Il giorno dopo l’approvazione dell’emendamento, presentato dai senatori Pd Franceso Verducci, Vanna Iori e Roberto Rampi , che toglie i voti numerici dalle pagelle della scuola primaria dal prossimo anno, si riapre il dibattito sul tema della valutazione. Se la maggioranza dei maestri si dice soddisfatta, il mondo dei pedagogisti si divide e sottolinea le criticità di un simile provvedimento.

Il primo a sollevare dei dubbi sulla novità è il pedagogista Benedetto Vertecchi: “Da qualche decennio è cominciato lo sport più inutile, quello di cambiare dalle lettere ai numeri, dai numeri ai giudizi. L’unica cosa che emerge è che i responsabili dell’istruzione in Italia non hanno capito che il voto numerico o il giudizio sono esattamente la stessa cosa. Sono degli elementi di tipo ordinale non quantitativi. Dovrebbero ragionare sul senso della valutazione e scegliere se farla o meno. Etichettare il bambino con un aggettivo o un numero è la stessa cosa. La valutazione non si può non fare, bisogna decidere se dev’essere individuale o riguardare l’insieme del gruppo”. Vertecchi non ne vuol proprio sapere di sentire per l’ennesima volta una modifica di questo tipo.

A richiamare alla cautela è anche la presidente dell’Invalsi, Anna Maria Ajello: “I voti sono informativi per i genitori che li preferiscono ai giudizi. La gente sa cosa significa un quattro. Ora Il problema è quali criteri sottostanno ad un giudizio. Con la ricchezza degli apprendimenti attuali, vanno trovati criteri che diano luogo al giudizio. Il problema non è la parte finale ma le ragioni che motivano i numeri o i giudizi. I giudizi espongono molto alla discrezionalità”. La presidente guarda oltre e sa che dal prossimo anno toccherà fare uno sforzo in più alle scuole: “Entra in gioco il ruolo dei dipartimenti e dei collegi docenti che dovranno stabilire i criteri. E’ bene che si discuta di criteri intersoggettivi condivisi dai docenti. Tutto questo amplia il discorso della valutazione: servono logiche congruenti”.

Differente il parere di un altro pedagogista noto a molti, Daniele Novara: “L’emendamento approvato è un segnale molto importante. Ho sostenuto questa iniziativa della senatrice Vanna Iori. Il voto numerico cristallizza, si appiccica all’alunno mentre una valutazione narrativa è meglio. Ora aspettiamo che la scuola si decida a valutare gli alunni sulla base dei loro progressi: questo sarà il vero cambiamento. Va osservato il progresso dell’alunno. Non ha senso che gli errori diventino l’unico metro sostanziale. Ringraziamo la politica che finalmente ha dato un segno di vita”. E proprio dai banchi del Parlamento arriva la polemica più feroce da parte dell’ex ministra Maria Stella Gelmini: “L’emendamento approvato in commissione al Senato sulla cancellazione dei voti in pagella durante il ciclo della scuola primaria, proposto dal Pd, è un errore e un ritorno al pregiudizio. Contro gli insegnanti, che certo non abusano nei confronti di bambini fra 6 e 10 anni di voti clamorosamente negativi, contro il merito e contro i bambini. Adesso torneranno i giudizi. Una singolare priorità questa della cancellazione dei voti, in un momento in cui la scuola è stata gettata nel caos dalla pandemia da un ministro inadeguato. C’è grande voglia di sei politico: ma il ’68 è passato da un pezzo anche se qualcuno finge di dimenticarselo”.

Positivi, invece, i pareri degli insegnanti: “Penso sia un gran passo avanti, nonostante sia un ritorno a ciò che è già stato. Il giudizio è dialogante, mi fa pensare al bambino, a tutto ciò che porta con sé. Il voto è freddo, fermo e di un bambino racconta solo un risultato”, dice la maestra Paola Tapparo. Così Fabiola Lupo Pasini della scuola di Ripalta Cremasca: “L’importante che non sia un ripristino dell’ottimo, buono, discreto. Un giudizio globale finale personalizzato basterebbe. Se deve esserci un giudizio sintetico (sempre personalizzato) almeno che sia per ambiti disciplinari”. Soddisfatta anche l’insegnante Francesca Romano: “Il voto è una barriera tra i maestri e gli alunni, il giudizio è più fluido ed esplicativo, permette un confronto migliore anche con le famiglie”. Più critica la docente Paola Adenti: “Corsi e ricorsi. Da anni e anni nella scuola ho visto cambiare tante e tante volte le modalità di valutazione”.

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