Per la prima volta, l’Unione europea lancia un chiaro messaggio all’Egitto per chiedere la liberazione di Patrick George Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna arrestato il 7 febbraio all’aeroporto del Cairo. L’avvertimento arriva dal presidente dell’Eurocamera, David Sassoli, che ha dichiarato di sentire “il dovere di porre alla vostra attenzione la vicenda di Patrick Zaki. Voglio ricordare alle autorità egiziane che l’Ue condiziona i suoi rapporti con i Paesi terzi al rispetto dei diritti umani e civili, come ribadiamo in tutte le nostre risoluzioni, e chiedo che Zaki venga immediatamente rilasciato e restituito ai suoi cari”. E Di Maio dichiara: “Non ritireremo l’ambasciatore Cantini, l’aiuto che possiamo dare è legato al fatto che al Cairo l’Italia c’è”.

Le parole del presidente della plenaria di Strasburgo arrivano, spiega lui stesso, dopo averne “parlato con l’Alto rappresentante per la Politica Estera Ue, Josep Borrell, che solleverà la questione al prossimo Consiglio europeo lunedì prossimo”.

Dal governo torna a parlare, durante il question time alla Camera, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, che riferisce di “condizioni psicofisiche al momento buone, compatibilmente con la detenzione carceraria” presso la stazione di polizia di Mansoura. Il membro dell’esecutivo ha poi sottolineato che “il governo continuerà a dare priorità al caso Zaki, anche con riferimento alle sue condizioni detentive e all’esigenza di assicurare un iter processuale rapido, in vista di un auspicabile, pronto rilascio”.

Il membro del Movimento 5 Stelle ha assicurato che, oltre ad aver richiesto, come governo, l’inserimento del caso nel meccanismo di monitoraggio processuale da parte dell’Unione europea, “la nostra ambasciata ha provveduto immediatamente a sollevare la questione Zaki con il gruppo di coordinamento informale delle ambasciate occidentali dedicato ai diritti umani, richiamando l’attenzione dei Paesi partner sul caso e sull’importanza e l’urgenza di una azione su più livelli”.

Il presidente della commissione d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni, Erasmo Palazzotto, chiede di “non smettere di mobilitarci per difendere Patrick George Zaki e chiedere la sua liberazione. L’Egitto non è un paese sicuro. L’Italia dia un segnale forte: chieda ora alle autorità egiziane il rispetto e la tutela dei diritti umani. E verità e giustizia per Giulio Regeni”.

Di Maio: “Non ritiriamo l’ambasciatore, serve lì”
Da Pristina, in Kosovo, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, afferma che nessun contatto è avvenuto tra l’ambasciatore italiano, Giampaolo Cantini, recentemente accusato dai genitori di Regeni di non rispondere più ai loro messaggi, e la famiglia dello studente, visto che stiamo parlando di un cittadino egiziano. Il diplomatico al Cairo, però, “ha avuto un incontro con Mohammed Fayek, il presidente del National Human Rights Council. L’ambasciata sta portando avanti tutte le azioni che servono per avere il massimo delle informazioni e attivare tutti gli organi di garanzia. Abbiamo fatto lo stesso a livello europeo, chiedendo che l’Unione segua tutti i passaggi del processo”.

Se però gli viene chiesto se pensa alla possibilità di un nuovo ritiro dell’ambasciatore, viste le mancate risposte del governo cairota alle richieste della famiglia e degli investigatori italiani, Di Maio, accusato dai genitori di Regeni di aver tenuto un atteggiamento troppo morbido nei confronti di al-Sisi, esclude questa possibilità, almeno per il momento: “L’obiettivo che ci siamo dati fin dalla nascita di questo governo è la riattivazione del dialogo tra le procure che era rimasto interrotto per un anno. Il 14 gennaio c’è stato un primo incontro tecnico, adesso – quando Roma avrà nominato il suo nuovo procuratore capo – dovrà esserci un vertice ai massimi livelli. Quella sarà la prova del nove delle disponibilità. Non sono Alice nel Paese delle Meraviglie, ma mi aspetto concretezza. Ma questo processo può essere portato avanti solo avendo un ambasciatore lì. Lo stesso vale per l’aiuto che possiamo dare a Patrick Zaki, proprio per il fatto che al Cairo l’Italia c’è”.

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