Un inceneritore da quasi mezzo milione di tonnellate annue sul litorale a nord di Roma, sul cui camino si potrà praticare arrampicata sportiva. È quanto emerge dal progetto presentato in Regione Lazio dalla A2a Spa, la società di proprietà dei comuni di Milano e Brescia, partecipata in minima parte – 3.500 azioni – anche dal vicepremier Matteo Salvini. L’impianto dovrà ora essere sottoposto alla procedura di assegnazione dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale), attraverso la convocazione di una conferenza dei servizi che l’Ente regionale non ha ancora disposto. Ma come sta accadendo con la proposta di discarica a Pian dell’Olmo, frazione all’estremo nord del Comune di Roma, saranno i tecnici a valutare tutte le fattispecie e, eventualmente, ad autorizzarne la realizzazione.

Capacità doppia rispetto ai conferimento del territorio – L’impianto, realizzabile in 4 anni (49 mesi) sarà dotato di due linee di combustione su un’area di 118.000 metri quadrati e potrà bruciare fino a 481.000 tonnellate l’anno. Il terreno prescelto si trova a Tarquinia, comune costiero in provincia di Viterbo, ma alcune parti sconfinano anche nel comune di Civitavecchia, in provincia di Roma. Tecnicamente, dunque, dovrebbe andare a servire proprio la provincia etrusca, che al momento conferisce i propri rifiuti indifferenziati fuori regione, in provincia di Lucca e Terni e in Lombardia.

Ma come emerge dal piano rifiuti approvato nei giorni scorsi dal Consiglio regionale del Lazio, il locale tmb Ecologia Viterbo tratta appena 106.000 tonnellate, che diventano al massimo 170.000 se si somma anche l’indifferenziato prodotto dalla provincia di Rieti, meno della metà della capacità del nuovo impianto. Nulla esclude dunque – come avviene per l’inceneritore di San Vittore, in provincia di Frosinone – che possa essere utilizzato anche in sostegno degli scarti prodotti dalla città di Roma, da tempo in difficoltà.

Rifiuti in uscita e ceneri, “ma di notte si illumina” – Secondo la scheda allegata dalla A2a alla domanda di Via, l’impianto dovrebbe gestire un consumo annuo di acqua pari a circa 217.000 metri cubi, con un produzione di “rifiuti in uscita” pari a circa 122.000 tonnellate annue che andrebbero conferire in discarica, più circa 40.000 tonnellate di “ceneri da caldaia“, anche quelle da smaltire appositamente. Nella valutazione dell’impatto sul territorio, si considera anche il via vai dei mezzi pesanti che avverebbe per 10 ore al giorno – dalle 8 alle 18 – dal lunedì al venerdì e per 4 ore – dalle 8 alle 12 – il sabato, in un tratto in cui attualmente l’ultima parte dell’autostrada Roma-Civitavecchia viene sostituita dalla statale Aurelia.

Sul modello di Copenaghen, i proponenti hanno inserito all’interno del dossier anche delle proposte di mitigazione ambientale. “Il camino – si legge – può essere illuminato per avere un aspetto iconico nelle ore notturne. Oltre che fulcro visivo dell’impianto è anche elemento di interesse pubblico. Esso, oltre a rappresentare il punto finale del percorso visitatori e belvedere naturale verso il paesaggio circostante è anche possibile sede di attività ludiche, opportunamente organizzate e gestite”. Le pareti del camino “possono infatti ospitare pareti attrezzate per arrampicate“.

Le reazioni contrarie dei sindaci leghisti – Il territorio è già in subbuglio. A Tarquinia e a Civitavecchia governano dei sindaci leghisti, appena eletti. E nella stessa area insistono già le centrali di Enel e Tirreno Power. “Il nostro territorio è già duramente provato dalla presenza della centrale a carbone dell’Enel e quindi, l’amministrazione comunale, sin d’ora, si dice contraria a questa come a tutte le future iniziative legate a questo tipo di attività”, ha detto il sindaco di Tarquinia, Alessandro Giulivi. Il primo cittadino di Civitavecchia, Ernesto Tedesco, è invece tornato appositamente dalle vacanze per presenziare al consiglio comunale straordinario convocato sul tema.

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