L’importanza delle apparizioni pubbliche sui territori il M5S la conosce bene, prima di Salvini.

Ricordiamo che quando il M5S fece il primo boom nel 2013 veniva dallo tsunami tour di Grillo. Al referendum costituzionale vinto ci fu il tour estivo di Di Battista lungo le coste. Alle elezioni del 2018 Di Maio fece il cosiddetto “Rally”, una marea di tappe in tutta Italia. Alle Europee invece il M5S non ha fatto un vero e proprio tour, ma singoli eventi, principalmente piccoli e poco pubblicizzati, con candidati o esponenti poco noti non in grado di attrarre pubblico.

Tutto questo sicuramente ha influito sul risultato delle europee e pone il dilemma: meglio governare e fare le cose perdendo i consensi, oppure continuare a fare campagna elettorale a scapito della presenza nei ministeri e della realizzazione del programma? Le opinioni sono divergenti. Il politico preferisce lavorare. Il comunicatore invece sa che la comunicazione vuole tutto, non ammette mezze misure.

Cosa fare adesso?

La soluzione è più semplice rispetto al dilemma di sopra. Se Salvini vuole più spazio nel governo per portare avanti le sue proposte, se fossi il M5S, glielo lascerei. Sia per la portata del consenso che ha raccolto alle elezioni di domenica, quindi è politicamente giusto farlo, sia perché lasciarlo governare conviene al M5S in termini di consenso. Dunque è giusto anche dal punto di vista della comunicazione.

Questo è l’unico modo di fermare Salvini: farlo governare. Lasciandolo governare si logorerà, come tutti.

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