezioni italiane.

Proprio per questo, il futuro di ABC Napoli assume un significato che va oltre la gestione di un servizio pubblico. La vicenda riflette una tensione che attraversa la democrazia italiana: quella tra sovranità popolare e sua riduzione a semplice rito elettorale. È ciò che Alberto Lucarelli definisce “riformismo della governance”: un modello in cui la governabilità prevale sulla rappresentanza e la rapidità della decisione sostituisce la partecipazione.

La sovranità popolare viene così invocata come fonte di legittimazione e ignorata come vincolo per chi governa. Non era questa la visione di Costantino Mortati, che concepiva il referendum come strumento per sottrarre alcune decisioni fondamentali al circuito rappresentativo e restituirle direttamente al corpo politico. Né quella di Lelio Basso, che nell’articolo 3, comma 2, della Costituzione vedeva il fondamento di una democrazia sostanziale.

Il referendum del 2011 rappresentò un preciso atto di indirizzo politico: una larga parte del corpo elettorale indicava un modello di gestione dei beni comuni che le istituzioni avrebbero dovuto realizzare. Napoli fu l’unica grande città a raccogliere quell’indicazione attraverso ABC Napoli, azienda speciale del Comune operativa dal 2013 e affidataria del servizio idrico. Lo Statuto prevede il reinvestimento degli utili nella rete e nella riduzione delle dispersioni. Non si tratta soltanto della gestione di un servizio, ma della traduzione amministrativa di un’idea di diritto: l’acqua non come merce, ma come bene essenziale legato alla giustizia sociale.

Oggi quell’esperienza viene rimessa in discussione senza un reale confronto pubblico. Il Consiglio comunale ha approvato una mozione che subordina la proroga dell’affidamento a condizioni indeterminate; parallelamente, si è aperta la possibilità di modifiche statutarie che consentirebbero ad ABC di assumere forme privatistiche e partecipare a società di capitali.

Il nodo non riguarda soltanto il rischio di una futura privatizzazione. Riguarda il cambiamento della natura stessa del servizio. Una società per azioni nasce per perseguire equilibrio economico e redditività. Quando un diritto fondamentale viene subordinato a questa logica, smette di essere universale e diventa una prestazione da amministrare secondo criteri aziendali. È la trasformazione del cittadino in utente e della politica in gestione tecnocratica.

Sul piano giuridico, chi richiama il D.Lgs. 201/2022 per imporre la trasformazione di ABC trascura il parere pro bono depositato nel luglio 2025 dai professori Lucarelli e Chiappetta dell’Università Federico II. Il documento sostiene che il decreto abbia ecceduto i limiti della legge delega e ricorda come il diritto europeo lasci agli Stati piena libertà nell’organizzazione dei servizi pubblici, anche attraverso soggetti non societari. Inoltre, la proroga dell’affidamento costituirebbe soltanto un’estensione temporale di un rapporto già esistente, non un nuovo affidamento soggetto alla disciplina sopravvenuta.

La resistenza alla proroga di ABC non appare quindi una necessità giuridica, ma una scelta politica. Le grandi capitali europee mostrano una direzione opposta. Parigi ha ripubblicizzato il servizio idrico nel 2010, Berlino ha completato la rimunicipalizzazione nel 2014, mentre Monaco e Madrid non hanno mai affidato integralmente l’acqua ai privati. La rimunicipalizzazione rappresenta ormai una tendenza consolidata in Europa, nata anche come risposta ai limiti delle privatizzazioni.

Dopo le proteste dei comitati, l’assessore Cosenza ha aperto a un tavolo di confronto. Ma la questione richiede soprattutto una decisione chiara sull’affidamento. Ignorare il voto del 2011 invocando vincoli che il diritto non impone significa ridurre la democrazia a una semplice procedura elettorale, svuotandola di contenuto sostanziale.

* Studente di Giurisprudenza all’Università Federico II di Napoli e attivista politico

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione