I processi di produzione incidono sull’approvvigionamento delle risorse, sul loro uso e sulla generazione di rifiuti durante l’intero ciclo di vita del prodotto. Per questo l’Eurostat ha sviluppato un indicatore che misura il rapporto fra il prodotto interno lordo (Pil) e il consumo materiale interno (Dmc), ovvero la quantità totale di materia prima direttamente consumata al livello nazionale. In questo modo è possibile calcolare qual è la produttività delle risorse in un Paese, quindi quanto Pil genera un chilogrammo di risorsa consumata.

In questo senso, l’Italia si posiziona tra i primi Paesi europei per valore economico generato per unità di consumo di materia: nel 2017 il rapporto era di 3 euro di Pil per ogni kg, contro una media europea di 2,24 e valori tra 2,3 (Germania) e 3,6 (Regno Unito) in tutte le altre grandi economie europee. Il nostro Paese è favorito dall’essenza stessa del made in Italy, capace di creare valore economico a partire da asset immateriali: design, qualità dei materiali, immagine dei prodotti, innovazione, sartorialità. Per i produttori, il raggiungimento di target qualitativi più alti significa ripensare il processo produttivo, spesso in ottica green. Ciò che contraddistingue un produzione circolare è un ridotto impatto ambientale durante l’intero ciclo di vita del servizio e del prodotto che si offre.

Oltre alle materie prime, l’efficienza nell’utilizzo delle risorse vale anche in termini di energia utilizzata. Riduzione dell’impatto ambientale, contenimento delle emissioni atmosferiche, energia pulita: sono tutti concetti che definiscono la circolarità di un’economia. Quando si parla di produttività energetica, ci si riferisce quindi al consumo interno lordo di energia, anche in questo caso in rapporto al Pil. L’Italia ha la sesta miglior performance in Ue (dati 2016). Ma, in questo caso, altrettanto importante è la quota di energia rinnovabile utilizzata rispetto al consumo totale di energia, così come l’intensità delle emissioni di gas serra generate. La sfida per il futuro, in linea con gli accordi di Parigi, è infatti quello di continuare a fornire energia a numero crescente di persone riducendo le emissioni di Co2 del 45 per cento.

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