Un sindaco “disinteressato” che, nel giorno dell’alluvione del 9 settembre 2017, “omette” di rendersi reperibile e poi “disattende il suo ruolo come apice della Protezione Civile”.  E poi un “censimento dei punti critici” che se fosse stato elaborato in precedenza avrebbe anche potuto “limitare la probabilità di avvenimento dei decessi”. Cioè si potevano evitare gli otto morti. A Palazzo Civico arriva la consulenza dei cinque tecnici nominati dalla procura di Livorno sulla base del quale i pm hanno chiuso le indagini per il sindaco Filippo Nogarin, accusato di omicidio colposo plurimo insieme al responsabile della Protezione Civile Riccardo Pucciarelli. La relazione di 111 pagine scritta da cinque esperti del settore è un attacco durissimo nei confronti del sindaco di Livorno, che non si è ricandidato per un secondo mandato preferendo correre alle europee. “Il coordinamento delle procedure di protezione civile finalizzate alla tutela della popolazione è mancato nella quasi totalità a partire dalle posizioni apicali di responsabilità della Protezione Civile”, si legge nelle conclusioni della relazione. Al sindaco di Livorno però la relazione non è andata giù: “Quel documento è vecchio – replica al fattoquotidiano.it – ho smentito tutte le accuse nel mio ultimo interrogatorio di aprile”.

Le “colpe” del sindaco – Nella superperizia firmata da quattro ingegneri – Enio Paris, Pietro Prestininzi, Gabriele Savorani, Domenico Trovato – e dal geologo Silvano Carmignani, le accuse nei confronti del sindaco Nogarin si dividono in due fasi: quella pre-alluvione e quella dell’emergenza. La prima riguarda la riforma della macrostruttura comunale che aveva portato, un mese prima dal tragico evento, anche allo spostamento del responsabile della Protezione Civile Leonardo Gonnelli all’Ufficio Mobilità. La riforma, si legge nella consulenza, “ha inciso negativamente sull’effettiva operatività della Protezione civile comunale” rendendola “inadeguata alla gestione dell’emergenza”. Gli effetti negativi, infatti, sarebbero stati due: il trasferimento di altri quattro dipendenti avrebbe sottratto “competenze specifiche e settoriali” e anche “il mancato controllo della continuità di erogazione del servizio”, considerando che alla vigilia dell’alluvione era in servizio solo il geometra Luca Soriani (i tecnici Riccardo Stefanini e l’operatrice Michela Pedini erano in ferie).

“Censimento in tempo utile evitava i morti” – Poi i cinque esperti accusano Nogarin di non aver mai nominato un assessore con delega alla Protezione Civile e avrebbe “omesso” di “assicurare la sua reperibilità se non attraverso l’utilizzo dei telefoni cellulari, che probabilmente non hanno funzionato, come spesso avviene in caso di eventi meteorologici intensi”. Nell’organizzazione della macchina comunale, infatti, di solito viene creato un flusso di informazioni con un Centro Operativo di Controllo (COC) presieduto dallo stesso sindaco. Anche Riccardo Pucciarelli finisce nel mirino degli esperti: “Il comandante non verifica, né ci risulta abbia avviato una procedura di verifica dell’operatività della struttura di Pcc di cui è diventato dirigente”. La conclusione sulla riforma dell’ente comunale arriva a ipotizzare che si sarebbero potuti evitare le 8 morti: “È avviso dei sottoscritti consulenti che, nonostante l’eccezionalità dell’evento, una corretta ricognizione e censimento in tempo di pace dei punti critici, unita all’elaborazione di protocolli di allertamento mirati, avrebbero potuto consentire ad una struttura di Protezione civile competente e formata di limitare la probabilità di avvenimento dei decessi”. Su quest’ultima conclusione Nogarin spiega che il “censimento” delle criticità cittadine doveva già essere “nel patrimonio della Protezione civile comunale” molto prima dell’evento.

Le falle durante l’emergenza – Poi c’è la fase dell’emergenza caratterizzata dal “disinteresse” (parola che torna tre volte nella relazione) di Nogarin e Pucciarelli: “Il Sindaco, informato alle 15 di sabato 9/09/2017 dal geometra Soriani della presenza di un’allerta meteo di colore Arancio, non si cura di coordinare la struttura di Protezione Civile, e si disinteressa di fatto della situazione fino al giorno dopo. Di fatto disattende il ruolo del Sindaco come apice della Protezione Civile Comunale”. Lo stesso fa Pucciarelli dalle 21 e 47 del 9 settembre alle 6.05 del 10 e, concludono i cinque esperti, “né il comandante né il Sindaco in conseguenza del disinteresse di cui sopra, attivano il Centro Operativo Comunale in tempi compatibili con lo svolgimento delle sue funzioni”.

La difesa di Nogarin: “quella notte nessuno mi ha chiamato” – Alle accuse dei cinque consulenti risponde il sindaco di Livorno che ha deciso di non ricandidarsi per un secondo mandato provando a provare a volare a Bruxelles alle elezioni europee: “Sulla riforma della Protezione Civile dico solo che non si possono analizzare gli eventi in maniera indipendente l’uno dall’altro: ho sostituito Gonnelli con Pucciarelli perché nell’ente c’era del marcio e c’è una sentenza di primo grado che mi dà ragione”. Nogarin fa riferimento alle motivazioni della sentenza di primo grado a 4 anni nei confronti dell’ex vice di Gonnelli, Riccardo Stefanini, in cui anche l’allora dirigente non ne esce benissimo: il giudice Mario Profeta nella sentenza scrive che Gonnelli non aveva segnalato i reati di peculato commessi da Stefanini. E per questo a inizio aprile il Comune ha sospeso Gonnelli per tre mesi. Poi sulla sua reperibilità nella notte tra il 9 e il 10 settembre, Nogarin respinge tutte le accuse: “La perizia della Procura sui miei telefoni dice nero su bianco che non sono mai stati spenti e che non è avvenuta nessuna chiamata – conclude il primo cittadino –. Non solo: quella notte nessuno ha chiamato la mia vicesindaco o il mio capo di gabinetto”.

La superperizia e l’inchiesta alluvione – La relazione era stata commissionata ai cinque esperti dal Procuratore della Repubblica, Ettore Squillace Greco, subito dopo la tragedia e il lavoro è durato quasi un anno: i tecnici erano stato nominati per ricostruire la storia della progettazione urbanistica della città e le pratiche edilizie a partire dagli anni Settanta ma anche per studiare i lavori sui corsi d’acqua esondati la notte tra il 9 e il 10 settembre 2017. Il documento è stato depositato in Procura lo scorso giugno ed è sulla base di questo che i pm di Livorno hanno chiuso le indagini a dicembre. Il 12 aprile poi, il sindaco Nogarin è stato sentito (su sua richiesta) dai pm di Livorno per provare a smentire le accuse della Procura e scongiurare un rinvio a giudizio.

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