“Chiedo che rapporti ha ora Alfano, che ora fa l’avvocato, col suo studio legale con l’Egitto”. Paola Deffendi, madre di Giulio Regeni, il ricercatore friulano scomparso il 25 gennaio 2016 e ritrovato senza vita il 3 febbraio dello stesso anno lungo l’autostrada che dal Cairo porta ad Alessandria, tira in ballo l’ex ministro degli Esteri, Angelino Alfano, parlando di fronte alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte del figlio. Parole che Deffendi pronuncia riferendosi al nuovo incarico, non più istituzionale, affidato ad Alfano pochi giorni dopo la fine dell’esperienza col governo Gentiloni, esattamente il 30 giugno 2018: consulente per il nuovo team dello studio legale Bonelli Erede specializzato in Public International Law & Economic Diplomacy con focus su Mediterraneo, Africa e Medio Oriente.

Un annuncio, quello dello studio legale, arrivato appena 30 giorni dopo l’uscita di Alfano dalla Farnesina e in contemporanea con un’altra novità riguardante gli interessi di Bonelli Erede in Egitto: la creazione di una nuova partnership con l’ufficio legale egiziano Bahaa-Eldin per rafforzare “l’assistenza alle imprese italiane e internazionali che operano in Africa e in Medio Oriente”. A tale scopo, nel team di Bonelli Erede entra come consulente e managing partner l’economista Ziad Bahaa-Eldin. Il professionista egiziano è soprattutto l’ex vice primo ministro, fino al 30 gennaio 2014, dell’esecutivo del Cairo nato dopo il colpo di Stato del 2013 di Abdel Fattah el-Sisi. Personaggio ben introdotto nell’establishment militare alla guida del Paese da sette anni, già prima del rapimento e dell’uccisione di Giulio Regeni.

Quando, nell’agosto del 2017, Alfano inviò il nuovo ambasciatore Giampaolo Cantini in Egitto dopo il ritiro del suo predecessore, Maurizio Massari, scelta fortemente contestata da chi chiedeva una posizione più ferma nei confronti del regime di al-Sisi dopo i tentativi di depistaggio messi in atto dai servizi segreti del Paese sull’affare Regeni, giustificò la sua decisione “alla luce degli sviluppi registrati nel settore della cooperazione tra gli organi inquirenti di Italia ed Egitto sull’omicidio di Giulio Regeni”, con l’impegno da parte dell’allora governo “di fare chiarezza sulla tragica scomparsa di Giulio, inviando a Il Cairo un autorevole interlocutore che avrà il compito di contribuire, tramite i contatti con le autorità egiziane, al rafforzamento della cooperazione giudiziaria e, di conseguenza, alla ricerca della verità“.

Ma l’intento dichiarato da Alfano non ha, secondo la famiglia Regeni, portato a una maggiore cooperazione né da parte egiziana né, tantomeno, da parte dell’ambasciata italiana nella capitale nordafricana: “L’ambasciatore italiano al Cairo Cantini da molto tempo non ci risponde – hanno detto alla commissione d’inchiesta -, evidentemente persegue altri obiettivi rispetto a verità e giustizia, mentre porta avanti con successo iniziative su affari e scambi commerciali tra i due Paesi”. Da qui la richiesta della famiglia di fare chiarezza sul ruolo svolto dall’ex ministro Alfano che, pur non facendo parte del team di avvocati inviati in loco da Bonelli Erede, è entrato a far parte, appena 30 giorni dopo la fine del suo mandato istituzionale, del team che si occupa di assistere “aziende, Stati, enti, istituzioni dell’area del Mediterraneo, Africa e Medio Oriente per favorire gli investimenti“.

Il caso dei combattenti libici spariti dal San Raffaele
Un altro caso nel quale rapporti internazionali e incarichi privati di Alfano si intrecciano è quello sulla scomparsa di due combattenti libici in cura al San Raffaele di Milano, di proprietà del Gruppo San Donato di cui l’ex ministro è presidente, che, sospettati di aver accoltellato un loro connazionale in cura nella stessa struttura, sono stati prelevati da due auto e, nonostante indagati, probabilmente rimpatriati.

La vicenda ha inizio in estate, quando il Gruppo San Donato ha presentato tra le nuove iniziative quella di un’apertura all’estero della holding, offrendo le proprie competenze per avviare collaborazioni con governi stranieri, in particolar modo sul mercato mediorientale e africano. “Ci sono governi che stanno varando piani sanitari e hanno bisogno dell’esperienza e del know how che sono alla base del modello milanese il cui successo è ormai riconosciuto”, avevano annunciato presentando il progetto, a inizio luglio. Nello stesso giorno e a tale scopo, venne presentata anche la nuova governance del gruppo: come nuovo presidente venne scelto proprio Alfano. L’ex ministro, in particolare, è stato anche incaricato di fare da ambasciatore del gruppo all’estero, date le competenze e le relazioni sviluppate nel corso della sua esperienza alla Farnesina.

Pochi giorni dopo il suo insediamento, è entrato nel vivo l’accordo stipulato in primavera tra il Gruppo San Donato e l’ambasciata libica presso la Santa Sede che prevede l’invio di feriti libici, tra cui miliziani fedeli al Governo di Accordo Nazionale di Fayez al-Sarraj, per essere curati nella struttura ospedaliera milanese, alloggiando, nel frattempo, presso l’hotel Rafael di via Olgettina, vicino all’ospedale. Miliziani che, una volta curati, saranno rispediti in patria a spese del governo di Tripoli.

Ma l’accordo è tornato a occupare le pagine dei quotidiani alla fine di gennaio, quando La Stampa ha diffuso la notizia di un accoltellamento ai danni di uno di questi combattenti da parte di altri due libici curati nella struttura milanese e sul quale la Procura ha aperto un’inchiesta. Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, l’aggressione è avvenuta il 15 gennaio all’interno dell’albergo, con il ferito che è stato poi trattato nel pronto soccorso dell’ospedale. È lì, dopo aver ricevuto le cure necessarie, che l’uomo ha fatto il nome dei due aggressori. Le forze dell’ordine hanno allora ispezionato le loro camere, ma di loro non c’era più traccia. Si scoprirà solo dopo che i due sono stati prelevati da due auto e portati in tutta fretta a Roma dove, presumibilmente, sono stati imbarcati su un volo con destinazione Tripoli. Un fatto su cui la Procura deve ancora fare chiarezza, così come sulle specifiche dell’accordo tra ambasciata libica e Gruppo San Donato, visto che ad essere portati fuori dai confini nazionali sono state due persone accusate di lesioni aggravate. Reato commesso su suolo italiano.

Twitter: @GianniRosini

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