“Il 93% è fermo. Ed è fermo da anni, perché si tratta di interventi ereditati dal passato”. Erasmo D’Angelis, a capo di “Italia Sicura”, la struttura contro il dissesto creata dal governo Renzi e chiusa dal primo governo Conte, parla di quanti, nella lista dei 10.386 interventi messi insieme, siano effettivamente partiti.

Perché è così che vanno le cose in Italia. Per lungo tempo non si è prestata troppa attenzione ai territori. Poi quando si è iniziato a farlo, ogni governo ha deciso di ricominciare da capo. Cercando di intestarsi il progetto, innanzitutto. Contemporaneamente, addossando ogni responsabilità a “chi era venuto prima”. Sostanzialmente speculando sui disastri che hanno portato danni e frequentemente anche morte. Alluvioni, soprattutto. Con conseguenti smottamenti.

A novembre 2014 ad essere colpite da alluvioni sono Liguria, Piemonte e Lombardia. “Ci sono vent’anni di politiche del territorio da rottamare, anche in alcune regioni del centrosinistra. Ora mettiamo a posto i danni”, sostiene da presidente del Consiglio Matteo Renzi, che attacca le Regioni e le scelte del passato, naturalmente. “Hanno morti di pioggia sulla coscienza”, gli risponde Beppe Grillo, che attacca anche il ministro dell’Interno Angelino Alfano. “Mezz’Italia sott’acqua per cemento selvaggio”, scrive il presidente della Toscana.

“Il problema del territorio è legato anche ai condoni edilizi. Non li ha fatti il premier e non li abbiamo fatti noi, ma sono stati fatti a Roma. Tre condoni in 30 anni”, afferma il presidente della Liguria Claudio Burlando. Prima, a novembre 2011, il disastro di Genova. “Chi arresteranno ora per disastro colposo? I meteorologi? Persino di fronte al default dell’Italia non si arresta questa bulimia criminale, questo pasto immondo dei partiti sul corpo della Nazione”, scrive Beppe Grillo sul suo blog.

A novembre 2018 l’area dolomitica è attraversata da una tempesta di pioggia e vento che ridisegna il paesaggio. Ma anche la Liguria, la Calabria e la Sicilia sono interessate da perturbazioni eccezionali. Matteo Salvini, in visita con il governatore Luca Zaia nelle zone del Bellunese, punta il dito contro “troppi anni di incuria e mal inteso ambientalismo da salotto per cui non si tocca l’alberello e non si draga il torrentello e poi l’alberello e il torrentello ti presentano il conto”. Casa Italia, il progetto che il governo Renzi ha lanciato dopo il terremoto dell’agosto 2016 per mettere in sicurezza il territorio e il patrimonio abitativo, è stato accantonato. Per essere sostituito da “Proteggi Italia”.

Tutti ne parlano. Il dissesto idrogeologico e quindi le opere di prevenzione sono un tema caro. A tutti i presidenti del Consiglio. Almeno dal Berlusconi IV, passando per Monti e Letta, e poi Renzi e Gentiloni, fino a Conte. Perlopiù unanimi i partiti sul da farsi. Peccato che le regioni d’Italia continuino ad essere sempre più in balia degli eventi atmosferici. Anche perché la politica nella maggior parte dei casi preferisce gli spot elettorali alle azioni concrete.

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