Alla fine si è verificato quello che tutte le persone ragionevoli, compreso il sottoscritto, avevano previsto. Il Salvimaio, mostruoso ircocervo sorretto unicamente dall’opportunismo dei suoi artefici, non ha retto alla prova dei fatti, data l’esistenza di due disegni inconciliabili, che si sono scontrati con intensità crescente e su di un numero crescente di questioni. L’espediente del contratto si è rivelato per quello che è sempre stato e cioè uno stratagemma di bassa lega, nonostante l’indubbia abilità del premier Giuseppe Conte, che ha dimostrato in qualche caso un’insospettata autonomia e capacità di mediazione. A questo punto l’imperativo inderogabile ed urgente è quello di fermare Salvini e il suo progetto di aperta trasformazione del Paese all’insegna dei poteri forti e di un concetto preoccupante di “sicurezza”.

A tal fine va bene anche un governo istituzionale, espressione di forze politiche e sociali ampie. Tale governo dovrebbe avere come suo fulcro la difesa della Costituzione repubblicana, esaltando la centralità del Parlamento come luogo di discussione ma anche di decisione. Per aumentare la rappresentatività del Parlamento va votata una legge elettorale proporzionale senza soglie di sbarramento che consenta la piena rappresentatività del corpo elettorale anche per evitare fenomeni deteriori come la crescente “diserzione” delle urne. Al tempo stesso va salvaguardata e potenziata l’autonomia della magistratura, che deve poter operare senza freni per contrastare la corruzione, la criminalità organizzata specie nelle sue proiezioni finanziarie, indagare sulle malefatte di vecchi e nuovi potenti ed operare per affermare la vigenza dei diritti specie dei settori più deboli, inclusi ovviamente migranti e richiedenti asilo.

In secondo luogo va affrontato il tema della ripartizione dei costi della crisi, operando un’effettiva ridistribuzione dei redditi, che serve anche come molla per il rilancio economico, e superando il precariato dilagante. A tale scopo si potrebbe prendere spunto da taluni provvedimenti parzialmente positivi adottati dal Salvimaio, quali il decreto dignità e il reddito di cittadinanza che vanno sviluppati in avanti. Va bloccato e rigettato il progetto dell’autonomia differenziata, rilanciando invece il principio di eguaglianza sostanziale scolpito nell’art. 3, secondo comma della nostra Costituzione.

In terzo luogo va garantito l’adempimento degli obblighi internazionali di natura umanitaria (come i salvataggi in mare) e più in generale, dando vigenza effettiva agli accordi internazionali e specialmente di quelli in materia di diritti umani. Al modello salviniano del “servitore di più padroni” va contrapposto quello costituzionale del nessun servitore di nessun padrone. Una politica estera autonoma e votata alla pace e alla cooperazione internazionale, che abbia come riferimento un’Europa democratica e solidale dei popoli, emancipata dalle lobby finanziarie e dal predominio degli Stati più potenti. Contro le privatizzazioni e il sostegno alle speculazioni inutili e dannose, come il Tav, va rilanciato il ruolo dello Stato e della programmazione come base di uno sviluppo economico sostenibile e del contrasto al cambiamento climatico e agli altri fenomeni di degrado ambientale che stanno portando l’umanità all’estinzione.

Vanno anche rilanciati e potenziate le politiche di genere, per garantire il ruolo decisivo delle donne, tuttora vittima di violenza ed emarginazione, e i diritti civili a partire da quelli al fine vita e delle minoranze di orientamento sessuale. Contro le tendenze autoritarie, già ben visibili ai tempi del Salvimaio, vanno riaffermati l’antifascismo come cifra identitaria irrinunciabile del popolo italiano e la piena libertà di espressione e auto-organizzazione delle istanze popolari con l’unica indispensabile deroga, penalmente sanzionata,dell’istigazione all’odio razziale e dell’apologia del fascismo.

Un libro dei sogni? Forse, ma è proprio quello che ci vuole in questo momento per contrapporsi efficacemente al libro degli incubi di Salvini & C. E poi non dimentichiamo mai quanto afferma un saggio proverbio africano: “Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia”. E non mancano le risorse umane per avviare questa prospettiva di effettivo cambiamento, come ad esempio il presidente della Camera Roberto Fico o l’ex presidente del Senato Pietro Grasso, persone di grande spessore politico e costituzionale. Se pure un governo di salvezza democratica non dovesse vedere la luce, lanciare un programma di effettivo cambiamento di questo genere è indispensabile ed urgente per svolgere un’opera di chiarificazione in questo momento estremamente confuso e gravido di pericoli mortali per la democrazia e lo Stato di diritto. A ben vedere, la crisi del Salvimaio è un fatto positivo ma va gestita da sinistra, iniziando in tal modo a costruire la sinistra democratica, unitaria e popolare che ancora non c’è ma dovrà esserci, pena l’irrimediabile decadenza del nostro Paese.

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