Indagato il capitano della Sea Watch 5: sequestri a bordo della nave. La ong: “I libici ci sparano, ma l’Italia accusa noi”
“Nuovo attacco alla solidarietà in mare: dopo le raffiche di spari delle milizie libiche contro Sea Watch 5, lo Stato italiano risponde avviando un’indagine penale contro il suo capitano”. Lo denuncia sui social la ong Sea Watch, dopo che ieri la nave è arrivata al bordo di Brindisi con a bordo 166 migranti salvati nei giorni scorsi nel Mediterraneo (138 uomini, tre donne e 25 minori non accompagnati, provenienti per la maggior parte dal Bangladesh). Il comandante è accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: “Verso mezzogiorno” di venerdì, “agenti della Guardia costiera italiana e della Polizia sono saliti a bordo della Sea Watch 5. Sono rimasti sul ponte di comando della nave fino a ben oltre la mezzanotte, hanno sequestrato documenti e attrezzature e hanno condotto due membri dell’equipaggio alla stazione di polizia per un interrogatorio. Per oggi (sabato, ndr) è previsto anche un interrogatorio del capitano”, comunica Sea Watch in una nota.
Lunedì scorso la ong aveva denunciato che la Sea Watch 5, dopo un salvataggio, era stata inseguita e bersagliata da spari di motovedette della Guardia costiera libica dopo un salvataggio: motovedette, ricorda la portavoce Giorgia Linardi, “donate alla Libia dall’Italia nel quadro dell’intesa tra i due Paesi”. “Siamo davanti a un’escalation paradossale: invece di fare luce sulle responsabilità dell’attacco contro i civili sulla nostra nave, lo Stato prima manda i militari italiani a Tripoli a riparare i motori delle motovedette che compiono azioni criminali in mare, e poi accusa chi ha soccorso vite in mare”, afferma Linardi. “La criminalizzazione della società civile è ormai prassi, ma anche davanti a questa escalation e non ci lasceremo intimidire”.
Sulla vicenda interviene la deputata Pd Laura Boldrini, ex presidente della Camera: “Non era bastato l’attacco della cosiddetta Guardia costiera libica che, a bordo di una motovedetta donata dall’Italia, ha sparato contro la nave Sea Watch che aveva appena soccorso persone in mare. Non è bastato che due motovedette libiche inseguissero la Sea Watch in mare nel tentativo di farsi consegnare i naufraghi. All’arrivo a Brindisi la nave è stata perquisita dalla Guardia costiera italiana e dalla Polizia e il capitano indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Una vicenda che ha dell’incredibile e che indigna, il cui unico responsabile è il governo italiano che fornisce mezzi a chi spara e si accanisce contro le ong, che fanno quello che dovrebbero fare gli Stati: salvare vite nel rispetto del diritto internazionale e del diritto del mare”, afferma.