Sette ergastoli e due pentiti condannati. Così come aveva chiesto il sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria Sara Amerio. Si è concluso il processo per l’omicidio di Giuseppe Canale consumato il 12 agosto 2011 a Gallico, nella periferia nord della città dello Stretto. Un delitto di ‘ndrangheta in risposta all’agguato in cui morì, nel settembre 2010, il boss Mimmo Chirico, da poco uscito dal carcere.

Al termine della camera di consiglio, il gup ha deciso di condannare al carcere a vita i mandanti, gli organizzatori e il gruppo di fuoco responsabile dell’omicidio. Fine pena mai, infatti, per Antonino Crupi (genero del boss Mimmo Chirico), Domenico Marcianò, Giuseppe Germanò, Sergio Iannò, Filippo Giordano detto “Scaramacai”, il killer Cristian Loielo, e Salvatore Callea.

Quest’ultimo, originario di Oppido Mamertina, era una sorta di broker dei killer che alle cosche di Gallico aveva fornito due sicari del vibonese, Cristian Loielo e Nicola Figliuzzi. Se il primo, con il rito abbreviato, ha preso l’ergastolo, il secondo si è pentito ed è stato condannato a 17 anni e 4 mesi di carcere grazie ai benefici per i collaboratori di giustizia di cui ha usufruito anche Diego Zappia (15 anni e 4 mesi di reclusione) che, ai pm della Dda ha confermato l’impianto accusatorio del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo.

Seicento euro subito e il resto a rate per un totale di 10 mila euro. Forse 14 mila. Tanto era stato promesso ai due killer, originari del vibonese, per sparare a Giuseppe Canale. Un agguato avvenuto in diretta e sotto le telecamere che hanno ripreso gli assassini mentre inseguivano la vittima che poi è stata finita con alcuni colpi di pistola alla testa.

Dalle indagini, inoltre, è emerso un aspetto interessante: lo scambio di killer tra famiglie di ‘ndrangheta che, in pieno giorno e a volto scoperto, sparano agli avversari delle cosche “amiche”.  Il favore dei vibonesi, infatti, secondo la ricostruzione dei carabinieri, sarebbe stato ricambiato l’anno successivo, nel 2012, quando, Sebastiano Malavenda (di Reggio Calabria) sarebbe stato assoldato sempre da Salvatore Callea per uccidere nella spiaggia di Vibo Valentia Davide Fortuna, una delle vittime della faida dei Piscopisani.

 

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