Riduce la forbice di distacco dall’avversario rispetto alla tornata del 2014, ma per la seconda volta alle europee il partito di Marine Le Pen è primo. Secondo gli exit poll la leader del Rassemblement national batte il partito della maggioranza, La Republique en Marche del presidente Emmanuel Macron. Se nel 2014, con il 24,86% dei voti, aveva dato il via al tracollo di Francois Hollande, stavolta il distacco è più contenuto (23%-24,2% contro 21,9-22,5%) ma per la leader dell’estrema destra è la grande rivincita dopo la cocente sconfitta alle presidenziali. E a urne ancora aperte rivendica già la vittoria e chiede la testa della maggioranza: “Chiediamo questa sera lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale“. Dal fronte di En Marche interviene invece il premier francese, Edouard Philippe, che ha detto di “accogliere con umiltà” i risultati. “Quando arrivi secondo a un’elezione, non puoi dire che hai vinto”, ha proseguito, aggiungendo: “Da domani sarà al lavoro per proseguire il progetto del presidente e della maggioranza”.

Il panorama politico della Francia, che ha fatto segnare un picco storico di partecipazione con un’affluenza al 52% (quasi il 10% in più rispetto al 2014, un record dal 1994), appare profondamente modificato: la sconfitta di Macron è più nella sostanza che nei numeri, avendo il presidente stesso scommesso molto della sua prima parte di mandato sulla sua visione di Europa, a cominciare dal discorso della Sorbona del settembre 2017. Sua la polarizzazione fra populisti-nazionalisti e progressisti, sua l’insistenza sull’obiettivo prioritario di battere Le Pen come punto di riferimento delle forze sovraniste. Risultato opposto anche nella scelta dei due capolista: il ventitreenne Jordan Bardella per il RN, sempre sicuro di sé nonostante la giovane età, l’ex ministra Nathalie Loiseau per Macron, una scelta poco convincente fin dall’inizio.

Sul podio, la sorpresa più grande di queste europee francesi, i Verdi, che scavalcano la deludente destra dei Republicains e che con il voto giovane andato in massa ad un personaggio come Yannick Yadot diventano terza forza, quasi al 13%. E pongono la loro candidatura come nuova guida della gauche, che non affonda: se grande è l’amarezza dei seguaci di Jean-Luc Melenchon (La France Insoumise) – passati da terza forza alle presidenziali al rischio di non prendere seggi in Europa (6-7%) – si segnala l’inversione di tendenza dei socialisti: l’ex partito di Hollande arriva anche lui al 6-7%, grazie anche all’alleanza con il nuovo Place Publique di Raphael Glucksmann.

Se l’estrema destra festeggia e chiede la testa della maggioranza, i conservatori tradizionali – ex neogollisti – non sembrano in grado di arrestare il loro declino: i Republicains sono stati scavalcati al loro terzo posto degli ultimi anni dai Verdi e si fermano all’8,3%. Per Laurent Wauquiez, il segretario che ha diviso da subito il movimento, non sembra esserci futuro.
“Oggi ha vinto il popolo, che si è ripreso il potere”, ha esultato Marine Le Pen, che soltanto due anni fa, proprio in questi giorni, sembrava definitivamente ko dopo essere stata personalmente sconfitta da Macron in un dibattito tv che è rimasto nella mente di tutti i francesi. Da quelle ceneri, la Le Pen – contro le previsioni – ha saputo rilanciare il partito. Per Macron, dicono stasera diversi analisti, “sconfitta contenuta”. Anzi, l’Eliseo ha fatto notare che “mai nessun partito al potere aveva fatto segnare uno score così alto alle europee”. E, se decidesse di ripresentarsi nel 2022, l’avversario sarebbe ideale: di nuovo e sempre Marine Le Pen.

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