Il sindaco di Venezia Brugnaro evoca il problema del cambiamento climatico? Benvenuto tra coloro che si svegliano adesso e che ci raggiungono laddove noi siamo da qualche decennio. La verità è che lui e altri politici vorrebbero utilizzare l’argomento del global warming sul quale si sono svegliati oggi per spingere verso la conclusione del Mose. Sono tutte chiacchiere”. E’ il j’accuse di Gianfranco Bettin, ex consigliere della Regione Veneto ed ex deputato dei Verdi, intervistato dal giornalista Massimiliano Coccia su Radio Radicale.

E aggiunge: “Brugnaro è uno di quelli che irridevano coloro che sollevavano questioni eco-sistemiche per la città di Venezia. E’ uno dei politici che si autodefiniscono “uomini del fare”, che è esattamente la mentalità e il modo rozzo e prepotente di andare avanti solo sul Mose. Brugnano è uno di quelli che ha spinto ciecamente nella direzione del Mose, riducendo la città in questo stato e tralasciando soluzioni alternative. Ricordo che Il Comune, alla vigilia della decisione di realizzare il Mose, scelta fatta dal governo nel 2005, organizzò una grande mostra sulle soluzioni alternative. Ne furono presentate nove – continua – tutte meno costose, più rapide nella soluzione del problema, più semplici nel funzionamento, meno impattanti dal punto di vista strutturale rispetto al Mose. Se si fosse scelto una di queste soluzioni, saremmo stati al sicuro da almeno 10 anni. La scelta di realizzare il Mose è stata totalmente diretta politicamente ed è stata ovviamente sbagliata, anche al netto di tutti i discorsi relativi alla corruzione e alla storia giudiziaria che hanno circondato l’opera”.

Bettin spiega: “Il dibattito su come salvare Venezia dalle acque alte ha accompagnato gli ultimi 50-60 anni della vicenda pubblica e politica italiana, anche in Parlamento dove alla fine si è deciso come intervenire. La questione della salvaguardia di Venezia non riguarda solo le acque alte che entrano dalla bocca di porto, ma concerne anche il suo stato permanente, cioè il fatto che le manomissioni interne, come lo scavo di canali o l’interramento di porzioni di laguna, hanno ridotto il bacino. E quindi l’acqua che entra si distribuisce in uno spazio minore di prima e invade, appunto, questo minor spazio. Lì bisognava intervenire”.

E sottolinea: “L’altro problema è l’effetto globale del mutamento climatico che, innalzando il livello medio del mare progressivamente, impatta anche su città come Venezia . La grande vera opera che era stata individuata e che in parte era stata realizzata in piccole porzioni era relativa al sollevamento del fondo della città. E’ tecnicamente possibile e infatti è stata realizzata in alcuni punti di Venezia, ma poi fu completamente abbandonata in favore del Mose, cioè dell’unica soluzione definita da parte del mondo politico”.

L’esponente dei Verdi auspica auspica la definizione di una commissione parlamentare d’indagine su quello che è successo, l’attivazione di gruppi di lavoro per verificare il vero stato del Mose, l’adeguamento di quello che è stato fatto finora al cambiamento di contesto climatico ed eco-sistemico rispetto a quello in cui era stato pensato il progetto del Mose. E avverte: “Tutto questo deve essere fatto subito e invece ci si limita a gridare perché si rifinanzi il Mose per quello che manca da fare. Vogliono più soldi per finire il Mose così come è stato pensato. E questo è un errore politico naturalmente, ma soprattutto è un errore tragico per la città, cioè quello di andare avanti sulla stessa strada che ci ha portato a incasinarci e a essere ancora oggi nel 2019 inermi e posti a rischi mortali”.

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