Estrazione, produzione, consumo, smaltimento. L’economia lineare funziona così: alla fine del ciclo, il prodotto diventa rifiuto. Oggi invece, guardando al futuro, si parla di economia circolare: l’ha nominata il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, durante il suo discorso al Parlamento per chiedere la fiducia, è citata nel programma del nuovo governo giallorosso. ” È necessario promuovere lo sviluppo tecnologico e le ricerche più innovative in modo da rendere quanto più efficace la ‘transizione ecologica‘ e indirizzare l’intero sistema produttivo verso un’economia circolare, che favorisca la cultura del riciclo e dismetta definitivamente la cultura del rifiuto“, si legge al punto numero 7 del testo stilato da Pd e M5s. Alla base dell’economia circolare c’è proprio questo concetto, che ribalta la concezione del modello lineare: l’obiettivo è creare un sistema in cui tutte le attività del ciclo produttivo siano organizzate per far sì che i rifiuti diventino nuove risorse. La circolarità di un sistema economico si misura quindi nella capacità di utilizzare materiali in più cicli produttivi, per ridurre al minimo gli sprechi, e più essere applicata a tutti i settori dell’economia di un Paese.

L’Italia ha già oggi uno dei punti di forza nella circolarità, frutto di “una lunga tradizione come approccio e modo di fare impresa che si sposa con i principi dell’economia circolare”, spiega Roberto Morabito, direttore del Dipartimento sostenibilità di Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile). L’Agenzia coordina la Piattaforma italiana per l’economia circolare (Icesp) nell’ambito del pacchetto di misure introdotte dall’Unione europea nel 2015. E ha collaborato alla stesura del rapporto del Circular economy network sull’economia circolare in Italia del 2019, il primo che ha tentato di “misurare” la circolarità. L’Italia viene collocata al primo posto tra le 5 grandi economie europee, davanti a Regno Unito, Germania, Francia e Spagna. Anche se non mancano le criticità. Soprattutto, spiega Morabito, per quanto riguarda gli investimenti, pubblici e privati: “Serve una governance in grado di mantenere questo vantaggio di competitività italiano”, avverte. La valutazione del Cen si basa sui risultati raggiunti dai Paesi in 5 macro-aeree: produzione, consumo, gestione dei rifiuti, materie prime seconde, innovazione. Sono anche i 5 aspetti cardine dell’economia circolare.

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