La storia che ha mandato nel caos il Consiglio superiore della magistratura “non è un caso di ordinario correntismo: stiamo parlando di una cosa inedita. Se si trattasse di accordi tra segretari di correnti sarebbe ordinario malgoverno. Ci troviamo di fronte a un tavolo al quale siedono consiglieri del Csm, ‘potenti’ di correnti, magistrati e politici. E’ un’operazione di lobbismo che non c’entra con le correnti”. A parlare così è Eugenio Albamonte, pm a Roma ed ex presidente dell’Anm. Un intervento pronunciato durante il congresso di Area, la corrente di sinistra della magistratura. Albamonte si schiera contro le varie ipotesi di riforma del Csm che circolano in questi giorni: dalla separazione delle carriere al sorteggio passando per il whistleblowing. “Il rischio – spiega Albamonte – è che questa sia occasione di rivalsa della politica sulla magistratura, e che avvenga di fatto ciò che aveva in mente chi era a quel tavolo, ossia normalizzare la magistratura, che si potrebbe realizzare cambiando il sistema normativo. Se queste riforme, come la separazione delle carriere e il sorteggio per il Csm, passeranno, ci saranno oggettive responsabilità della magistratura, di persone che con le loro condotte hanno creato l’humus favorevole su cui queste riforme attecchiscono”. Lo stesso vale per il cosiddetto whistleblowing, cioè le segnalazioni interne: “Si fanno gli esposti, non è quello che manca e non è che con la denuncia anonima si risolva più di tanto. Il Csm è pieno di segnalazioni, il rischio è creare un bel po’ di rumore di fondo“.

Albamonte è molto distante dai toni cauti e rassicuranti usciti dall’assemblea di Magistratura Indipendente, la corrente di destra, guidata per anni dal deputato Pd Cosimo Ferri, che ha ribadito nelle stesse ore la fiducia nei 3 consiglieri del Csm autosospesi dopo che è emerso degli incontri con lo stesso Ferri e con Lotti. “Se ci sono alcune nostre associazioni che hanno perso la bussola e ci sono dei ‘potenti’ che credono di poter decidere qualcosa al tavolo – dice Albamonte – c’è un elemento di gravità ulteriore. Non si tratta di dare il posto a un amico di corrente, perché se si tratta di dividere i posti l’interlocutore politico non serve. La mia preoccupazione è che a quel tavolo si tentasse di riscrivere la geografia giudiziaria del Paese, rimpiazzare i procuratori in modo da avere un esercizio della giurisdizione più compatibile con le esigenze della politica“. “E’ una cosa molto grave – conclude – che Cascini ha descritto molto efficacemente quando ha parlato di P2, e se dovessero querelarlo, sono pronto ad essere querelato anch’io”.

Prima delle decisioni di Magistratura Indipendente (che ha respinto ogni ipotesi di dimissioni dei suoi consiglieri al Csm) al congresso di Area aveva parlato anche l’ex ministro e presidente emerito della Consulta Giovanni Maria Flick, che aveva criticato “l’autosospensione” (“ci si può dimettere o si può essere sospesi, se mai, in conseguenza dell’iter disciplinare”), ma soprattutto aveva sottolineato che non è necessaria la contestazione di un reato per un passo indietro. “Non basta che il magistrato non sia corrotto, deve anche essere corretto – spiega, con un gioco di parole – e non diamo la sensazione di trasformare l’abuso d’ufficio in un ufficio di abusi”. “La vicenda di cui parliamo oggi – ha aggiunto ancora – produce effetti straordinariamente gravi per l’autonomia e l’indipendenza dell’ordine giudiziario” perché, insiste, “il ruolo e lo status dei responsabili arrecano un vulnus gravissimo alla fiducia dei cittadini verso un ordine dello Stato”.

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