Branchi di cani vagano per le vie desolate nei giorni della quarantena. Accade nelle regioni del Sud, da Agrigento a Napoli, dove il problema del randagismo non è stato mai veramente affrontato o forse non è mai stato considerato veramente un problema. In Sicilia, così come in Campania o in Calabria, i “migliori amici dell’uomo” vengono abbandonati senza scrupoli anche al tempo del Coronavirus, in cui i controlli sono più serrati. In un’Italia divisa in due, invece, diminuiscono le segnalazioni e le denunce di cani abbandonati al Nord, dove il problema è da tempo diminuito o risolto, e i cani che vengono ritrovati, spesso, sono riconducibili ai territori meridionali.

Nelle stesse zone aumentano invece le rinunce di proprietà con i padroni che vogliono disfarsi degli animali e per questo chiamano volontari o canili. “Nelle zone settentrionali i numeri dei ritrovamenti sono in diminuzione – spiega Loredana Pronio, presidente nazionale della onlus Feder Fida – nella stessa città di Roma i casi di ritrovamento di cani abbandonati si sono ridotti. Prendendo ad esempio il caso del canile della Muratella, dove nell’ultimo mese sono entrati meno della metà dei cani che vengono trovati ogni mese (in media tra gli 80 e i 100)”.

Se da un lato le segnalazioni sono di meno perché la gente sta a casa, dall’altro lato in questi giorni sarebbe venuto a mancare anche il flusso dei cani arrivati dal Sud tramite le cosiddette “staffette”, sia quelle legali, per cui occorrono diverse autorizzazioni in più rispetto al solito, sia quelle illegali: diffuse in Sicilia e in Calabria, ad opera di sedicenti animalisti, queste potrebbero essere bloccate per via dei controlli serrati di questi giorni di quarantena. “C’è questa percezione – spiega il presidente di Lav, Gianluca Felicetti – cani senza autorizzazione non possono viaggiare e sarebbe rischioso in questo momento. Nelle ultime tre settimane infatti non ci è stata segnalata alcuna staffetta al portale che abbiamo attivato per i giorni dell’emergenza in cui sono arrivate più di 9mila richieste”. Un sistema assodato, quello delle staffette, oggi fermo che porta molti canili delle zone settentrionali, altrimenti quasi vuoti, a rifornirsi di randagi, trovati sul territorio dopo viaggi illegali su mezzi di fortuna che non hanno requisiti per il trasporto di cani. Una pratica barbara che però negli anni è stata redditizia per finte associazioni animaliste e canili, i quali ricevono circa 2mila euro all’anno dal Comune di appartenenza per ogni cucciolo ritrovato.

I ritrovamenti di cani abbandonati però non si fermano al Sud, dove invece le strade si riempiono di randagi: “Molta gente che prima sfamava i randagi, i cosiddetti cani di quartiere, adesso rimane a casa, così gli animali vagano per strada in cerca di cibo, spostandosi in luoghi dove prima non andavano – spiega Teresa Alaimo dell’associazione Stop Animal Crime – è difficile fare una stima di randagi per strada ma nell’ultimo mese, in Sicilia e in Campania sono aumentati, alcuni probabilmente a causa delle bufale che volevano i cani portatori del virus”. In un momento difficile per la nazione, a diminuire sono però i volontari, che nelle associazioni si trovano in ranghi ridotti in questi mesi di quarantena.

E calano anche le offerte, unica fonte di sussistenza di alcune associazioni: “Nella mia associazione ci prendiamo cura di 75 cani ma in questo periodo le offerte sono in calo – spiega Chiara Calasanzio, dell’Oasi Ohana che ha donato uno dei suoi ultimi cani a Striscia la Notizia – per fortuna però ci sono persone di buon cuore che non ci abbandonano. Nonostante i controlli, però, i cuccioli continuano a essere abbandonati. Gli ultimi li abbiamo ritrovati in un sacchetto della spesa, pochi giorni fa”. Se il presente non è roseo, il futuro si prospetta peggiore: “In questo momento le adozioni non sono possibili – spiega ancora Gianluca Felicetti – quindi i canili rimangono pieni. Inoltre, il blocco delle sterilizzazioni dalle Asl, in piena primavera, porterà i randagi a riprodursi ancora, acuendo il problema nei prossimi mesi”. Si prevede quindi un prossimo aumento di cani per strada, allargando un problema che viene affrontato in diverso modo nelle regioni italiane.

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