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“Disabili, non eroi da compatire: basta pietismo dai giornalisti, serve ascolto e professionalità”: colloquio con Filippo Visentin

Il primo direttore non vedente del prestigioso sito specializzato Superando.it: "Il tenore delle cronache dei media è migliorato, ma lo schema emotivo e paternalistico è usato spesso. Serve più competenza e una stabile presenza dei diversamente abili nelle redazioni" spesso si usano ancora schemi semplificati, una narrazione più equilibrata e competente
“Disabili, non eroi da compatire: basta pietismo dai giornalisti, serve ascolto e professionalità”: colloquio con Filippo Visentin
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“Continuare a parlare di disabilità con uno stile rigoroso e attento all’uso delle parole corrette, evitando tutte quelle narrazioni stereotipate della disabilità, fin troppo spesso focalizzate sull’eroismo o sul pietismo. Portare avanti un impegno praticamente quotidiano, cercando di proporre anche maggiore visibilità alle donne e ai giovani, dando spazio alle esperienze dirette raccontate dalle persone con disabilità e aggiungendo una personale sensibilità riguardo alla cultura dell’accessibilità dei siti internet e dei libri digitali”. A dirlo a ilfattoquotidiano.it è Filippo Visentin, nuovo direttore responsabile di Superando.it, probabilmente il più prestigioso organo di informazione web italiano dedicato ai temi inerenti le persone con disabilità. Visentin, 56enne, è nato a Padova, città dove vive e lavora, giornalista pubblicista e da marzo ricopre l’importante incarico, diventando il primo direttore non vedente di Superando. Per necessità di studi e a livello professionale si occupa di accessibilità digitale. Ha conseguito una laurea in Lettere Moderne e recentemente una seconda laurea magistrale in Scienze Filosofiche. Lavora nella pubblica amministrazione. E’ diplomato in pianoforte Jazz e si esibisce spesso come solista.

Tra i suoi cavalli di battaglia c’è l’accessibilità dei libri e portali web. “Sul tema dell’accessibilità digitale, l’Italia ha certamente compiuto alcuni passi avanti, soprattutto sul piano normativo, ma la realtà concreta è ancora molto disomogenea”, spiega. “Esistono siti pubblici e privati ben progettati, ma continuano a esserci moltissime piattaforme, servizi online e contenuti editoriali ancora difficili o impossibili da utilizzare autonomamente da parte di una persona non vedente”. Visentin precisa che “un sito accessibile non è solo un sito ‘compatibile’ con uno screen reader: deve essere chiaro, navigabile, coerente e costruito tenendo conto delle diverse modalità di fruizione. Navigo spesso sul sito del Fatto.it, sono un vostro lettore e vi faccio i complimenti per la sua accessibilità”, aggiunge. Visentin si sofferma anche sui libri. “Oggi esistono tecnologie avanzate, possibilità di realizzare ebook accessibili e software di lettura evoluti, eppure molti testi continuano a essere pubblicati in formato solo cartaceo. Spesso manca una cultura dell’accessibilità pensata fin dall’inizio del progetto editoriale. Diversa è la situazione per i libri in lingua straniera, in particolare nel mondo anglofono, dove la disponibilità di testi accessibili è enormemente superiore”.

Dirigere una testata “storica” del mondo delle disabilità non è cosa da tutti. “Sento una responsabilità importante, non solo giornalistica ma anche culturale. Superando”, aggiunge il direttore della testata giornalistica fondata nel 2009 da Franco Bomprezzi ed edita dalla Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie (Fish), “rappresenta da molti anni uno spazio autorevole di informazione e confronto sui temi dei diritti, dell’autonomia e dell’inclusione sociale. La mia disabilità visiva naturalmente incide sul mio modo di guardare il mondo, ma non considero questo incarico come una ‘eccezione’ o una storia da raccontare in chiave ‘eroica’”. Piuttosto che “possa essere il segno concreto di quanto sia importante costruire contesti realmente accessibili, nei quali una persona possa esprimere competenze, sensibilità e professionalità. Il mio obiettivo è continuare a rendere Superando un luogo di approfondimento serio, libero, plurale, attento alla complessità e al linguaggio”.

I vari direttori che si sono succeduti hanno, ciascuno a loro modo, interpretato il ruolo con rilevanti capacità di indirizzo e scelta delle notizie principali da dare. Che tipo di rapporto desidera costruire con la redazione e i vari collaboratori? “Vorrei nel solco di chi mi ha preceduto (Stefania Delendati, prematuramente scomparsa il 30 gennaio scorso)”, risponde al Fatto.it Visentin, “una direzione molto aperta al dialogo e al confronto. Credo nel lavoro condiviso, nell’ascolto reciproco e nella valorizzazione delle diverse sensibilità presenti in redazione, tra i collaboratori e tra i nostri lettori. Penso che raccontare questi temi significhi soprattutto restituire complessità alle esperienze delle persone e continuare a costruire uno spazio di riflessione autentico”.

Alcune novità ma anche una certa continuità. “Temi principali? Vorrei”, dice il neo direttore, “che continuassimo a tenere alta l’attenzione sull’accessibilità, vita indipendente, non autosufficienza, lavoro, scuola. Mi interessa molto anche il modo in cui la disabilità viene raccontata dai media e dal linguaggio pubblico. Credo sia importante parlare non solo dei problemi, ma anche delle trasformazioni sociali e culturali necessarie per costruire una società più giusta e realmente inclusiva. Voglio lasciare inoltre spazio alle esperienze dirette delle persone con disabilità, evitando che siano sempre altri a parlare per loro”.

L’approdo al ruolo di direttore responsabile arriva per Visentin dopo anni che seguiva il sito maturando una riflessione personale sugli argomenti affrontati di volta in volta. Va detto che, ancora oggi, la narrazione dei media sulla disabilità è spesso fuorviante, a volte anche errata, quasi sempre senza dare voce ai diretti protagonisti che sono appunto le persone con disabilità. Visentin è convinto che “negli ultimi anni la comunicazione sulla disabilità è migliorata rispetto al passato, ma esistono ancora molti limiti. Spesso la disabilità continua a essere raccontata attraverso schemi semplificati, paternalistici o emotivi, oscillando tra pietismo ed esaltazione ‘eroica’”. A suo dire cosa occorre per voltare finalmente pagina? “Servirebbe”, afferma il giornalista e pianista padovano, “una narrazione più equilibrata e competente, capace di parlare di diritti, servizi, autonomia, lavoro, cultura e partecipazione sociale. Credo il giornalismo abbia una grande responsabilità nel costruire immaginari e linguaggi. Per migliorare”, conclude, “servono maggiore preparazione, ascolto diretto delle persone con disabilità e una presenza più stabile di queste persone anche all’interno delle redazioni e dei processi comunicativi”.

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