Era stata annunciata come una “grande vittoria”. Una conquista per il mondo della scuola e soprattutto per i ragazzi che così avrebbero avuto una preparazione completa anche sui temi riguardanti la cittadinanza. Eppure sembra che l’educazione civica, il cui insegnamento è diventato obbligatorio dopo l’approvazione del ddl 1264 lo scorso primo agosto, debba attendere ancora un anno prima di entrare ufficialmente nelle classi italiane. A dirlo è l’Anief, l’Associazione nazionale insegnanti e formatori, che commenta un articolo uscito su Tuttoscuola.

Per poter essere applicata già dal prossimo anno scolastico, 2019-2020, infatti, la legge doveva essere pubblicata in Gazzetta Ufficiale entro il 16 agosto, cosa che non è stata fatta. Il motivo è semplice. “A leggere il primo comma dell’art. 2 della legge non vi sarebbero dubbi”, scrivono sul sito dell’Anief. Il testo prevede infatti che l’insegnamento venga istituito “a decorrere dal 1° settembre del primo anno scolastico successivo all’entrata in vigore della presente legge”. Eppure, secondo la Costituzione, le leggi entrano in vigore solo dopo il cosiddetto periodo di “vacatio legis”, cioè 15 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Ecco perché serviva la pubblicazione entro il 16 agosto. “A questo punto, quindi, la nuova educazione civica, obbligatoria e con tanto di voto in decimi, entrerebbe in vigore non subito, ma nell’anno scolastico 2020/21”, si legge ancora sul sito dell’Associazione.

Ma non solo. Con l’entrata in vigore del nuovo insegnamento dovevano decadere alcune norme precedenti che, dicono ancora dall’Anief, decadranno automaticamente con l’anno di avvio dell’educazione civica. Per il prossimo anno, quindi (2019-2020) continueranno ad essere valutate le attività di “cittadinanza e costituzione per gli alunni del primo e del secondo ciclo, compreso il colloquio dell’esame di maturità”, come sottolinea Tuttoscuola.

Ci sarà quindi un anno di tempo per fare chiarezza su alcuni punti critici che l’Anief ribadisce da tempo. Ad esempio la mancanza di preparazione degli insegnanti, che per la loro formazione, secondo il disegno di legge 1264, avrebbero dovuto attingere dai 4 milioni di euro previsti dal “Piano nazionale di formazione e realizzazione delle attività formative”, introdotto nel 2015 con la legge n. 107. “Allo stesso modo, risultano troppo generiche le informazioni fornite alle scuole su chi effettivamente dovrà insegnare le 33 ore annue di educazione civica in tutte le classi a partire dalla primaria: non trattandosi di una disciplina aggiuntiva, le ore verranno inglobate all’interno di altre”, dicono ancora dal sindacato, specificando che se nelle scuole primarie sopperire alla mancanza di docenti formati è possibile, questo non lo è altrettanto nelle secondarie, dove servono persone “competenti nell’area giuridica”, vista la difficoltà dei temi da affrontare.

“Stiamo assistendo all’approvazione di una norma che sembra avere effetti più mediatici che sostanziali. Aver tolto delle ore d’insegnamento per fare spazio all’educazione civica è stato il primo errore. Poi, si è deciso di lasciare ai collegi la responsabilità di decidere a chi affidare le 33 ore di lezione annue: cosa accadrà nei tanti prevedibili casi in cui nell’organico dell’autonomia non vi sono docenti che hanno competenze per insegnare la materia che, soprattutto nella secondaria, non può essere di certo improvvisata? – ha commentato Marcello Pacifico, presidente dell’Anief – Anche la possibilità di ‘spalmare’ l’insegnamento a più docenti appare superficiale. Come ancora nulla si sa sulla formazione da attuare. Adesso arriva il possibile slittamento di 12 mesi: peggio di così, non si poteva fare“.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Precari della scuola, scontro nel governo: nodo su selezione docenti. I sindacati: “Decreto a rischio approvazione. Scenderemo in piazza”

prev
Articolo Successivo

Sapienza è prima tra le università italiane? Non proprio e vi spiego perché

next