Nove punti di distacco che segnano una sconfitta pesantissima. Tanto da indurre il premier Alexis Tsipras a chiedere al presidente della Repubblica Prokopis Pavlopoulos di andare a elezioni anticipate – probabilmente il 30 giugno – dopo il secondo round di domenica delle elezioni locali e regionali. Syriza arriva seconda alle elezioni in Grecia col 27%, battuta dai conservatori di Nuova Democrazia – che all’Europarlamento siedono nel Ppe – in testa al 34%. Arretra la formazione di estrema destra Alba Dorata, che si attesta al 6%. Nel 2014 Syriza aveva ottenuto 6 seggi (26,57%), Nuova Democrazia 5 (22,72%), Alba Dorata 3 (9,39%). Le elezioni avrebbero dovuto tenersi a ottobre.

Il voto di oggi potrebbe chiudere la parabola di Tsipras, iniziata 4 anni fa quando fu chiamato a risollevare un Paese al collasso economico. Parlando fuori dal quartier generale del partito ad Atene, il premier è stato lapidario. Queste elezioni dovevano essere un voto di fiducia sul suo governo, “ma i risultati non sono stati all’altezza delle nostre aspettative“. Tanto da costringere Tsipras all’extrema ratio: chiedere al presidente della Repubblica di convocare elezioni politiche anticipate, rispetto alla data programmata di ottobre.

Uno scenario di segno opposto per il premier rispetto a quello dell’autunno 2015, quando Tsipras stravinse le elezioni con oltre il 35%, sulle macerie di un paese prossimo al fallimento dopo decenni di politiche di bilancio sconsiderate, una disoccupazione alle stelle e la stretta soffocante dei creditori internazionali, a partire dall’Fmi. Da quel momento Tsipras smise i panni del leader radicale ed iniziò un faticoso cammino di risanamento, fatto di riforme lacrime e sangue, accettando i diktat delle istituzioni europee, al prezzo di un grande malcontento sociale, ma con il risultato di far uscire il paese dalle secche. Adesso però, Atene si appresta a voltare nuovamente pagina. Riportando al potere quella Nea Dimokratia che fece precipitare la Grecia nel precipizio, truccando i bilanci.