Il contratto di governo parla chiaro: dell’esecutivo M5s-Lega non possono fare parte condannati, anche in primo grado, per il reato di peculato. Esattamente la stessa situazione in cui rischia di trovarsi Edoardo Rixi da giovedì prossimo. Nonostante tutto, però, la Lega batte i punti sul tavolo. E blinda il sottosegretario ai Trasporti: anche in caso di sentenza sfavorevole, rimarrà al suo posto.

“L’eventuale condanna di Rixi? Intanto ci auguriamo qualcosa di positivo, dovesse arrivare qualcosa di diverso abbiamo già detto che Rixi sta al suo posto. La Lega ha deciso”, dice Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato. In questo modo, però, il Carroccio violerebbe il contratto di governo. Lo stesso contratto al quale si è appellato più volte Matteo Salvini nelle ore successive al successo elettorale delle europee: “Conto di riprenderlo in mano da domani mattina e applicare tutti i temi  che sono rimasti in sospeso: la riduzione delle tasse, l’autonomia, il decreto sicurezza, le grandi opere bloccate, il decreto sblocca cantiere”. In pratica la Lega vuole applicare il contratto quando si parla di grandi opere e autonomia, ma poi vuole violarlo quando si tratta di sottosegretari condannati. “Non parlo del domani, parlo dell’oggi, lasciamo che i giudici facciano il loro lavoro”, risponde il ministro dell’Interno a chi gli chiede del caso Rixi. 

I 5 stelle, però, promettono l’ennesima battaglia. “Non cambiamo linea: se condannato, per noi Rixi è fuori. In questo Di Maio ieri è stato chiaro, il M5S non si snatura e anche il contratto con la Lega ci da ragione perché saremmo favanti a una condanna”, fanno sapere fonti del Movimento citando le parole del capo politico, che ieri sul sottosegretario si è limitato a chiedere “il rispetto del contratto del governo“. Il sottosegretario Stefano Buffagni è più netto: “Sono da sempre garantista e mi auguro che Rixi venga assolto. Se, però, questo non dovesse accadere voglio ricordare ai nostri alleati che c’è un contratto di Governo da rispettare dove c’è scritto chiaramente cosa si deve fare. Se non lo vogliono rispettare e farlo saltare lo dicano chiaramente e se ne assumano la piena responsabilità”. “In caso di condanna Rixi deve lasciare, così come ha lasciato Armando Siri”, dice il senatore M5s Gianluigi Paragone.

Il giorno della verità è fissato per prossimo 30 maggio, quando il tribunale di Genova emetterà la sentenza per i 19 imputati del processo per le “spese pazze” in Regione Liguria. Tra questi, appunto, anche il sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti. Il procuratore aggiunto Francesco Pinto ha chiesto per l’esponente della Lega 3 anni e 4 mesi. Nel caso in cui i giudici dovessero dare ragione all’accusa, si verificherebbe proprio uno dei punti previsti dal Codice etico dei membri del Governo, contenuto dal contratto siglato tra Salvini e Luigi Di Maio alla vigilia della nascita dell’esecutivo. A pagina 8 del contratto c’è scritto che “non possono entrare a far parte del governo soggetti che abbiano riportato condanne penali, anche non definitive, per i reati dolosi di cui all’articolo 7 del decreto legislativo 31 dicembre 2012, n.235 (legge “Severino”), nonché per i reati di riciclaggio, auto-riciclaggio e falso in bilancio”. Tra i reati previsti dalla legge Severino c’è anche quello disciplinato dall’articolo 314 del codice penale: il peculato. Lo stesso di cui deve rispondere Rixi, finito nei guai per il suo vecchio ruolo di capogruppo della Lega. in consiglio regionale della Liguria.

Per l’accusa sarebbero ingiustificati i 97mila euro usati dal gruppo e rimborsati in quanto spese istituzionali. Nell’elenco  ci sono sono infatti viaggi in montagna, gite fuoriporta nei week end e una mangiata di ostriche al Cafè de Turin di Nizza. Persino 600 euro spesi in un’armeria  e rimborsati – come tutto il resto – con fondi pubblici. “È evidente che come capogruppo rispondo di tutte le spese del gruppo indipendentemente da chi le ha effettuate. Se ci sono stati errori li abbiamo fatti in buona fede e in un contesto di scarsa chiarezza normativa. Abbiamo spiegato tutto nelle memorie che abbiamo consegnato al pm quando siamo stati interrogati”, si era giustificato il leghista con il Secolo XIX quand’era scoppiata l’inchiesta. E i 600 euro spesi in un’armeria a cosa era serviti? “Fumogeni comprati per una manifestazione a sostegno dei tassisti”, spiegava il futuro sottosegretario. Perché i fumogeni per i tassisti debbano pagarli i cittadini, però, non è dato sapere.

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