Gli Stati Uniti – che hanno superato le 30mila vittime – hanno già avvertito: nei prossimi giorni i numeri dei decessi saranno ancora più alti perché includeranno anche quelli “probabili” da coronavirus. Anche la Catalogna ha cambiato metodo di conteggio e inizia già a vedere gli effetti: il numero dei morti è quasi raddoppiato nella regione che, dopo Madrid, è quella più colpita dalla Spagna. Sono 3.242 le vittime aggiuntive, per un totale di 7.097. La Generalitat (il governo catalano) che fino ad ora riportava soltanto i casi e le morti confermate in strutture sanitarie, ha integrato i dati con le informazioni provenienti dai servizi funebri, permettendo quindi di conteggiare anche i decessi nei centri per anziani e nelle abitazioni.

Dall’inizio della pandemia quindi, negli ospedali catalani sono morte 3.855 persone per via del covid-19, ma le aziende per i servizi funebri aggiungono 914 casi con coronavirus il cui luogo del decesso non viene classificato per mancanza di informazioni, 1.810 in ospizi, 62 in centri sociosanitari e 456 nelle abitazioni. La ministro catalana della Salute, Alba Vergés, ha esortato le altre amministrazioni pubbliche a fornire tutti i dati di cui dispongono, come fatto in Catalogna appunto, “per vedere in maniera molto più realistica l’andamento dell’epidemia”.

Chi aveva invece già adottato un conteggio che andasse oltre le vittime nelle strutture sanitarie è il Belgio, che proprio per questo supera la Spagna e diventa il primo Paese in Europa per morti rispetto alla popolazione. Con i 417 nuovi decessi segnalati oggi, il totale delle vittime ha toccato quota 4.857. Per un Paese che conta circa 11,5 milioni di persone questo significa una media di 419 morti per milione di abitanti. In base ai calcoli effettuati da Afp e Politico, il dato belga supera per la prima volta quello della Spagna (409) ed è superiore anche ai numeri dell’Italia (358) e di Paesi vicini come Olanda (193), Francia (263) e Regno Unito (202). Il triste primato del Belgio, che ieri ha prolungato le restrizioni in vigore (meno dure di quelle italiane) fino al 3 maggio, è dovuto anche al fatto che nei decessi vengono conteggiate anche le morti nelle case di risposo anche nel caso ci sia solo il sospetto di un loro legame al Covid-19. Ieri le autorità sanitarie nazionali hanno indicato che meno del 3% di queste ha avuto una diagnosi confermata d’infezione da coronavirus. Ad oggi risulta che il 49% dei 4.857 decessi registrati nel Paese è avvenuto in residenze per anziani.

Il conteggio è ancora legato solo ai decessi che avvengono negli ospedali anche nel Regno Unito, che ha ammesso che i dati sono una sottorappresentazione della realtà, perché non includono i morti nelle case di riposo, abitazioni e in altri luoghi. A oggi le vittime sono 13.729.

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