Bisogna cominciare l’anno con buoni propositi e con buoni auspici. Non sempre però la cronaca ci aiuta a dispensare ottimismo e gioia. Ci sono cose che ci pongono altre domande e impongono altri propositi. Parigi, alle 6:40 del 8 gennaio: gli operatori dell’aeroporto Charles de Gaulle hanno trovato nel carrello di un Boeing 777 dell’Air France appena atterrato da Abidjan, Costa d’Avorio, un fagotto irrigidito dal gelo. Era un bambino nero, sui dieci anni.

Quale disperazione ha spinto un bambino a infilarsi nel carrello di un aereo e morire di un terribilmente lento e doloroso congelamento? Da cosa scappava? Cosa cercava in Europa? Domande senza senso perché le risposte sono scontate: quello che cercano tutti i bambini che a migliaia muoiono nei mari e sulle strade della speranza scappando da guerre e fame.

Ma noi non abbiamo questi problemi. La notizia del bambino e la relativa commozione, per chi la prova, dura solo il tempo, breve di un flash di agenzia, una nota in un tg e, se va bene, qualche articolo di giornale. Noi abbiamo altri problemi, per esempio quello sì urgente della “denatalità”. A cavallo dei primi giorni di questo nuovo anno c’è stato un dibattito: l’Italia sta diventando un Paese di vecchi, le famiglie non fanno più figli.

Uno potrebbe domandarsi se questo è un problema in un mondo nel quale la sovrappopolazione è un problema globale e le risorse mondiali sono distribuite in maniera iniqua; tanto che, secondo il rapporto Oxfam 2019, l’1% più ricco del pianeta detiene quasi la metà della ricchezza aggregata netta totale (il 47,2%, per la precisione) e 3 miliardi di persone al mondo vivono con 5,5 dollari al giorno.

Poi uno potrebbe domandarsi perché ci si sorprende se questa situazione, resa ancora più grave dalle tante guerre di potenze che vanno a casa d’altri per controllarne le risorse naturali, provoca fenomeni di migrazioni destinate a durare e a coinvolgere milioni di persone. Uomini, donne e bambini come il piccolo di Parigi e tanti, troppi altri.

È banale, ma allora la si può mettere così: se gli italiani non fanno più figli e si crede che ce ne sia tanto bisogno, allora prendiamo quelli che sono disposti a morire per portare la propria energia, le proprie capacità, la propria cultura cercando vita e fortuna in altri Paesi. Tanto più che chi si lamenta che l’Italia si spopola non si domanda perché i giovani italiani istruiti, capaci, lasciano l’Italia a decine di migliaia all’anno (circa 40mila nel 2018 e nel 2019; 2 milioni in 13 anni) e peraltro sono più del doppio di quelli che, disgraziatamente secondo molti, vi entrano (23mila nel 2018 e 11mila nel 2019; meno di 800mila negli ultimi 13 anni).

Se però gli immigrati che entrano in Italia e fanno figli (e coprono aree lavorative abbandonate e non solo) non li vogliamo, allora cosa rimane? Ce lo dice con la solita eleganza e raffinatezza Matteo Salvini. Parlando di questo problema che gli sta tanto a cuore si è chiesto: alla fine, in Italia “chi è che fa i figli? I rom, tanto se ne fottono: lo Stato gli paga tutto, gli paga il gas, la luce, olè”. Olè, proprio così, olè.

Finora andava così: in Italia c’è la migliore criminalità organizzata nel mondo? Non fa niente, il problema sono i rom che rubano. In Italia le periferie sono un degrado sociale? Non fa niente, il problema sono i rom che vivono nei campi degradati in periferie desolate. In Italia mancano 300mila case popolari e nelle grandi città ci sono decine di migliaia di famiglie in lista d’attesa? Non fa niente, il problema sono i rom che vogliono anche loro la casa popolare togliendola agli italiani, e così via.

Ma ora per fortuna è tutto cambiato: i rom possono salvare l’Italia dalla crisi della natalità, quindi non più ruspe con le quali farsi i selfie e la fortuna politica (vi ricordate il sindaco di Gallarate che ha demolito le casette di 50 cittadini italiani e la sindaca di Cecina con la sua foto sulla ruspa?).

Siamo contenti e ci aspettiamo che Salvini non ci regali più ruspe, ma culle e pannolini anche per alleggerire il costi dello Stato che, secondo Salvini, ci paga tutto. Ma su questo punto lo possiamo tranquillizzare: luce e gas li paghiamo da soli.

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