Una delle accuse che spesso ci sono rivolte, a noi Verdi e in generale a tutti gli ambientalisti, è di essere degli sfasciacarrozze, acerrimi nemici dello sviluppo, cantori della decrescita, per di più infelice, apologeti del rifiuto come gesto etico e autolesionista.

Questa visione caricaturale è frutto di un’ottusità senza precedenti nella storia dell’umanità, il disastro è dietro l’angolo, e di scarsa, scarsissima originalità: delegittimare l’avversario raccontando il falso e paventando la palingenesi universale è un classico retorico, après moi le déluge, che non conosce declino. Mi tocca dunque chiarire, per l’ennesima volta, che noi non siamo contro lo sviluppo ma contro questo sviluppo che ci sta portando al default ambientale al suono dell’orchestra del Titanic.

Una prova? Mercoledì 4 dicembre Europa Verde ha presentato a Roma, al Pantheon, la propria Finanziaria climatica, un documento che difende il clima, incoraggia l’economia verde e progetta un futuro responsabile. Una novità assoluta nell’asfittico panorama politico italiano, una controproposta seria e articolata, un manifesto di responsabilità ambientale e sociale. Dove prenderemo i soldi per la nostra finanziaria? L’elenco è lungo e la somma presto fatta: sono 46,75 miliardi ogni anno. Così racimolati:

a. Otto miliardi dalla Carbon Tax; per il Kyoto Club penalizzare l’impiego dei fossili varrebbe per l’appunto 8 miliardi, con un livello iniziale di tassazione di 20 euro a tonnellata di CO2 emessa. Con questa cifra si potrebbero ridurre le bollette dei cittadini del 10%;

b. Nove miliardi dalla rimodulazione dei sussidi dannosi per l’ambiente; fra legge di Bilancio e altre misure, si stima che l’anno scorso siano stati versati 41 miliardi di euro di sussidi, pari a circa il 2,5% del Pil. Per gli analisti del Ministero, nove di questi hanno un impatto incerto o nullo sull’ambiente. I restanti 32, invece, si dividono tra favorevoli e dannosi. Che fare? Ad esempio, una progressiva sostituzione di macchinari agricoli, da gasolio a elettrici. La cancellazione dei sussidi non deve ostacolare le microattività legate all’agricoltura o alla pesca che, con l’aumento del carburante, potrebbero andare in crisi. Come diceva Alex Langer, la conversione ecologica deve essere desiderabile.

Seguono: 10 miliardi dal contrasto all’evasione fiscale; 5 miliardi dalla rimodulazione delle concessioni autostradali; 6 miliardi da una patrimoniale sul 5% più ricco della popolazione; 2 miliardi cancellando i privilegi nel settore ambientale, cosa che questo governo, vedi concessioni balneari, non sembra intenzionato a fare; 4,25 miliardi riducendo le spese militari e 2,5 miliardi introducendo una Intensive Farming Tax (Ift) contro gli allevamenti intensivi. I proventi verrebbero destinati all’agricoltura sostenibile e biologica, alle filiere corte, ai mercati contadini. In conclusione, poche tasse, numerose allocazioni alternative delle risorse disponibili.

Incassare questi soldi è soltanto il primo passo, poi bisogna spenderli bene. Ed ecco le nostre proposte, destinate a smontare il pregiudizio di cui sopra, che ci dipinge come eterni e accigliati “signor No”. Noi siamo favorevoli:

1. a un nuovo programma di ricerca pubblica focalizzato sullo sviluppo di tecnologie e produzioni di beni e servizi verdi;

2. a un’occupazione buona e durevole; a forme di sostegno al reddito. Nella nostra finanziaria c’è spazio per gli investimenti green: piccoli e medi interventi di manutenzione e potenziamento delle infrastrutture esistenti, reti ferroviarie urbane e non… Tutto il contrario, Tav e Mose insegnano, di quello che è stato fatto finora in un clima d’ipocrisia generale: ambientalisti a chiacchiere un po’ ovunque, pronti a promettere qualunque cosa salvo poi girare la testa dall’altra parte.

Ribadiamo il nostro no, quando ci vuole ci vuole, al consumo e al dissesto del suolo. Servono piccoli interventi per mettere in sicurezza il territorio (4 miliardi). Bisogna ingaggiare una battaglia politica e culturale per svellere la convinzione che l’investimento immobiliare sia l’unico produttivo e conveniente.

Non è finita: suggeriamo di istituire un Fondo (pluriennale, di 4 miliardi di euro) per sostenere chi installa sistemi innovativi di raccolta differenziata, per le attività commerciali che riducono l’utilizzo della plastica e per le cooperative e le imprese che attivano start up nel settore del riuso e del riciclo. Proponiamo incentivi a favore delle imprese agricole che appoggiano il biologico e il biodinamico, e misure di sostegno a favore dei mercati contadini e delle filiere corte (3 miliardi),

Proponiamo di destinare 2 miliardi per il trasporto pubblico, di introdurre l’educazione ambientale in tutte le scuole e più borse di studio e incentivi per vitto e alloggio degli studenti meno fortunati (altri 2 miliardi). Ecco, queste sono le proposte dei “signor No”, questa è la Finanziaria climatica di Europa Verde. Qualcuno ha voglia di parlarne?

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