Signore e signori, Giorgio Scerbanenco. Ma non il noir che vi aspettate, bensì il suo primo romanzo, Il terzo amore, pubblicato oggi da La Nave di Teseo. Testo introspettivo, dalle atmosfere cariche di grigio meneghino e umidità lacustre, datato 1938. Inutile dire che è un capolavoro. Perché Scerbanenco più il piccolo mondo si restringe(va) attorno alla psicologia di un suo personaggio più lui ci scava(va) dentro con un’intensità inaudita. A Milano, sul finire degli anni ’30, vive Elena, giovane donna affascinante di estrazione popolare, concupita da troppi, sia operai che padroni che rampolli della buona borghesia. Elena è una ragazza madre con figlio piccolo che fluttua riservata, schiva e misteriosa tra corteggiatori seri e arrembanti, piegata di fatica e anche vanamente illusa tra il lavoro in un laboratorio di pellicceria e quello di attrice prima di prosa, poi cantante in un varietà. L’aspetta un matrimonio di convenienza e forse la felicità. La scrittura densa e levigata, vagamente retrò (l’uso dell’ “egli”, certe coniugazioni verbali desuete), ricca di rispettosi aggettivi descrittivi per tutti i personaggi del racconto, è già al primo romanzo (Il terzo amore uscì a puntate su un rotocalco) una serpentina sinuosa e magmatica che entra sottopelle e non ti lascia un attimo di respiro fino alla fine delle 270 pagine lette in un amen prima di coricarsi. Scerbanenco, oltretutto, riesce a fondere in un vivo crogiuolo da fosco realismo sociale le vibranti coordinate interiori di Elena con la sua collocazione economico-culturale nell’Italia dell’epoca. Partigiano senza eccessi verso la sua fragile e al contempo esteriormente dura protagonista, l’indimenticato autore la ripone delicato all’interno di un’autonomia da single ante litteram come ad un esasperato continuo celare dei suoi sentimenti, mentre gli uomini attorno, siano essi sarti, elettricisti, giornalisti o imprenditori, si confessano e signorilmente le cadono ai piedi. Pochissimi sorrisi, quasi alcuna ironia nei personaggi, tutto bruma e neon lombardi, Il terzo amore andrebbe letto nelle scuole per ascoltare l’armonia compositiva di un prezioso come eravamo. Voto: 9

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Lo scaffale dei libri, la nostra rubrica settimanale: diamo i voti, da Antonio Manzini a Massimo Carlotto, da Giorgio Scerbanenco a Abir Mukherjee

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