“Dottor Negri, io e lei in fondo lavoriamo nello stesso campo. Lei deve evitare che una persona diventi un cadavere, io devo capire chi quel cadavere l’ha prodotto. Due anelli di una stessa catena. Le sue mani mi hanno salvato la vita, ora tocca a me”. È un Rocco Schiavone assolutamente inquieto e sofferente quello descritto da Antonio Manzini nel suo ultimo romanzo, Ah, l’amore l’amore (Sellerio). ricoverato in ospedale, ad Aosta, con un rene in meno e un’infezione post-operatoria che lo costringe a prolungare la sua degenza. Il vicequestiore è un paziente molto impaziente, odia il suo compagno di stanza, non mangia nulla se non i panettoni che compra al bar dell’ospedale e la notte è vittima dei soliti incubi che lo tormentano. A salvarlo dalla noia ci pensa lei, la “rottura di coglioni di decimo livello”, il caso di omicidio camuffato da episodio di malasanità. Sul banco degli imputati finisce il dottor Negri, il primario che l’ha operato, un uomo malinconico e disincantato a cui il vicequestore sente di dover dare giustizia. Così, direttamente dal suo letto d’ospedale, postazione privilegiata, Rocco inizia ad indagare, più solo che mai, mentre la sua squadra è allo sbando con Italo che si perde ancora una volta dietro al poker e il neo viceispettore Antonio Scipioni alle prese con un dramma amoroso da commedia degli equivoci. Schiavone è un leone ferito nell’animo e nel fisico, costretto a fare i conti con i sentimenti che, alla soglia dei cinquant’anni, iniziano a scalfire il bunker antiatomico dentro cui ha nascosto il suo cuore. Segue la “puzza”, si immerge nella “fogna” e ne riemerge vittorioso ma con quella stessa sensazione d’amaro in bocca che resta al lettore. Mentre immancabilmente un’ombra, da quell’oscurità che mai lo lascia, lo osserva da un angolo della strada lì fuori. Un racconto lento e malinconico, da cui traspare la voglia di Antonio Manzini di prendere una boccata d’aria dalla vita cupa di Rocco Schiavone, aprendo una finestra sui problemi di cuore di Scipioni e Casella. Voto: 9

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Lo scaffale dei libri, la nostra rubrica settimanale: diamo i voti, da Antonio Manzini a Massimo Carlotto, da Giorgio Scerbanenco a Abir Mukherjee

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