Il ministero dello Sviluppo offre nuove incentivi, sotto forma di una decontribuzione per 15 mesi sui contratti di solidarietà che vale 17 milioni di euro. E i vertici di Whirlpool mettono sul tavolo cinque ipotesi per lo sviluppo del sito di Napoli che a fine maggio avevano annunciato di voler vendere. Ma spiegano che solo la quinta, che prevede una riconversione dello stabilimento “sotto una nuova realtà aziendale”, garantirebbe il mantenimento della continuità industriale e salverebbe i 412 posti di lavoro a rischio. Queste ipotesi in ogni caso andranno ora “incrociate” con l’offerta di via Veneto, il cui titolare Luigi Di Maio a giugno aveva al contrario minacciato di chiedere la restituzione dei soldi pubblici già goduti dal gruppo degli elettrodomestici. E’ il risultato del nuovo tavolo al Mise a cui hanno partecipato l’amministratore delegato di Whirlpool Italia, Luigi La Morgia, e il vicepremier pentastellato, con i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm.

La Morgia ha proposto cinque diverse strade, “tutte in linea con l’impegno a garantire la continuità produttiva e i livelli occupazionali”. Le prime tre opzioni – fa sapere in una nota – richiederebbero investimenti nelle lavatrici di alta gamma, un segmento di mercato in forte difficoltà da diversi anni, oppure “trasferimenti di produzione da siti italiani o EMEA, con potenziali ripercussioni sugli altri stabilimenti e sulla profittabilità dell’azienda nella Regione EMEA”. Queste soluzioni, però, a detta della stessa azienda “sarebbero in grado di garantire solo parzialmente i posti di lavoro, dimostrandosi quindi non sostenibili nel medio-lungo termine“. La quarta soluzione “al momento prevederebbe il mantenimento della produzione di lavatrici da parte di un nuovo player industriale, soluzione alla quale Whirlpool “sarebbe aperta se si dovesse eventualmente riscontrare un interesse dal mercato e a determinate condizioni”. Ma anche questa opzione “è al momento del tutto ipotetica, in quanto l’azienda non ha ricevuto alcuna manifestazione di interesse“. Solo la quinta e ultima opzione di fatto “garantirebbe il mantenimento della continuità industriale e i pieni livelli occupazionali”: è quella che prevede “un cambio di missione dello stabilimento, in grado di dare un futuro sostenibile al sito nel medio e lungo periodo. Alla nuova missione corrisponderebbe un cambio di produzione sotto una nuova realtà aziendale e con una nuova organizzazione del lavoro. Il processo di cambiamento verso la produzione di nuovi prodotti sarebbe accompagnato da un percorso formativo volto a supportare lo sviluppo di nuove capacità e competenze del personale”. Tradotto: riconversione sotto una nuova società.

Poi è arrivata l’offerta di diciassette milioni di decontribuzione: “E’ pronta una norma, da approvare nei prossimi giorni, che permetterebbe a Whirlpool di avere una decontribuzione per 17 milioni di euro nei prossimi 15 mesi, non pagando tasse sui contratti di solidarietà”, ha detto Di Maio. Quando un’azienda attiva contratti di solidarietà può già oggi chiedere una riduzione del 35% della contribuzione. Non è chiaro se il governo intenda stanziare risorse aggiuntive ad hoc per il gruppo degli elettrodomestici. Il premier Conte poco dopo rispondendo al question time alla Camera ha detto: “Poco fa si è concluso al ministero il tavolo Whirpool ed è stato deliberato uno strumento normativo per mantenere lo stabilimento di Napoli, per salvaguardare i livelli occupazionali”.

La Morgia è rimasto tiepido: “Dobbiamo avere il dettaglio del testo. Non è una questione di cifre, dobbiamo capire il contenuto tecnico per poi fare valutazioni. Ripeto, abbiamo presentato 5 diverse ipotesi e in ognuna la proposta del Mise avrà un impatto quindi dobbiamo rivalutare con attenzione. Stiamo parlando di 412 famiglie”. E ancora: “Ulteriori investimenti dell’azienda nella produzione di lavatrici a Napoli, anche se supportati da significativi incentivi finanziari negli anni, non garantiscono una soluzione sana e sostenibile nel lungo periodo. Solo un nuovo progetto industriale e un nuovo prodotto siano in grado di ridare nuova linfa al sito e di garantire i posti di lavoro a Napoli”. Al momento nessun nuovo incontro è stato calendarizzato.

