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Pazienti cannabis medica convocati in caserma. L’indagine e l’Odissea dei malati: “Spaventati, ma il farmaco è introvabile. Le farmacie non vogliono rogne”

Il farmacista Marco Ternelli: "Gli esercizi rischiano multe e sanzioni, circa mille su 21 mila trattano questa cura". Tutti gli ostacoli per limitare la diffusione della cura legale. Inquirenti al lavoro per il divieto di spedizione di farmaci a base di stupefacenti
Pazienti cannabis medica convocati in caserma. L’indagine e l’Odissea dei malati: “Spaventati, ma il farmaco è introvabile. Le farmacie non vogliono rogne”
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Tra i pazienti della cannabis medica si è diffuso il panico, dopo l’articolo de ilfattoquotidiano.it: in queste settimane centinaia di persone in tutta Italia sono state convocate in caserma, in quanto consumatori di prodotti farmaceutici a base di cannabinoidi. “Già rischiamo la patente quando ci mettiamo al volante, dopo l’Odissea di cercare un farmaco introvabile, mancava solo l’interrogatorio”, è il tenore dei messaggi giunti alle associazioni dei pazienti. Rassicuriamo tutti: nessuna caccia alle streghe, i malati non sono nel mirino. “Quelli ascoltati dagli inquirenti hanno un elemento in comune: ricevono il medicinale, regolarmente prescritto, grazie alla spedizione da una farmacia”, dicono a ilfattoquotidiano.it Santa Sarta e Isabella Palazzo. La prima presiede l’associazione ‘Pazienti Cannabis APS-ETS’, la seconda ‘Tutela Pazienti Cannabis Medica APS-ETS’. Ma recapitare a domicilio sostanze stupefacenti, anche se a scopo terapeutico, è vietato. Dunque c’è un’indagine in corso, secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it. E i pazienti sono stati ascoltati in virtù di una richiesta di Sommarie informazioni testimoniali (Sit,nel gergo legale).

Tutto legittimo, sia chiaro, i pazienti non rischiano conseguenze penali. Ma la paura è comprensibile. La sigla “Tutela Pazienti Cannabis Medica” ha riportato il racconto di un bolognese ascoltato dagli inquirenti: “Il medicinale mi è stato temporaneamente ritirato per ulteriori verifiche e successivamente restituito dopo il mio accesso in caserma. Mi è stato inoltre richiesto di mostrare email, documentazione firmata e conversazioni WhatsApp relative alla gestione della terapia. Pur comprendendo il lavoro delle autorità, l’esperienza è stata estremamente invasiva e psicologicamente pesante, mi sono sentito trattato più come un sospettato che come un paziente che utilizza cannabis medica in Italia nel rispetto della legge”. Come denunciato dall’Associazione Meglio Legale e dall’avvocata Cathy La Torre, ai pazienti chiamati a testimoniare sono state rivolte domande sul filo della privacy: quale medico ha prescritto il farmaco? Per quale malattia? Soprattutto, dove è stata acquistata? Ecco il cuore del problema: le medicine con sostanze stupefacenti non si possono spedire direttamente ai pazienti.

Ma allora, perché a centinaia (o migliaia) ricevono la cura con un pacco, sfidando le regole, invece di comprarla in farmacia? “Le farmacie che trattano la cannabis sono circa mille su un totale di 21 mila, troppo poche, e i pazienti non sanno dove trovare il farmaco”, ci dice Marco Ternelli, farmacista di Bibbiano in provincia di Reggio Emilia, tra i maggiori esperti del settore. Ecco perché la spedizione al cliente, sovente, è l’unica via. Ma la circolare del ministero della Salute, datata 23 settembre 2020, in piena pandemia, l’ha preclusa nel nome del Testo unico sulle droghe (il decreto del presidente della Repubblica n. 309 del 1990). La legge vieta la spedizione di sostanze stupefacenti senza menzionare i farmaci. Il dicastero guidato da Roberto Speranza (Partito democratico) ha esteso il vincolo alle medicine, durante l’emergenza Covid, tra lo sconforto dei pazienti. “Una decisione masochista, al tempo, considerando le difficoltà di spostamento”, dice Marco Ternelli. Il farmacista in quei giorni era preoccupato di incorrere in contestazioni penali. Dunque ha presentato ricorso prima al Tar poi al Consiglio di Stato. Il verdetto di quest’ultimo giunge con la sentenza n. 6877 del 2024: “la consegna di medicinali stupefacenti può avvenire solo da parte di enti o imprese autorizzate (…) a mezzo di agenzia di trasporto o corriere privato”. Ma “la farmacia, soggetto non autorizzato, non rientra tra le imprese che possono utilizzare tale mezzo per la consegna dei medicinali ai pazienti”. Quindi vietato spedire cannabis terapeutica al cliente, per le farmacie.

L’alternativa al pacco a domicilio ci sarebbe, senza violare le regole: inviare la cura stupefacente ad un’altra farmacia, vicina alla residenza del paziente, per un ritiro agevole. Soluzione perfetta, ma solo sulla carta: “Pochissime farmacie accettano di ricevere la cura a base di cannabis, perché hanno paura di incorrere in sanzioni o contestazioni amministrative” prosegue Ternelli. “Malgrado sia tutto legale, almeno il 70 per cento rifiuta la spedizione per consegnare il farmaco al paziente”, conclude l’esperto. I timori non sono infondati. Ad esempio, se una farmacia illustra sul suo sito internet posologia e regole di assunzione, così come per tutti gli altri tipi di farmaci o prodotti galenici, rischia sanzioni da migliaia di euro. Il dpr 309/90 vieta la promozione, anche indiretta, delle sostanze stupefacenti. Una legge emanata quando in Italia la cannabis non era legale dal punto di vista medico. Non solo: una farmacia che sceglie di vendere questo tipo di prodotti deve aggiornare il registro dedicato ogni giorno, obbligatoriamente, altrimenti rischia sanzioni pesanti. Anche pochi grammi in meno posso costare migliaia di euro al farmacista, malgrado il tempo e l’umidità bastino a modificare il peso della cannabis.

Senza ritiro alla farmacia vicino casa, vietata la spedizione direttamente al paziente, ai malati in cura con la cannabis non resta che mettersi in viaggio verso il punto vendita più vicino. Persone con il cancro, sclerosi multipla, disabili in carrozzina. “Alla mia farmacia di Bibbiano arrivano pazienti da Bolzano, Trento, Firenze”, dice Ternelli. Capita la prescrizione non compilata a dovere, in qual caso il cliente se ne torna a casa a mani vuote. Se viaggia in auto e la cura richiede somministrazione frequente, rischia la sospensione della patente grazie al nuovo Codice della strada firmato Salvini: basta risultare positivi al thc, quando si è al volante, malgrado la prescrizione e nessuna alterazione dello stato di coscienza. Per evitare il rischio di perdere il documento di guida, si può delegare una persona del posto, se si ha il privilegio di conoscerne una. Ma in tal caso sorge il problema della prescrizione: il ministero della Salute ha vietato anche l’invio con una mail pec, dunque il foglietto va spedito con un pacco postale. Non sappiamo se il fax sia valido. Nonostante la cannabis medica sia formalmente legalizzata sono molti gli ostacoli, tecnici e legali, che ancora si frappongono tra il produttore e il consumatore. Trovare un medico che la prescriva è già un’odissea, ma una volta ottenuta la ricetta ne inizia un’altra.

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