L’anno scorso era arrivata la prima promozione, anche se con riserva. Quest’anno l’Italia potrebbe passare nell’elenco di chi sta migliorando. “Con l’entrata in vigore della legge “Spazzacorrotti” l’Italia ha compiuto progressi importanti sull’incriminazione dei casi di corruzione e sul finanziamento dei partiti politici” dice all’Ansa Gianluca Esposito, segretario esecutivo del Greco, organo anti corruzione del Consiglio d’Europa, che questa settimana ha chiuso il ciclo di monitoraggio dell’Italia sulle incriminazioni e il finanziamento della politica. Nel rapporto finale di valutazione, allo stato ancora una bozza, Greco si “congratula con il Paese per gli sforzi compiuti per allineare la legislazione nazionale a quanto prescritto nella convenzione penale sulla corruzione del Consiglio d’Europa”. All’Italia però “molto resta da fare sul fronte del controllo dei finanziamenti alla politica”. Un avvertimento che, in questi giorni in cui l’inchiesta sulla Fondazione Open, cassaforte renziana, ha innescato una polemica politica feroce, potrebbe essere utile per trovare la strada giusta da percorrere. In Senato il 12 dicembre se ne discuterà dopo che Italia Viva, il partito guidato da Matteo Renzi, ha ottenuto il dibattito urgente.

Secondo l’organismo europeo il sistema di controllo dei finanziamenti alla politica in Italia presenta numerosi difetti ed è fonte di preoccupazione. Strasburgo nota che l’essere passati da un sistema di finanziamento pubblico a uno privato e l’aver sottoposto, con la Spazzacorrotti, le fondazioni politiche, le associazioni e i comitati alle stesse regole di trasparenza dei partiti richiede un miglioramento del controllo del rispetto delle regole. “Greco è preoccupata dalle molte critiche che ha ricevuto sul sistema e dalla carenza di risorse denunciata dagli organi preposti al monitoraggio – si legge nel rapporto – Gli organismi di monitoraggio hanno inoltre evidenziato numerose sfide sulla concreta applicazione di quanto previsto dalla legge spazzacorrotti, la sua articolazione con altre norme esistenti (13 in tutto) e una comprensione concreta delle nozioni e degli obblighi contenuti nel testo”. Secondo Greco, per avere un controllo efficace occorre rafforzare i poteri, il coordinamento e le risorse ai diversi organi di monitoraggio, che al momento sono tre: il comitato per la trasparenza e il controllo delle dichiarazioni finanziarie dei partiti e movimenti, la Corte dei Conti e il comitato regionale di garanzia per le elezioni.

Con l’approvazione della legge anticorruzione le fondazioni, le associazioni e i comitati politici sono stati equiparati ai partiti. A monitorare sul rispetto di questi obblighi la commissione di garanzia sui bilanci dei partiti, istituita presso il parlamento, e composta da cinque magistrati. Proprio la commissione. il cui lavoro sarebbe immane perché bisognerebbe analizzare circa 6mila rendiconti, è stato oggetto di un altro scontro politico perché era stato presentato un emendamento nel dl Fisco, poi ritirato, che ne prevedeva il rinvio. Come analizzato da Open Polis, fondazione che monitora i lavori del Parlamento, la commissione dovrebbe valutare tutte le persone “che hanno avuto incarichi nel parlamento nazionale ed europeo, nel governo, nelle regioni e nei comuni con più di 15.000 abitanti. Per la precisione si tratta di 20.483 persone attualmente in carica, a cui bisogna aggiungere le 33.421 che invece hanno ricoperto tali ruoli negli ultimi 6 anni. In totale parliamo quindi di 53.904 persone”.

Al momento in Italia “c’è un estremo disordine delle norme – in tutto 13 – che regolano il finanziamento ai partiti” e “questo è un problema molto serio” dice Raffaele Piccirillo, capo delegazione per l’Italia al Greco raccontando del rapporto. Questo disordine non solo può creare degli alibi ma può consentire anche di sfuggire ai controlli. In questo contesto la legge spazzacorrotti è una “sorta di legge quadro, indica i principi guida e i termini entro cui fare un testo consolidato, che cioè metta insieme tutte le norme, possibilmente le razionalizzi”. Piccirillo, magistrato al massimario della Corte di Cassazione ed ex direttore degli affari penali al ministero della giustizia, evidenzia i passi avanti fatti dall’Italia di cui il rapporto dà atto, legati soprattutto alla legge spazzacorrotti. Ma il capo delegazione non nasconde i nodi che bisogna ancora sciogliere. “Possiamo essere soddisfatti perché il Greco ha riconosciuto i progressi che abbiamo fatto in questi anni soprattutto sul fronte delle incriminazioni” dice Piccirillo riferendosi all’obbligo di introdurre reati di corruzione specifici nelle leggi e quindi la possibilità di perseguirli. Grazie alla spazzacorrotti l’Italia ha allargato l’ambito del reato di traffico d’influenza e può “procedere anche per fatti di corruzione commessi all’estero e nelle organizzazioni internazionali”. E passi avanti ci sono stati anche sul fronte della prescrizione. “Probabilmente oggi abbiamo i tempi di prescrizione più alti al mondo e a prescindere da quanto accadrà in Italia sull’entrata in vigore della parte della legge spazzacorrotti su questo punto, le riforme condotte sin dal 2012 hanno radicalmente cambiato il sistema della prescrizione” spiega Piccirillo.

“Ora dobbiamo assicurarci che le riforme fatte siano efficaci nel prevenire e combattere la corruzione” dice il magistrato. Gli fa eco il segretario esecutivo del Greco, Gianluca Esposito: “Le misure prese hanno senso e producono risultati solo se pienamente attuate” e se i cittadini e le imprese possono toccarle con mano nella loro quotidianità. Piccirillo in ultimo sollecita i presidenti di Camera e Senato a mettere a punto il codice di condotta per i deputati e creare quello dei senatori, perché il prossimo giugno Greco probabilmente valuterà quanto fatto in proposito.

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