Se pronuncio la parola “Galapagos”, credo che nessuno dei lettori non sappia cosa siano e non immagini Charles Darwin che vi approda, o non si prefiguri grandi tartarughe, iguane, uccelli marini. Se invece pronuncio la parola “Socotra”, beh, credo che invece la reazione sia ben diversa: una faccia stupita. “Socotra”: cos’è?

Beh, qualche anno fa io stesso ebbi la medesima reazione, quando un giorno me ne parlò Massimo Livadiotti, di cui ero ospite nella sua bella casa romana. Gli sembrava incredibile che un profondo amante della natura quale io sono non la conoscesse. Cercai di tappare la falla delle conoscenze. E fu così che appurai che l’isola di Socotra (o Soqotra, appartenente a un piccolo arcipelago) era in realtà molto simile alle Galapagos, nel senso che quest’isola sita nell’Oceano indiano, a 350 chilometri dallo Yemen cui appartiene e a 300 dalla Somalia, ha la più alta concentrazione di specie endemiche al mondo, insieme appunto all’arcipelago ecuadoregno.

825 piante censite, di cui 307 endemiche (fra esse la Dracena, Dracaena cinnabari o albero di sangue di drago, che anche chi non sa di Socotra magari riconosce per la sua peculiarità), undici specie di uccelli sempre endemiche, 230 specie di coralli, 730 specie di pesci e oltre 300 specie di molluschi e crostacei, fra cui granchi, gamberi e aragoste, più svariate altre specie animali. In più, rispetto alle Galapagos, ha una varietà territoriale e geologica impressionante con quasi 3600 kmq di estensione e 2500 km di coste, con cime alte più di 1500 metri, spiagge, deserti e acqua dolce in abbondanza.

E allora come mai Socotra non è così conosciuta? Sicuramente perché la sua appartenenza a un Paese spesso in conflitto come lo Yemen non ne ha permesso la conoscenza. E non che questo si possa definire un male, se pensiamo ai danni che l’industria turistica ha prodotto e continua a produrre nel mondo. Sì, Socotra si è preservata fino a oggi grazie alle vicende storiche della madrepatria e anche grazie a un clima non particolarmente favorevole, visto che spirano forti venti monsonici per alcuni mesi all’anno. Si è preservata pressoché intatta come ai tempi in cui Andrea Andermann e Alberto Moravia la visitarono (erano gli anni Ottanta) e per primi o quasi e ne rilasciarono testimonianza nel loro “Andando altrove”.

Ma ultimamente non è purtroppo più così. A causa della guerra in Yemen (per chi volesse approfondire l’argomento del conflitto, rimando a un bel servizio recente de L’Espresso) e non solo. I danni già perpetrati all’isola e i pericoli che essa drammaticamente corre oggi sono stati svelati nella e a margine della conferenza internazionale fortemente voluta da Marco Livadiotti, fratello di quel Massimo di cui sopra, organizzata a Palermo a fine settembre con l’associazione Friends of Socotra (FoS) e con il patrocinio dell’Unesco. L’isola infatti gode di protezione come parco naturale, si fregia dal 2003 del riconoscimento di Riserva Umana e della Biosfera e dal 2008 è appunto patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Nell’ambito della conferenza “Socotra in Sicilia” vari accademici hanno denunciato le trasformazioni purtroppo in corso.

Socotra ha subito negli ultimi anni le conseguenze di alcuni tifoni: la temperatura anche qui come altrove è in aumento e vi sono lunghi periodi di siccità; l’allevamento sta producendo gravissimi danni, perché le capre, lasciate libere di pascolare, si nutrono anche di specie endemiche, che in tal modo non si riproducono più, e la stessa Dracena è a rischio; c’è, seppure ancora limitata, la deforestazione; è stata rilevata la presenza di specie alloctone nei numerosi corsi d’acqua; c’è il sovrasfruttamento delle risorse marine, anche a causa di pescherecci provenienti da altre nazioni; c’è l’aumento della popolazione, passata dai 42.000 abitanti del 2004 a quelli attuali, che c’è chi dice siano 60.000 o addirittura 80.000. E, come se non bastasse, aumenta l’inquinamento dovuto alla plastica. L’Unesco, prendendo atto di tutto ciò, ha lanciato un appello per la salvaguardia dell’isola e ha avviato una campagna per farla conoscere dal titolo Connect2Socotra.

Ma, a margine della conferenza, il governatore dell’isola e due ministri yemeniti presenti in una conferenza stampa ristretta (grazie alla preziosa opera di Marco) hanno anche lanciato un monito e denunciato le conseguenze che la guerra in Yemen sta indirettamente riversando sull’isola. Socotra sta subendo in questo periodo delle occupazioni di terre essenzialmente da parte degli Emirati Arabi, che con l’Arabia Saudita sostengono il governo dello Yemen del Sud, in guerra contro gli Houti dello Yemen del Nord. Vengono occupate terre che sono protette per essere trasformate, nonostante vi siano leggi che escludono l’acquisto e la modifica dei territori. Il governo ha fatto del suo meglio per evitare che questo accadesse, ma purtroppo accade e continuano le transazioni illegali.

Sono circa 15 le località recintate e occupate. Alcune anche importanti dal punto di vista della pesca. Sono stati costruiti edifici, stabilimenti nel cuore del parco, anche caserme. Gli Emirati fanno questo non rispettando gli accordi a suo tempo presi con lo Yemen e stanno costituendo un sistema di milizie e di sicurezza all’interno dell’isola. Il governo yemenita ha chiesto l’aiuto internazionale, anche all’Italia, nel 2018, ma non ha ricevuto risposta alcuna. Ricordiamoci peraltro che l’Italia rifornisce di armi la coalizione saudita. E già in rete girano foto che documentano purtroppo le alterazioni al territorio.

A ciò aggiungasi che sempre gli Emirati offrono settimane di addestramento militare alle giovani donne e ai giovani uomini socotriani, per le prime ad Abu Dhabi e per i secondi ad Aden, al fine di creare una futura forza di polizia sull’isola.

Cosa ne sarà di Socotra oggi è legittimo e doveroso chiederselo. Diventerà una base militare (saudita o americana) a causa della sua posizione strategica (qualche tempo fa si vociferava già in tal senso)? Oppure diventerà una nuova Disneyland tipo Dubai? O piuttosto, stante la sua peculiarità, ospiterà resort di lusso (qualche anno fa si parlava di un nuovo Club Med)? Chissà, per il momento non possiamo che prendere atto di tante, troppe trasformazioni e non certo in meglio. E prendere altresì atto della disattenzione dei media riguardo a ciò che sta accadendo nell’isola. Come se non riguardasse noi tutti, come se non riguardasse l’intera umanità.

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