Un imponente traffico internazionale di cocaina dall’Olanda, strettamente collegato alla strage di San Marco in Lamis, in provincia di Foggia, nel quale vennero uccisi il boss Mario Luciano Romito, suo cognato Matteo De Palma e i fratelli Luciani, contadini innocenti scambiati per la staffetta dell’esponente della mafia garganica. È quanto hanno scoperto i carabinieri di Barletta, delegati all’indagine dalla Dda di Bari, nel corso di un’indagine che ha portato all’arresto di 7 persone e a numerose perquisizioni di pregiudicati di Barletta e Manfredonia, città nella quale Romito era egemone.

Secondo quanto ricostruito nel corso dell’inchiesta, proprio tra Barletta e Manfredonia si sarebbe snodato il traffico di cocaina proveniente dall’Olanda, dove il 10 ottobre 2017 venne assassinato il manfredoniano Saverio Tucci, vicino al clan Li Bergolis, rivale dei Romito. Per l’uccisione di Tucci, noto come Faccia d’Angelo e già condannato nel maxi-processo Iscaro-Saburo, venne arrestato Carlo Magno, reoconfesso dell’omicidio. L’uomo nei mesi successivi è diventato collaboratore di giustizia e ha svelato come – secondo le sue informazioni – Tucci abbia avuto un ruolo nella strage di San Marco in Lamis, avvenuto il 9 agosto 2017.

I pm antimafia Ettore Cardinali, Giuseppe Gatti e Giuseppe Maralfa hanno spiegato che il gruppo importava 30 chili a settimana di cocaina colombiana. A capo dell’organizzazione barlettana c’era il 52enne Ruggiero Disalvo, vicino al clan Li Bergolis. Il suo principale fornitore di cocaina era Tucci, poi ucciso da Carlo Magno. Le sue dichiarazioni compaiono anche nell’ordinanza di custodia cautelare di Giovanni Caterino, ritenuto dagli inquirenti il ‘basista’ del quadruplice omicidio, ora a processo con l’accusa di aver pedinato Romito nei giorni precedenti all’agguato e di aver condotto i killer sulle tracce del boss la mattina del 9 agosto di due anni a bordo di una Fiat Punto.

I sicari dopo aver eliminato Romito, che viaggiava su un Maggiolone con De Palma, raggiunsero Luigi e Aurelio Luciani che procedevano poco più avanti. Probabilmente scambiandoli per i guardaspalle del boss, scarcerato pochi giorni prima, fecero fuoco anche contro il loro Fiat Fiorino uccidendo uno dei due contadini e poi raggiunsero nelle campagne il secondo che si era dato alla fuga nel tentativo di salvarsi.

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