“Finalmente è finito un dialogo fra sordi“, ha commentato il segretario nazionale della Fiom Barbara Tibaldi, responsabile del settore elettrodomestici. “Forse i 17 milioni di risparmi con le decontribuzioni messi sul tavolo da Di Maio hanno portato l’azienda ad ammettere che le lavatrici possono restare a Napoli e che anzi la produzione può essere spostata da altri siti Whirpool dell’estero, anche dalla Polonia. Per noi il piano per salvare Napoli è quello, non siamo d’accordo con l’ipotesi di riconvertire il sito“. “Noi chiediamo il rispetto dell’accordo dell’ottobre 2018 non solo per Napoli, ma anche per gli altri stabilimenti e uffici italiani, dove pure abbiamo gravi problemi da scongiurare”, ha dichiarato invece  Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile del settore elettrodomestici.

Per il segretario nazionale Fim Cisl Alessandra Damiani “bisogna lavorare su questa possibilità ragionando anche sul possibile spostamento di una parte delle produzioni dall’estero, senza incidere sull’occupazione degli altri siti, in virtù anche delle aperture su possibili sovvenzioni governative che vanno comunque tenute dentro il piano industriale sottoscritto il 25 ottobre scorso e solo a fronte di un impegno concreto dell’azienda a mantenere e consolidare l’occupazione nel nostro Paese”. La Fim dunque “esclude” tutte le altre possibilità ventilate in questi mesi: dalla vendita alla reindustrializzazione “che non darebbero prospettive al sito Partenopeo e creerebbero una situazione d’incertezza sul futuro dei lavoratori e delle loro famiglie”. Fredda la momento la Fim sulla proposta avanzata dal ministro Di Maio per l’azzeramento dei contributi aziendali per i contratti di solidarietà che produrrebbero un risparmio “fiscale” di 20 milioni di euro circa all’anno: “Per noi quest’ipotesi, come già detto, deve andare insieme ad un accordo che impegna il gruppo a mantenere integralmente l’occupazione in Italia”.

Per l’Ugl Metalmeccanici “l’unica strada da percorrere è rispettare l’attuale mission produttiva, semmai con aggiunta delle lavatrici, che devono arrivare dall’estero, garantendo il rispetto dell’accordo ministeriale del 2018. Di conseguenza, non siamo disposti a ragionare su alcuna delle proposte alternative presentate e messe sul tavolo da Whirlpool”. “Il ministro Luigi Di Maio – sottolinea Spera – ha dimostrato massima disponibilità attraverso l’incentivo per la decontribuzione pari a circa venti milioni di euro, qualora l’azienda si impegnasse a garantire le produzioni a Napoli e gli attuali livelli occupazioni di Napoli. Per noi resta fondamentale garantire la produzione di lavatrici in Italia e far rientrare le nuove produzioni delle lavatrici a garanzia di Napoli e dell’intero indotto collegato, che conta circa 800 lavoratori”.

Positivo il commento dell’assessore al Lavoro del comune di Napoli, Monica Buonanno. “Se al prossimo incontro si condividerà anche la visione e la strategia, che non possono e non devono astrarsi dal concetto di piena occupazione di tutte le maestranze del sito Whirlpool di Napoli – ha detto l’assessore fiduciosa nella proposta di Di Maio – vuol dire che siamo sulla strada giusta. Ora non resta che aspettare il confronto che proseguirà in sede tecnica, per poi tornare al tavolo plenario a settembre.

In mattinata si erano radunate davanti alla sede del ministero dello Sviluppo le delegazioni dei lavoratori della sede partenopea con magliette “Whirlpool Napoli non molla”. “Abbiamo fatto i compiti a casa“, aveva esordito Di Maio all’inizio dell’incontro, per poi spiegare: “Non vogliamo una guerra tra poveri. Siamo pronti a supportare l’azienda nell’individuazione di un’alternativa alla vendita. E’ pronta una norma, da approvare nei prossimi giorni, che permetterebbe a Whirlpool di avere una decontribuzione per 17 milioni di euro nei prossimi 15 mesi, non pagando tasse sui contratti di solidarietà”.

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