Magistratura Indipendente blinda i suoi consiglieri dentro al Consiglio superiore della magistratura, ma si ritrova isolata dentro l’Anm e perde anche Pasquale Grasso, il numero uno dell’associazione magistrati che era espressione della lista. Dopo essersi astenuto sul voto del documento a supporto dei consiglieri finiti sotto i riflettori per l’inchiesta di Perugia, votato dalla sua corrente, Grasso ha deciso di compiere un passo indietro e ha lasciato Mi: “A volte arriva un momento in cui la casa natale ci sta stretta – ha scritto in una nota domenica sera – e si rischia di litigare inutilmente pur se tutti animati dal bene della famiglia. Si iniziano a vedere le cose in modo diverso. È nella natura delle cose umane”.

Il comunicato è arrivato dopo una giornata in cui tutte le altre correnti – di sinistra e di centro – in una nota congiunta avevano accusato la lista che per anni è stata guidata da Cosimo Maria Ferri, ora deputato del Pd. Le mancate dimissioni dei tre membri del Csm in quota Mi (Corrado CartoniAntonio Criscuoli e Paolo Lepre) e la “rinnovata fiducia” nonostante siano stati confermati gli incontri (notturni, in albergo) con lo stesso Ferri e l’ex ministro Luca Lotti hanno spinto Unicost (centristi), Area (di sinistra) e Autonomia e Indipendenza (guidata da Piercamillo Davigo) a una nota congiunta che accusa Magistratura Indipendente di creare “un incidente istituzionale senza precedenti” che potrebbe condurre “all’adozione di riforme dell’Organo di autogoverno dal carattere ‘emergenziale’ con il rischio di alterarne il delicato assetto voluto dalla Costituzione a garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura senza risolvere i problemi posti dalle gravi recenti vicende”.

Per questo motivo le tre correnti chiedono di rinnovare i vertici dell’Anm che attualmente è presieduta da Grasso, fino a poche ore fa esponente di Magistratura Indipendente, che però sabato – nell’assemblea della sua associazione – si è astenuto sul documento con cui di fatto Mi ha “assolto” i suoi tre esponenti dentro il Csm, invitandoli anzi a tornare al lavoro. Per tutte le restanti correnti di Anm, insomma, Magistratura Indipendente “si assume di fronte alla magistratura ed al Paese la grave responsabilità di quanto sta accadendo” e quindi serve il prima possibile una riunione del comitato direttivo per rinnovare le cariche di vertice.

La mozione di sfiducia alla giunta guidata da Grasso sarà discussa probabilmente domenica 16 giugno dal Comitato direttivo centrale dell’Anm. Contestualmente si procederà all’elezione della nuova giunta, con tutte le correnti della toghe ad esclusione di Magistratura Indipendente. Appena qualche giorno fa l’intero parlamentino dell’Anm aveva approvato all’unanimità un documento di segno diametralmente opposto a quello di Magistratura Indipendente: si parlava di “gravissime violazioni di natura etica e deontologica” e si chiedeva ai consiglieri di lasciare il loro incarico di cui “non appaiono degni“.

E ancora prima che cominciasse la riunione, Grasso, esponente di Mi ma soprattutto presidente dell’Associazione nazionale magistrati, aveva detto che “se confermate le notizie di stampa, si tratta di una cosa gravissima” e “serve un passo indietro nella misura in cui abbiano attuato le condotte inappropriate che gli vengono attribuite”. Un segnale che evidentemente la sua corrente non ha colto, spingendolo così a lasciare la corrente.

“Unicost sta valutando con grande attenzione e preoccupazione il nuovo scenario che si è aperto con l’assemblea di Magistratura Indipendente”, ha detto il segretario corrente Mariano Sciacca. Ancora più netto il pm Eugenio Albamonte (Area): “Il deliberato di MI è sicuramente una violazione dell’accordo associativo alla base della giunta”. Albamonte definisce “tartufesca” la posizione di Magistratura Indipendente. “Sia pure a ranghi ridotti, Magistratura Indipendente aveva contribuito alla redazione del testo del Comitato direttivo centrale dell’Anm, che è stato poi votato da due suoi esponenti, uno dei quali è il presidente dell’Anm. Poi ieri ha votato un testo opposto all’unanimità. E’ una posizione quantomeno equivoca, anche perché non sconfessano nemmeno Grasso”.

Anche Sciacca evidenzia il “contrasto” tra i due deliberati e rimarca che “la posizione di Unicost resta quella espressa nel documento approvato dal Comitato direttivo centrale dell’Anm e votato anche da Magistratura Indipendente”. Si pone dunque “un problema oggettivo di valutazione della situazione politica interna all’Anm”, anche alla luce delle assemblee dei magistrati che ci sono state nei vari distretti dalle quali sono emersi “la rabbia e il turbamento dei colleghi, a cui bisogna rispondere in modo lucido”.

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