Sedici ore di sciopero in tutti gli stabilimenti del gruppo Whirlpool in Italia. È questa l’iniziativa presa da Fiom, Fim e Uilm dopo il confronto al ministero dello Sviluppo Economico con l’azienda e il governo durante il quale la multinazionale ha confermato la volontà di mollare il sito di Napoli, che impiega 420 operai, già fissato al 31 ottobre scorso e poi fermato visti i dubbi dell’esecutivo e dei metalmeccanici sull’opaco piano della svizzera Prs-Passive Refrigeration Solutions. “Riteniamo gravissima e inaccettabile la iniziale conferma di Whirlpool di voler chiudere Napoli il 31 marzo prossimo e insufficiente la mediazione del governo che è riuscita solo a spostare il termine al 31 ottobre”, annunciano le sigle, i cui leader mercoledì sera – in particolare Marco Bentivogli – sono stati fronteggiati dai lavoratori di Napoli dopo l’uscita dalla riunione al ministero.

Le prime 8 ore di sciopero, spiegano i sindacati, avranno un’articolazione territoriale con presidi davanti agli stabilimenti, le altre 8 si terranno invece in occasione della mobilitazione nazionale che verrà definita nelle prossime settimane. Già in mattinata intanto si è tenuta l’assemblea degli operai napoletani per discutere del nulla di fatto registrato durante il vertice al Mise. “La situazione è delicata e difficile, bisogna mantenere i nervi saldi, non farsi impressionare e tenere fermo l’obiettivo che è quello di salvaguardare la produzione e l’occupazione. I tempi si sono allungati fino a ottobre, ma il punto resta il rispetto degli accordi”, ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini.

Nell’ottobre 2018, infatti, Whirlpool aveva firmato un’intesa che prevedeva da un lato la cassa integrazione e dall’altro il rilancio degli stabilimenti italiani con il rientro di alcune produzioni dalla Polonia. L’accordo aveva fatto esultare l’allora ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, che parlò di “un cambio di passo per l’Italia” perché “appena giunti al governo abbiamo iniziato una dura lotta contro le delocalizzazioni”. E aggiunse: “Sta succedendo qualcosa che va oltre: stiamo riportando lavoro in Italia. È un primo passo, ma molto importante”. In realtà, pochi mesi dopo, la multinazionale degli elettrodomestici annunciò la volontà di disfarsi dello stabilimento di Napoli. E da allora prosegue un lungo braccio di ferro, tra tentativi di trattenere la presenza anche attraverso nuovi incentivi milionari (rifiutati dall’azienda) e un posticipo dell’addio all’impianto di produzione.

Ma c’è chi, come il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, non ha dimenticato quelle parole di Di Maio: “È inaccettabile che una multinazionale venga, si prende i soldi dello Stato e poi va via. Ho trovato molto grave il comportamento di Di Maio nel Conte I, affermando di aver risolto la situazione, quando non era così – ha attaccato a Radio Crc – Illudere i lavoratori non è assolutamente accettabile. Bisogna premere nei confronti del governo, così che prenda finalmente un ruolo. Napoli ha fatto la sua parte, abbiamo fatto proposte, siamo scesi in piazza. Questa città cos’altro può fare? Solo l’autogestione, ma ci aspettiamo che il governo dia una spiegazione chiara”.

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