Dovessimo prendere alla lettera le parole del ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, il futuro delle Grandi Navi a Venezia sarebbe già segnato. Non andranno a Porto Marghera (“Questa ipotesi non esiste”), attraverso il Canale dei Petroli e poi a Marittima attraverso il canale Vittorio Emanuele, come vorrebbero il sindaco Luigi Brugnaro, il governatore Luca Zaia e il prefetto Vittorio Zappalorto. E neppure a Malamocco, per “ragioni ambientali”. La scelta potrebbe cadere su Lido San Nicolò e solo in seconda battuta su Chioggia, dove però bisogna scavare tutto il porto e lo stesso sindaco Cinquestelle è contrario.

Da quando la nave “Opera” è andata a schiantarsi contro una houseboat a San Basilio, il ministro ha cominciato a disseminare qua e là segnali, per indicare la rotta che intende seguire e, soprattutto, per allontanare le accuse di immobilismo. Adesso ha annunciato che farà un sopralluogo a Venezia per rendersi conto dello stato dei luoghi, dei problemi e, sul campo, delle soluzioni possibili. In città si annuncia un week end caldo perché il Comitato No Grandi Navi ha indetto per oggi una manifestazione alle Zattere, con inizio alle 16. La posizione degli ambientalisti è quella di tenere le navi fuori dalla Laguna, simile a quella del ministro che ipotizza di tenerle “ai margini” dell’ecosistema veneziano, per ridurre quanto più l’impatto ambientale. Vediamo quali sono le principali ipotesi sul tappeto (in realtà i progetti depositati negli ultimi anni sono 13).

Lido di Venezia – Far attraccare le navi sulla lunga isola che delimita la Laguna dall’Adriatico è un’idea che raccoglie uno dei progetti su cui sembra puntare il ministero. Prevede la creazione di un terminal sul lato scogliera che delimita la bocca di porto di San Nicolò. La creazione di una “lunata” (barriera di scogli) consentirebbe di realizzare otto accosti per grandi navi. Costo: almeno 450 milioni di euro (con una quantificazione che appare sottostimata secondo le autorità portuali). Tempo di realizzazione: undici anni. Punto di forza: non è in Laguna. Controindicazioni: l’impatto sul Lido e il fatto che una struttura in mare potrebbe avere problemi di attracco e sbarco passeggeri in sicurezza.

Lido bis – Venice Cruise 2.0 – E’ una proposta di privati, una variante del Lido. Ha come sponsor Cesare De Piccoli, ex sottosegretario del governo Prodi-bis, con la società Duferco. E’ l’unico progetto che ha già la valutazione d’impatto ambientale positiva e per questo viene caldeggiato dai No-navi. Prevede un approdo per quattro grandi navi da crociera a 250 metri dalla riva. Il trasporto a Venezia dei crocieristi avverrebbe con una motonave eco-compatibile a catamarano e propulsione elettrica. Costo: 127 milioni di euro. Tempo: 26 mesi. Punto di forza: è fuori dalla Laguna e ha già la Via approvata. Controindicazioni: essendo in mare ha i problemi di attracco dell’ipotesi precedente.

Chioggia – E’ la seconda ipotesi su cui sembra puntare il Ministero (ma il sindaco pentastellato Alessandro Ferro è contrario), anche se la città è molto lontana da Venezia. Il porto c’è già, ma si dovrebbero scavare 6 milioni di metri cubi, per renderlo accessibile alle grandi navi. Inoltre, va realizzato un terminal adeguato. Previsto l’attracco di quattro grandi navi nell’attuale terminal merci. Costo: il progetto in sé è di 232 milioni di euro, ma con gli interventi su tutto il sistema di collegamento (strada e ferrovia con Venezia) si moltiplicherebbe la cifra di quattro volte. Tempi: sei anni e mezzo. Punto di forza: è ai margini della Laguna. Controindicazioni: innanzitutto la distanza, con problemi di collegamento con Venezia, che sarebbe lungo e da ingorgo perenne lungo la strada Romea; la futura presenza nel porto di Chioggia di un enorme deposito Gpl, contro la cui realizzazione si sta battendo la città.

Malamocco – Questa è l’ipotesi che il Provveditore alle opere pubbliche, Roberto Linetti, ha scartato per ragioni ambientali. E quindi anche il ministro. Riguarda la bocca di porta di Malamocco dove sul versante di Pellestrina è stata realizzata una colata di cemento utilizzata per fabbricare i cassoni di supporto del Mose. Smantellarla costa moltissimo, di qui l’idea di riconvertirla in approdo per le navi. Costo:un miliardo di euro. Tempi: sette anni e mezzo. Punto di forza: è fuori dalla Laguna. Controindicazioni: mancanza di collegamenti per chi deve raggiungere il terminal, aumento del traffico marittimo interno per portare i crocieristi in centro storico.

Porto Marghera-Marittima – Prevede la realizzazione di un terminal nell’area industriale di Porto Marghera (per cinque navi) dove, attraverso il Canale dei Petroli (già attivo), passerebbero le navi più grandi. Le navi sotto le 96 mila tonnellate continuerebbero il percorso fino ad arrivare nell’attuale terminal di Marittima, a Venezia. E’ necessario scavare il Canale Vittorio Emanuele III, in disuso da anni, i cui fondali sono troppo bassi, con movimentazione prevista dai 5 ai 7 milioni di metri cubi di fanghi. Questo è il progetto sponsorizzato da Comune di Venezia e Regione Veneto, ma contrastato dal ministro Toninelli. Costo: il Comitatone che nel 2017 indicò questa come la soluzione migliore, non quantificò la spesa; per il solo terminal di Marghera sono previsti 63 milioni di euro. Tempi: 3-4 anni, con l’incognita dei tempi per progetti e valutazioni ambientali. Punto di forza: le navi più grandi non vanno più in centro storico, ma a Marghera; il punto di forza per le compagnie è che le navi medio-grandi continuano ad arrivare a Venezia. Controindicazioni: non si arresta l’arrivo in centro storico e si mescola il traffico turistico con quello commerciale a Marghera, dove attraccano le petroliere.

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