“In due anni devo dire che il sistema della Protezione Civile non si è trasformato, ha avuto difficoltà a cambiare”. A dirlo è il sindaco di Livorno, Luca Salvetti, eletto a giugno alla guida di una coalizione di centrosinistra dopo cinque anni di amministrazione M5s, a due anni dall’alluvione che colpì la città toscana la notte tra il 9 e il 10 settembre 2017 e provocò 8 morti e danni per milioni di euro. Il principale indagato per omicidio colposo plurimo è l’allora sindaco, Filippo Nogarin. L’inchiesta è stata chiusa già alla fine del 2018 dopo una superperizia che ha approfondito tutti gli aspetti (dalle decisioni urbanistiche alla gestione dell’emergenza di quella notte), ma in questi 9 mesi non è ancora arrivata una decisione della procura sulla richiesta di rinvio a giudizio o di archiviazione.

Il Comune di Livorno ha deciso di ricordare il disastro del 2017 con Livorno SiCura, una settimana di iniziative per parlare di prevenzione, territorio e Protezione Civile con mostre, convegni, momenti di informazione ai cittadini. “È giunto il momento secondo me, secondo tutti, di cambiare qualcosa” afferma il sindaco Salvetti. Il dipartimento di Protezione civile sta lavorando a un sistema di allerta nazionale, centralizzato e automatico, che supera la discrezionalità dei sindaci e manda comunicazioni alle persone in base alla loro posizione geografica. Il capo dipartimento Angelo Borrelli lo annunciò un anno fa a ilfattoquotidiano.it spiegando di aver preso la decisione proprio dopo la tragedia di Livorno e che per l’elaborazione del nuovo sistema sarebbero serviti un anno o due.

Il cambiamento, almeno a Livorno, partirà da un nuovo piano di Protezione Civile e da una diversa struttura comunale: “Abbiamo individuato una posizione organizzativa all’interno del Comune che si occuperà solo di Protezione Civile – spiega Salvetti – e di strutturare un gruppo di lavoro che dovrà essere attivo su questo fronte. La Protezione Civile è sempre stata un po’ sottovalutata negli anni, da sempre, in tutta Italia, dobbiamo fare un salto di qualità da questo punto di vista, Livorno ha le possibilità per farlo”.

Tra i buchi neri della notte dell’alluvione (e tra i centri dell’inchiesta) anche il fatto che il cosiddetto “Alert System“, il sistema comunale di allertamento telefonico ai cittadini, non partì mai. In più finì sui giornali la polemica tra la Regione che aveva lanciato ripetuti allarmi e il Comune che non aveva fatto partire i rispettivi protocolli, scontro che si era consumato con la disputa sul colore dell’allerta. “Era arancio non rossa” disse quel giorno il sindaco Nogarin.

Il sistema di allerta, dice oggi Salvetti, “è un passaggio fondamentale in tutto il sistema ma non è il solo perché è inserito in un quadro più generale di prevenzione e di coinvolgimento dei cittadini che forse ci può far dire adesso che la consapevolezza delle persone è cambiata”. A oggi, fanno sapere dal Comune, i contatti presenti nell’Alert System sono oltre 32mila (Livorno conta circa 160mila abitanti). Dopo l’alluvione si sono iscritti almeno in 2mila. “Rispetto a due anni fa – dice Salvetti – ci dovrebbe essere la consapevolezza che gli allarmi che ci arrivano a livello regionale devono essere presi con grande serietà dai soggetti che sono deputati a gestirli e devono essere trasmessi con immediatezza, con attenzione, con capillarità tra i cittadini, soprattutto quelli delle zone più a rischio.

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