Confermare le condanne per Umberto Bossi, Francesco Belsito e gli ex revisori. E confermare la confisca di 49 milioni di euro. La richiesta del pg della Cassazione, Marco Dall’Olio, arriva durante la requisitoria per il processo sulla truffa ai danni dello Stato. “Non è vero che i rendiconti erano solo generici. Erano anche falsi: si diceva ‘rimborsi autisti’ma in realtà si finanziava la famiglia Bossi; non è un aspetto secondario, è sotto questo profilo che si consuma il reato di truffa. Tra le circostanze accertate l’accusa ha citato le spese per la famiglia Bossi e l’”accredito per la laurea di Renzo Bossi“: una ricostruzione “priva di incertezze”, ha aggiunto ricordando il sequestro della cartellina con la scritta ‘Family’. “Non vi è dubbio che vi fossero spese per i familiari Bossi”.

L’ex tesoriere – come aveva già fatto il 17 luglio – ha ricusato il collegio della sezione feriale della Suprema corte chiamato a decidere sulle pene inflitte – e la confisca dei 49 milioni – inflitte dalla corte d’appello di Genova il 26 novembre. I giudici hanno respinto l’istanza e sono entrati in camera di consiglio.

La difesa aveva chiesto rinvio per integrazione documentale – Ad inizio udienza l’avvocato Alessandro Sammarco, in passato legale di Cesare Previti, aveva avanzato istanza di “rinvio per integrazione documentale“, rilevando che in cancelleria mancava il fascicolo relativo al dibattimento di primo grado e la “documentazione sui conti correnti del partito Lega. “Uno dei miei motivi di ricorso – aveva spiegato – verte sulla fungibilità del denaro. Si parla di spese arbitrarie ma non si sa da quale fonte sono state prelevate le sostanze per queste spese”. L’istanza di rinvio però era stata rigettata, dopo una breve camera di consiglio, rilevando che la Corte d’appello ha decretato che nessun faldone è stato smarrito. Contestualmente Sammarco ha annunciato l’intenzione del suo assistito di ricusare il collegio. Una strategia adottata anche tre settimane fa nel processo relativo al filone lombardo sui fondi della Lega. In quell’occasione si è tenuto il dibattimento, ma al termine non è stata emessa sentenza con rinvio all’11 settembre. “Sono perplesso rispetto alla fretta assoluta dei giudici – dice l’avvocato Alessandro Sammarco al fattoquotidiano.it – L’istanza di ricusazione è stata respinta a tempo di record da un altro collegio della stessa sezione feriale, ma il codice prevede che si discussa da una sezione diversa. Quindi presenterò un’istanza contro questa ordinanza. Si tratta di una vicenda delicata con molte implicazioni e il rinvio avrebbe comunque fermato i termini di prescrizione“. Il legale sosterrà anche la nullità del verdetto “per vizio di forma”

Le condanne nel processo di secondo grado – Il caso è quello della presunta maxi truffa ai danni dello Stato, ovvero quello per cui sono scattati i sequestri per i 49 milioni di euro dopo la condanna a Genova di Umberto Bossi, Belsito e tre ex revisori dei conti della Lega Nord, Stefano Aldovisi, Antonio Turci e Diego Sanavio (per loro tre derubricato il reato di truffa in un reato minore) per rimborsi elettorali non dovuti dal 2008 al 2010.

Il processo di secondo grado si era concluso infatti con la sostanziale conferma del verdetto di primo grado. Le pene erano state più basse perché la truffa relativa al 2008 era prescritta. I giudici avevano inflitto 1 anno e 10 mesi al fondatore del partito e 3 anni e 9 mesi all’ex amministratore. Ridotte le pene anche per i tre revisori Sanavio e Turci e Aldovisi: i primi due a otto mesi, il terzo a quattro mesi. Per gli ex contabili i giudici hanno riformulato loro l’accusa da truffa a indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato. Secondo l’accusa il partito ora guidato da Matteo Salvini ha ottenuto i rimborsi elettorali ai danni del Parlamento, tra il 2008 e il 2011, falsificando rendiconti e il bilancio.

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